Sotto il cielo di Parigi

“I francesi all’inizio della pandemia non erano allarmati, i miei amici mi dicevano, “Dai ma è solo un’influenza, colpisce di più gli anziani e gli immunodepressi”, come se questi non appartenessero al genere umano”- commenta Maria Agata con ironia- “ Dall’undici maggio siamo di nuovo liberi, le università e le scuole sono aperte, la maggior parte di bar e ristoranti altrettanto. Io sto lavorando pure come baby sitter, insomma siamo tornati alla normalità solo che adesso quando siamo per strada indossiamo mascherine e guanti.”

Mano negra, clandestina!

“Uno Stato serio, di qualunque fazione, dovrebbe mettere in regola chi si spacca la schiena e non far sempre guadagnare i pochi eletti, peraltro proprio in quella zona densamente ‘ndranghetista.” spiega Amodeo. “Però non è sempre così: in Calabria ci sono molte persone perbene che non sfruttano i migranti. Per la raccolta delle olive, io ne ho fatti assumere una quindicina col contratto di lavoro. Noi abbiamo un cuore grande e siamo molto più intelligenti di quello che ci vogliono far sembrare. Adesso sta funzionando anche la ripartizione, perché dal centro ne abbiamo mandati tantissimi in Germania ed in altre nazioni.”

L’addio di Istanbul alla voce della libertà

Ma nessuna risposta è arrivata dal governo. Helin è stata lasciata morire, abbandonata da uno Stato che alla libertà e al dialogo preferisce un assordante silenzio. La lotta della giovane attivista è finita così, ma con lei non è morta la voglia di rivoluzione e di cambiamento in Turchia. E’ qualcosa che finché ci sarà fiato, non si fermerà. Per Helin e per tutti coloro che hanno dato la vita per far sentire la propria voce e quella di chi non ne ha.

Addio Barcellona

“La cosa ancora più grave è stata l’incoerenza. Non ci hanno subito rimisurato la temperatura, fino a quando non siamo arrivati in aeroporto. Sull’autobus che doveva accompagnarci all’area dei taxi, nonostante le misure di sicurezza, ci facevano salire a dieci a dieci con tutte le valigie; la gente non stava più ad un metro di distanza e io mi sono ritrovata attaccata ad altre persone che non sapevo come stessero.” – continua arrabbiata – “L’aereo era pieno, tutti e tre i posti. Eravamo obbligati a tenere la mascherina per tutta la durata del viaggio, però a Palermo non ci hanno misurato di nuovo la temperatura. Hanno vanificato tutto.”

Una convivenza poco piacevole: cambiamento climatico e virus.

E sugli effetti della quarantena Vacchiano dice: “Sia in Cina che nel Nord d’Italia è migliorata parzialmente la qualità dell’aria, sono diminuite le sostanze inquinanti legate alle auto, nonché gli ossidi di azoto, che possono essere pericolosi per la nostra salute. Le polveri sottili, invece, non sono diminuite. Una buona notizia riguarda i gas serra: in Cina si nota che nel primo trimestre le emissioni di CO2 sono diminuite del 20% e a livello mondiale potrebbero diminuire del 6%”

Il virus non si scorda di Lesbo

Alla paura della guerra si somma quella del virus, c’è un bagno ogni centosessanta persone, una doccia ogni cinquecento e una fonte d’acqua ogni trecentoventicinque: “È impossibile mantenere il lavaggio frequente delle mani e la distanza di sicurezza. Ci si sta muovendo per fare evacuare i campi di Moria per prevenire la formazione di un focolaio vista la densità di popolazione. Già prima del virus a Moria la gente moriva di fame e la loro salute erano compromessa. In questo quadro quindi fa molta più paura l’arrivo del virus.”

Dove tutto è iniziato

Ricevuto l’aiuto dello Stato però bisogna essere controllati: “Con le app Wechat e Alipay possiamo pagare di tutto: dal biglietto aereo alla spesa. All’interno di queste hanno inserito un QR Code, un codice a barre letto da smartphone”- continua Ambra- “ Il lettore si trova all’ingresso di uffici e condomini. Se compare il verde significa che ti trovi in una zona sicura, al contrario rosso e giallo indicano che sei a rischio. In queste due applicazioni si trova una mappa che segnala eventuali casi positivi al virus, per il bene di tutti.”

Agostino e Chiara hanno bisogno di aiuto

“Non dormiamo, siamo stressati e non sappiamo cosa fare”- afferma una signora sulla cinquantina- “ Questa non è casa nostra. C’è chi alloggia in ostello e chi in albergo, abbiamo il timore che chiudano tutte le attività come in Italia e quindi potremmo ritrovarci per strada da un momento all’altro.”

Joseph non ci torna a casa

“Anche i ciechi si dimostrano solidali con chi bisogno di una mano: “So che parecchi ragazzi si sono offerti volontari per portare la spesa e le medicine agli anziani. Anche a me piacerebbe dare una mano, penso che mi unirò a loro.”