Sotto il cielo di Parigi

“I francesi all’inizio della pandemia non erano allarmati, i miei amici mi dicevano, “Dai ma è solo un’influenza, colpisce di più gli anziani e gli immunodepressi”, come se questi non appartenessero al genere umano”- commenta Maria Agata con ironia- “ Dall’undici maggio siamo di nuovo liberi, le università e le scuole sono aperte, la maggior parte di bar e ristoranti altrettanto. Io sto lavorando pure come baby sitter, insomma siamo tornati alla normalità solo che adesso quando siamo per strada indossiamo mascherine e guanti.”

Il fiume dei cancri

“Il nostro virus c’è da sempre e non parlo del Covid-19, ma del cancro che esiste da ben dieci anni. Io ed altre compagne seguiamo piccoli pazienti oncologici, proprio in questi giorni abbiamo saputo di un bambino di due mesi. Sembra che i morti per danno ambientale siano diventati solo numeri”- proprio come i deceduti per Corona virus- “ Noi cittadini dobbiamo farci forza, abbiamo un ruolo importante, dobbiamo avvalerci dell’uso delle leggi che parlano di Eco reato, introdotte nel nostro codice penale nel 2015, contro il volere di Confindustria.”

Le fasi spagnole contro il virus

Se sei per strada noti due diverse reazioni al virus: “Si passa dal sentire bambini che piangono dicendo “Mamma, c’è il virus, ho paura di uscire” ai ragazzini, più lascivi che organizzano partite di calcio e, segnato un gol, non rinunciano a battersi il cinque tra loro”- dice Delfino- “ Barcellona è grandissima, accoglie tantissime etnie diverse, ma, come accade in ogni casa, ciascuno ha le proprie abitudini, modo di pensare quindi è difficile essere tutti d’accordo e agire allo stesso modo. C’è chi porta la mascherina e chi no, sono scelte personali.”

Prove napoletane di sommovimento

La quarantena e le misure di contenimento imposte ai cittadini sono elementi che vanno a sommarsi alle profonde diseguaglianza già esistenti, seppure generalmente ignorate ed occultate. Le iniziative solidali di città come Napoli hanno avuto questo come principale merito, restituire visibilità a coloro di cui questo paese colpevolmente si dimentica. Ora, che lentamente torniamo alla quotidianità, è tempo di chiederci cosa possiamo fare affinché chi vive ai margini della società non sia condannato all’invisibilità. Oltre ad offrire tutto il supporto materiale, è tempo di pianificare ma senza essere ingenui.

La chiamata alle armi

“Sono stato chiamato per l’emergenza, così ho risposto subito e prontamente. Certo all’inizio di questa avventura avevo molta, all’università dovevamo svolgere parecchie ore di tirocinio, ma vivere in prima persona un’emergenza sanitaria mondiale è tutt’altra cosa. Varcata la soglia dell’ospedale avrei avuto delle responsabilità enormi”- dice Davide- “ Tornato a casa temevo di infettare la mia famiglia, è una sensazione terribile, ti senti sporco e perciò cerchi di ricostruire ogni singolo movimento e gesto fatto durante il turno. Ti chiedi cosa hai toccato pur prendendo tutte le precauzioni possibili, infatti indossiamo sempre mascherina e guanti.”

Ciò che conta è laurearsi, non importa come

“Ti laurei lì, senza poter scambiare né auguri né saluti con altri, ma l’emozione è sempre la stessa.” La laurea è un traguardo indimenticabile; segna la fine di un percorso complicato, fatto da aspettative da non deludere e da esami da macinare se si vuole essere “in tempo”. Tuttavia, quello stesso percorso, ora non è più in grado di garantire il lavoro dei sogni una volta riposta la corona d’alloro. Negli ultimi anni, infatti, così come riportato dal Corriere della Sera, è cresciuto il numero di studenti italiani sempre più insoddisfatti dai loro studi; il 10% ha anche ammesso di soffrire di depressione.

Mano negra, clandestina!

“Uno Stato serio, di qualunque fazione, dovrebbe mettere in regola chi si spacca la schiena e non far sempre guadagnare i pochi eletti, peraltro proprio in quella zona densamente ‘ndranghetista.” spiega Amodeo. “Però non è sempre così: in Calabria ci sono molte persone perbene che non sfruttano i migranti. Per la raccolta delle olive, io ne ho fatti assumere una quindicina col contratto di lavoro. Noi abbiamo un cuore grande e siamo molto più intelligenti di quello che ci vogliono far sembrare. Adesso sta funzionando anche la ripartizione, perché dal centro ne abbiamo mandati tantissimi in Germania ed in altre nazioni.”

Il tabù delle adozioni arcobaleno

Il concetto di “discriminazione” non è insomma insito nella natura umana: è proviene non tanto da una naturale distinzione, ma è arbitariamente prodotto, di volta in volta, da questa o quella cultura. “Per strada tutti mi guardano male se do un bacio al mio compagno, figuriamoci se usciamo con i nostri bambini”- conclude Marco – “Se ancora oggi, dopo millenni di storia, c’è chi vede l’omosessualità come tabù, allora bisogna fare non uno, ma dieci passi avanti sulla via dei diritti e del progresso”

Non siamo invisibili e abbiamo fame

“Sono senza garanzie o tutele: chi è tirocinante non ha un vero e proprio rapporto di lavoro e questo significa non avere la possibilità di richiedere sussidi straordinari.” spiega Giulio amareggiato. “L’una tantum di seicento euro, prevista per lavoratori co.co.co e partite IVA, escludeva gli stagisti e finché non si avranno nuove disposizioni dal governo, i tirocinanti continueranno ad essere trattati come degli invisibili, ma anche gli invisibili hanno bisogno di mangiare.”

Orlando: la mafia, i poveri, il virus e l’Europa

A causa del corona virus si è formato un nuovo strato sociale, i nuovi poveri, che si vanno a sommare a quelli già esistenti: “Dobbiamo avere cura di loro, bisogna evitare che la nuova povertà porti alla rabbia e alla violenza se no la mafia se ne approfitterà. Hanno tutto l’interesse per continuare i loro sporchi affari con industrie e aziende sia del Nord che del Sud. Non sapete quanti imprenditori sono in difficoltà perché sottoposti all’usura, sono costretti a svendere le loro aziende a soggetti che hanno grandi liquidità” – continua Orlando- “È la storia di Palermo: ricordo che nel 1985 stracciai i contratti che legavano l’amministrazione sana di Palermo alle imprese mafiose, migliaia di lavoratori sono scesi in piazza protestando contro di me: “Sindaco tu combatti la mafia, ma noi perdiamo il lavoro”. Questa separazione, tra mafia e cittadini, è iniziata trent’anni fa e non si fermerà di certo ora.”