Una nuova vita a Crotone

L’esperienza di Orlando Amodeo, un medico che ama il suo lavoro.

 “Il centro di accoglienza di Crotone è nato per coincidenze fortuite il due giugno del’ 98, quando gli immigrati non provenivano dalla Libia, ma dalla Turchia e dall’Egitto. All’epoca non era possibile realizzare un centro d’accoglienza perché non c’erano le leggi apposite. Le nostre palestre erano piene di immigrati che dal mare venivano trasferiti lì all’inizio. Con gli anni il centro è diventato punto di riferimento per migranti e per la protezione civile” spiega Orlando Amodeo, ex primo dirigente medico della polizia, dal’93 ha soccorso più di duecento mila persone.

“Abbiamo ospitato all’incirca millecinquecento/duemila persone al giorno nel corso degli anni. I rifugiati sbarcano a Pozzallo o a Lampedusa e poi vengono portati a Crotone. Più di cinquanta nazionalità convivono nel centro: dallo Sri Lanka, al Medioriente a tutta l’Africa” dice Amodeo.

“Chi arriva è in condizioni pessime, specialmente le donne. Molti uomini hanno arti amputati o ferite da armi da fuoco. Invece il 90% delle donne aspetta un bambino, alcune hanno un marito, ma molte no. In Libia spesso sono vittime o di violenza sessuale o vengono fatte prostituire, subendo ogni tipo di sopruso che una donna possa ricevere”- afferma Amodeo- “Noi cerchiamo di assisterle a livello fisico e medico, ma soprattutto forniamo un supporto psicologico. Queste persone non hanno bisogno solo di psicologi o medici, ma di qualcuno che tenga loro la mano. Quando li accarezzo sul viso mi sorridono perché avevano dimenticato cosa fosse l’affetto.”

Ciascun migrante ha una storia differente e un viaggio travagliato alle spalle, al quale in pochi sopravvivono. Non sono solo numeri: “Mi è rimasto particolarmente impressa l’esperienza di una donna sola incinta, di qualche giorno fa. Nonostante il virus le accompagniamo per le visite, per fare il tracciato. Spesso ci sono fraintendimenti: capita che noi medici non capiamo bene la loro lingua, spesso non sono chiare le dinamiche della gravidanza. E vista l’emergenza sanitaria, i controlli vengono fatti velocemente ed è più facile sbagliare. Pensavamo che avrebbe partorito tra un mese, invece la sera stessa sono stato richiamato dal centro perché le si erano rotte le acque. L’ho poggiata su una coperta pulita e poi ho lasciato che la natura facesse il suo corso. Dopo un quarto d’ora è nato il bambino, tenerlo tra le tue mani mentre piange per la prima volta è un’emozione incredibile. Mi sono affezionato molto, è come un nipotino per me, spesso mi vengono a trovare.”

E dati gli sbarchi di queste ultime settimane, il centro di Crotone ha accolto altri migranti, ma con le giuste precauzioni: “Il ventidue di marzo un gommone è arrivato a Crotone. Hanno trascorso la quarantena in un luogo apposito per evitare contagi perché purtroppo il virus in Grecia c’è. Dopo ventuno giorni sono stati trasferiti al centro d’accoglienza. Io tengo fede al giuramento di Ippocrate: non distinguo italiani e migranti, ma cerco di proteggere tutti.”

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