Effetto Karoshi

Il lavoro in Giappone è valutato secondo la quantità e non secondo la qualità. Le promozioni non dipendono dai meriti, ma dall’età e dagli anni di servizio. In media si lavora dodici ore al giorno, di solito tutte di seguito. Un mare di sacrificio e di conformismo. La morte per troppo lavoro in Giappone ha un nome preciso: “karoshi”.

E la fabbrica? La portiamo in tasca.

“Ma sei libero, puoi scegliere tu quando lavorare”. Immaginate una fila di persone che aspettano davanti un cancello, tante mani alzate la mattina presto e uno col cappello che fa entrare i primi lì davanti: questo si chiama caporalato! “E il padrone?”, il padrone è quello che possiede l’applicazione.

Cowboys metropolitani

Secondo Elisa Pagliarani il rider è un cow boy che porta il bestiame al pascolo in una terra senza legge. “In Italia la normativa in merito alle tutele dei collaboratori presenta alcune lacune”, diceva in groppa al suo cavallo il capo di Glovo Italia alla Stampa, a fine aprile. Giulia Druetta risponde: “Non esiste un vuoto normativo, perché gli strumenti per inquadrare il lavoratore autonomo con delle tutele ci sono: c’è il contratto di lavoro intermittente, c’è l’articolo 2 del Jobs Act sulla eterorganizzazione. I contratti a collaborazione occasionale sono applicati per mera volontà padronale per sfruttare la manodopera e risparmiare”.