Al diavolo Regeni e i diritti umani. L’Eni fa nuovi affari milionari con l’Egitto

Il 1° dicembre 2020 al Cairo, l’ENI, il colosso degli idrocarburi controllato in parte dallo Stato italiano, ha firmato una serie di accordi con la Repubblica Araba d’Egitto e le due aziende pubbliche egiziane che operano nel settore petrolifero e dell’estrazione del gas naturale (l’Egyptian General Petroleum Corporation e l’Egyptian Natural Gas Holding Company) per riavviare la funzionalità dell’impianto di liquefazione della città portuale di Damietta, nel Delta del Nilo, a partire del primo trimestre del 2021. L’impianto, fermo da otto anni, ha una capacità di 7,56 miliardi di metri cubi di gas all’anno ed è di proprietà della SEGAS, società partecipata dalle due holding egiziane e dall’ENI attraverso l’Union Fenosa Gas (joint venture tra il gruppo italiano e la spagnola Naturgy Energy SA).

Pianeta Terra

C’è una grande campagna siciliana e c’è una vecchia automobile, col motore a metano, che corre ballonzolando sullo sterrato. C’è un po’ di ragazzi a bordo, e anche un vecchio barbuto con gli occhiali neri. Ed ecco una cancellata sullo sfondo, è sempre più vicina, l’auto s’infila dentro nel polverone e scendono giù i ragazzi e poi, più lentamente, pure il vecchio.

Il diritto di scegliere

Negli ultimi dieci giorni le piazze delle maggiori città polacche si sono popolate di ragazzi e ragazze che hanno espresso il loro dissenso rispetto alla sentenza emanata dalla Corte Costituzionale, il 22 ottobre 2020, favorita dal partito “Diritto e Giustizia” conservatore e amico della Chiesa. 

In Brasile sta avvenendo un genocidio!

 In questo momento che sto scrivendo, 16 luglio, il Covid, presente da  febbraio, ha già ucciso 76 mila persone. Vi sono quasi 2 milioni di  contagiati. Questa domenica 19/07 arriveremo a 80.0000 vittime. Ed è possibile che quando leggerai questo appello si arrivi a 100.000 mila  vittime.

L’Europa civile denuncia il governo razzista greco

La quasi totalità degli europarlamentari della Commissione, se escludiamo i filogovernativi e l’unico del gruppo ID (il gruppo di Salvini e Le Pen), ha accusato il governo greco di violare i diritti umani alle frontiere. “I Ministri greci utilizzano un linguaggio che non appartiene alla famiglia democratica-cristiana ma alla ultra destra!” ha detto Devesa dell’S&D, la seconda grande famiglia politica al Parlamento Europeo. Una reazione indignata nei toni e nelle parole da parte dei parlamentari europei: tantissime domande circostanziate da testimonianze, video e le denunce sugli abusi alla frontiera, detenzioni arbitrarie, respingimenti in mare.

Nessuna voglia di annegare

“La Libia è considerata una pedina importante sullo scacchiere internazionale sia per l’Europa che per il Medio Oriente, a causa della sua posizione geografica strategica e delle sue risorse” spiega Samuele. “Tutto questo mette in secondo piano la vita dei migranti e i rischi che corrono quotidianamente, però noi non ci arrendiamo ed, insieme alle altre associazioni, continueremo a denunciare il comportamento di Malta, dell’Italia e di tutta l’Europa.”

La merce umana

Il sette aprile del 2017, in occasione dello sbarco a Catania della nave Aquarius, la Squadra Mobile di Catania, ha ottenuto una collaborazione da parte di una delle venti vittime a bordo della nave, tutte giovani donne, sottomesse a quattordici soggetti ad oggi “responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.” È l’inizio dell’indagine “Promise Land”.

Sotto il cielo di Parigi

“I francesi all’inizio della pandemia non erano allarmati, i miei amici mi dicevano, “Dai ma è solo un’influenza, colpisce di più gli anziani e gli immunodepressi”, come se questi non appartenessero al genere umano”- commenta Maria Agata con ironia- “ Dall’undici maggio siamo di nuovo liberi, le università e le scuole sono aperte, la maggior parte di bar e ristoranti altrettanto. Io sto lavorando pure come baby sitter, insomma siamo tornati alla normalità solo che adesso quando siamo per strada indossiamo mascherine e guanti.”

Mano negra, clandestina!

“Uno Stato serio, di qualunque fazione, dovrebbe mettere in regola chi si spacca la schiena e non far sempre guadagnare i pochi eletti, peraltro proprio in quella zona densamente ‘ndranghetista.” spiega Amodeo. “Però non è sempre così: in Calabria ci sono molte persone perbene che non sfruttano i migranti. Per la raccolta delle olive, io ne ho fatti assumere una quindicina col contratto di lavoro. Noi abbiamo un cuore grande e siamo molto più intelligenti di quello che ci vogliono far sembrare. Adesso sta funzionando anche la ripartizione, perché dal centro ne abbiamo mandati tantissimi in Germania ed in altre nazioni.”

L’addio di Istanbul alla voce della libertà

Ma nessuna risposta è arrivata dal governo. Helin è stata lasciata morire, abbandonata da uno Stato che alla libertà e al dialogo preferisce un assordante silenzio. La lotta della giovane attivista è finita così, ma con lei non è morta la voglia di rivoluzione e di cambiamento in Turchia. E’ qualcosa che finché ci sarà fiato, non si fermerà. Per Helin e per tutti coloro che hanno dato la vita per far sentire la propria voce e quella di chi non ne ha.