Processo Saguto: chiesti 15 anni per l’ex giudice

Stavolta non era presente. Ha preferito non andare all’udienza dello scorso 19 febbraio in cui la procura ha chiesto per lei 15 anni e dieci mesi, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione di Palermo, radiata definitivamente dalla magistratura, è accusata di essere stata a capo di un sistema illegale nella gestione dei beni sequestrati.

Le minacce a Padre Resca

“Guardi che se voglio socialmente lei è un uomo morto”. Ma che mai aveva fatto, il povero prete di Città Insieme? Aveva osato criticare pubbli­camente Ciancio. E ciò bastava

Il quinto cavaliere

Alè! Centocinquanta milioni! A chi si potrebbero dare? La lista sarebbe lunga: le scuole, gli ospedali, le famiglie, i senzacasa. In una parola, i catanesi. Poveri, onesti e derubati. Da Ciancio, e dal suo Sistema

La Svizzera lava più bianco

I conti elvetici gestiti da società del Liechtenstein usati da Ciancio per far girare e moltiplicare milioni di euro “in parte riconducibili a Cosa Nostra” e messi sotto sequestro dai giudici screanzati.

Come s’imbavaglia una città

Pentiti minacciati, mafiosi in redazione, vittime di cui è vieta­to parlare, notizie inventate a beneficio dei boss. Un giornale usato come un’arma, un monopolio che strangola la verità. Ed ecco un breve florilegio di alcuni casi esemplari.

Il mondo dei cianci

C’è chi ciancia e chi è cianciato. Chi si ciancia centocinquanta mi­lioni e chi quindi, senza lavoro, si fa emigrante. Chi fa il giornalista di corte, ma “niente sapevo”, e chi fa la fame per dare al popolo che se ne fotte un briciolo di verità. “Ma dov’è l’antimafia, ma dov’è il giornalismo?” Eccoli, signora mia. Stanno proprio qua.

Macerie

Sediamoci qui, su questa panca. Da piccola io stavo al primo piano. Guardavo giù fra le sbarre del balcone. Poi un giorno arrivarono tanti ragazzi e ragazze, dall’altra parte della città e allora tutto cambiò.

E ora tocca a noi

Ma “c’è un giudice a Catania”, finalmente. La “moderata prudenza” ha lasciato il posto alla verità e a una – pur tardiva – giustizia. Trema la Catania bene ora che il Tribunale dimostra di controllare sul serio le origini delle fortune imprenditoriali e delle ricchezze; ora che è svelata la melma di collusioni e amicizie, di patti occulti e riciclaggi, di regno della mafia incravattata.

IL DOPOCIANCIO

I Siciliani giovani, generazione dopo generazione, hanno lottato con­tro questo orrore: e ancora sono qui, nella città che difendono o spar­si per il mondo. Nessuno è mai riuscito a disperderli o tra­sformarli in un’altra cosa: modesti, costanti, coraggiosi, a nessu­no come a loro la città deve tanto.