“A noi non ci pensate mai”

“Durante questi mesi di stallo non ce la siamo sentita di organizzare piattaforme streaming o alternative alla classica proiezione in sala, oramai ci siamo rassegnati: il nostro futuro non è più nelle nostre mani. La realtà al momento è questa: non riceviamo aiuti da mesi e quelli promessi non bastano.”

L’anima di Forcella si chiama Annalisa

«Quando morì Annalisa ci fu un clamore tale che tutti si sentirono spinti ad occuparsi del tema e a dare una mano, per dare una giustizia non solo giudiziaria ma anche sociale in risposta al dolore del padre di Annalisa – racconta Pino – Il dolore di Giannino è stato il motore dell’associazione e di tante cose che ci sono state nel quartiere. Se lui non si fosse spinto così tanto nel cercare a tutti i costi di non gettare la spugna, di non arrendersi, di non scappare, e valorizzare invece il ricordo della figlia, le istituzioni non sarebbero state stimolate al punto da aprire una scuola intitolata ad Annalisa nel quartiere e ad aprire gli spazi recuperati dall’abbandono».

Il cavallo di Santiago

La differenza tra quiltros e cuicos <<una tensione di classe che riconosco nella letteratura, non è superata. Al contrario, oggi più che mai, le contraddizioni del capitalismo sono in crisi. Per questo è scoppiata la rivolta nel 2019: sono le braccia del popolo, sfinite nel sostenere la piramide sociale, che usano la loro energia per costruire qualcosa di nuovo, a partire da un cambio radicale, dal disordine, dal caos>> ragiona Uribe.

E luce fu

Ovviamente Villari, Puglisi, Deodati, Odevaine e tutti gli altri sono innocenti fino a condanna definitiva in primo, in secondo e terzo grado e magari davanti alla Suprema Corte Europea. Ma possiamo dire, sommessamente e con tutto il garantismo possibile, che noi fra i nostri firmatari questi signori e i loro conoscenti, parenti, amici e persino vicini di pianerottolo preferiremmo non averli?

“I sogni non pagano l’affitto”

Solo il 64,9% di giovani in Italia (Eurostat 2019) trova lavoro a tre anni dalla laurea, la media europea è dell’85%; ma per quei pochi che riescono, la strada è solo in salita e non è detto nemmeno coincida col percorso di studi affrontato

Giorno dopo giorno

“Per me e chi soffre della mia stessa patologia indossare la mascherina non è una novità: io la utilizzavo anche prima, ad esempio quando andavo in un centro commerciale o semplicemente quando mi facevo visitare dai dottori in ospedale”- continua Giada-“ Prima che scoppiasse la pandemia venivo vista di malocchio da chi non conosceva la mia malattia, in molti si chiedevano come mai portassi la mascherina, pensavano erroneamente che fossi io l’untrice. Avevano paura che li potessi contagiare, in realtà è esattamente l’opposto, infatti anche prima dovevo mantenere un minimo di distanza rispetto ai miei amici e ai miei contatti in generale.”

L’Agenzia delle arance marce

Il triste epilogo è che sta vincendo la mafia. Nonostante i processi, le sentenze, le confische, la “roba” accaparrata con la violenza, con il traffico di stupefacenti  e corrompendo pezzi dello stato per ottenere favori e appalti sta rimanendo nelle mani dei mafiosi. O sta restando abbandonata.

100.811

Proviamo a dare i numeri. 153.147 furono i civili deceduti durante la seconda guerra mondiale nel nostro Paese. 470 sono i morti sparpagliati negli anni “di piombo” tra il ‘69 e l’84. La città italiana di Lecce conta 93.679 abitanti; Novara 102.144. All’Olympiastadion, il giorno della finale dei Mondiali del 2006, a gridare c’erano 69.000 tifosi. Infine, su una Freccia Milano-Roma, ci sono 574 posti a sedere.