“Nessuno si salva da solo”, ma i migranti?

La “scuola” italiana e la risposta di Malta e Tripoli.

“L’Alan Kurdi, nave della Ong tedesca SIAI, il sei aprile scorso ha soccorso nel Mediterraneo centrale 156 persone. Adesso la nave si trova da dieci giorni in mare perché non viene accordato il porto di sbarco” – racconta Luca Casarini, attivista di Meditteranea, nell’ultima diretta dei Siciliani- “Sull’Alan Kurdi che si trova a 21 miglia da Palermo, c’è stato un tentativo di suicidio giovedì notte. La situazione è ingestibile perché si ritrovano a convivere a stretto contatto ben 146 persone, stanno tutti molto male, nonostante le difficoltà Musumeci non ha ancora messo a disposizione la nave per la quarantena”, eppure la Repubblica scrive venerdì diciassette che i rifugiati sono stati trasferiti sul traghetto Rubattino della Tirrenia, tramite l’intervento della Protezione Civile e della Regione Sicilia. Passati quattordici giorni, i migranti verranno smistati nei diversi paesi europei. Anche il sindaco di Palermo ha speso delle parole a favore dell’accoglienza delle persone a bordo.

Ma il traghetto Rubattino sembra essere davvero “capiente”: “A bordo dell’Aita Mari, nave basca dell’organizzazione salvamento marittimo umanitario, ci sono trentanove persone”- l’Ansa comunica che proprio in queste ore sta avvenendo il trasferimento dei migranti presso il Rubattino- “Malta avrebbe dovuto coordinare le operazioni ma ha rifiutato qualsiasi richiesta dell’Aita Mari dicendo “Noi non possiamo perché abbiamo già il Covid19”, di fatto utilizzando la stessa scusa del governo italiano dichiarando i porti non sicuri.”

Ma ancora fuori dall’Alan Kurdi e dall’Aita Mari si contano i morti in mare: “Dodici persone sono decedute, cinquantaquattro sopravvissute e poi deportate a Tripoli, Malta ha agito illegalmente favorendo il trasferimento in Libia dei migranti. Questa non è la prima che Malta agisce da criminale, infatti è prassi: le persone tentano di scappare dai centri di detenzione libici per raggiungere le coste europee, non vengono soccorse per più tempo possibile dalle autorità competenti che ne sono a conoscenza. A questo punto interviene o la società civile se può, oppure Malta respingendo e portando in Libia chi è scappato da guerre e torture” afferma Casarini.

“L’ipocrisia del governo italiano si intravede nelle parole della ministra De Micheli: “Sappiamo tutto quello che succede nel Mediterraneo, nessuno si gira dall’altra parte. Soccorriamo tutti”, al contempo però i migranti continuano a restare in mare, compresi gli equipaggi. Gli accadimenti di Pasqua dimostrano che il Mediterraneo è una jungla: si violano continuamente le convenzioni internazionali e non si rispettano né la dignità né i diritti umani, attraverso questa sistematica omissione di soccorso e deportazione in Libia”- continua Casarini- “ Il nuovo decreto è un pretesto per negare soccorso a chi ne ha bisogno e quindi le persone o restano in Libia o muoiono. L’Italia è diventata un modello da imitare per Tripoli che per la prima volta non ha “accolto” le sue motovedette con duecentottanta persone a bordo dichiarando il proprio porto inaccessibile.”

Conclude Casarini: “Si tratta dell’ennesimo atto criminale a discapito dei migranti, mentre applaudivano Papa Francesco, morivano dodici persone in mare e altre cinquantaquattro venivano deportate, tra cui bambini, la più piccola aveva due anni.”

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