Weekend col blog

“Ho pensato che sarebbe stato bello raccontare la nostra isola agli stessi siciliani, dando risalto così alle strutture al momento in fortissima difficoltà: creiamo una rete e ci sosteniamo a vicenda.”

Lentini: la nobile famiglia De’ Rifiuti

“A Lentini ci dobbiamo sopportare i rifiuti di duecentoquaranta comuni siciliani: è inconcepibile, soprattutto dopo la scoperta della cattiva gestione dei Leonardi.” racconta Maria Adagio, attivista del comitato “Coordinamento per il territorio contro la discarica di Armicci e Bonvicino”. “Ci auguriamo che si indaghi sui veri colpevoli, perché noi sosteniamo da sempre che sia stata la politica a creare una situazione di emergenza tale da rendere indispensabile la creazione di questa mega discarica.”

Il boss della Munnizza

“L’inchiesta giudiziaria sta svelando delle trame che non possono essere ignorate e non solo per la compromissione con pezzi organici di Cosa Nostra, ma anche per il modo in cui la raccolta dei rifiuti veniva gestita: massimizzare i profitti smaltendo frigoriferi, copertoni ed organico.” – continua il presidente della commissione – “Se si chiede l’autorizzazione per una discarica che da sola deve rappresentare il triplo di quanto produce tutta la Sicilia come rifiuti in un anno, non tenere conto di questo pregresso significherebbe assumere un comportamento irresponsabile.  Quindi, andare il sette luglio ad una conferenza di servizi per approvare la nuova discarica è impensabile.”

Tra le sbarre delle Rsa

 “L’Rsa di cui parlo si è vantata di essere stata immune al virus, ma si sospetta che alcuni pazienti siano deceduti proprio a causa del Covid-19, tuttavia nessuno l’ha mai ammesso, tutto pur di salvaguardare la loro eccellenza ”- continua Ambra- “Eppure noi non l’abbiamo mai riscontrata. Pur essendo una struttura privata noi parenti portiamo i medicinali. I pazienti sono abbandonati nella sala principale su poltroncine, non certo comode, stanno con la testa inclinata, appoggiati al muro. Alcuni parenti dei ricoverati hanno notato che a distanza di tre giorni le condizioni dei propri genitori erano pietose, erano irriconoscibili, sembravano stare meglio a casa.”

Sotto il cielo di Parigi

“I francesi all’inizio della pandemia non erano allarmati, i miei amici mi dicevano, “Dai ma è solo un’influenza, colpisce di più gli anziani e gli immunodepressi”, come se questi non appartenessero al genere umano”- commenta Maria Agata con ironia- “ Dall’undici maggio siamo di nuovo liberi, le università e le scuole sono aperte, la maggior parte di bar e ristoranti altrettanto. Io sto lavorando pure come baby sitter, insomma siamo tornati alla normalità solo che adesso quando siamo per strada indossiamo mascherine e guanti.”

Il fiume dei cancri

“Il nostro virus c’è da sempre e non parlo del Covid-19, ma del cancro che esiste da ben dieci anni. Io ed altre compagne seguiamo piccoli pazienti oncologici, proprio in questi giorni abbiamo saputo di un bambino di due mesi. Sembra che i morti per danno ambientale siano diventati solo numeri”- proprio come i deceduti per Corona virus- “ Noi cittadini dobbiamo farci forza, abbiamo un ruolo importante, dobbiamo avvalerci dell’uso delle leggi che parlano di Eco reato, introdotte nel nostro codice penale nel 2015, contro il volere di Confindustria.”

Le fasi spagnole contro il virus

Se sei per strada noti due diverse reazioni al virus: “Si passa dal sentire bambini che piangono dicendo “Mamma, c’è il virus, ho paura di uscire” ai ragazzini, più lascivi che organizzano partite di calcio e, segnato un gol, non rinunciano a battersi il cinque tra loro”- dice Delfino- “ Barcellona è grandissima, accoglie tantissime etnie diverse, ma, come accade in ogni casa, ciascuno ha le proprie abitudini, modo di pensare quindi è difficile essere tutti d’accordo e agire allo stesso modo. C’è chi porta la mascherina e chi no, sono scelte personali.”

Prove napoletane di sommovimento

La quarantena e le misure di contenimento imposte ai cittadini sono elementi che vanno a sommarsi alle profonde diseguaglianza già esistenti, seppure generalmente ignorate ed occultate. Le iniziative solidali di città come Napoli hanno avuto questo come principale merito, restituire visibilità a coloro di cui questo paese colpevolmente si dimentica. Ora, che lentamente torniamo alla quotidianità, è tempo di chiederci cosa possiamo fare affinché chi vive ai margini della società non sia condannato all’invisibilità. Oltre ad offrire tutto il supporto materiale, è tempo di pianificare ma senza essere ingenui.

La chiamata alle armi

“Sono stato chiamato per l’emergenza, così ho risposto subito e prontamente. Certo all’inizio di questa avventura avevo molta, all’università dovevamo svolgere parecchie ore di tirocinio, ma vivere in prima persona un’emergenza sanitaria mondiale è tutt’altra cosa. Varcata la soglia dell’ospedale avrei avuto delle responsabilità enormi”- dice Davide- “ Tornato a casa temevo di infettare la mia famiglia, è una sensazione terribile, ti senti sporco e perciò cerchi di ricostruire ogni singolo movimento e gesto fatto durante il turno. Ti chiedi cosa hai toccato pur prendendo tutte le precauzioni possibili, infatti indossiamo sempre mascherina e guanti.”

Ciò che conta è laurearsi, non importa come

“Ti laurei lì, senza poter scambiare né auguri né saluti con altri, ma l’emozione è sempre la stessa.” La laurea è un traguardo indimenticabile; segna la fine di un percorso complicato, fatto da aspettative da non deludere e da esami da macinare se si vuole essere “in tempo”. Tuttavia, quello stesso percorso, ora non è più in grado di garantire il lavoro dei sogni una volta riposta la corona d’alloro. Negli ultimi anni, infatti, così come riportato dal Corriere della Sera, è cresciuto il numero di studenti italiani sempre più insoddisfatti dai loro studi; il 10% ha anche ammesso di soffrire di depressione.