ISTITUTO TECNICO JACI DI MESSINA. LA FASCIONOSTALGICA GIORGIA MELONI “INSEGNANTE” PER UN GIORNO

Siamo del tutto scettici che ci sarà mai un intervento censorio del ministro dell’istruzione Bianchi. Da giornalisti e insegnanti non possiamo però che esprimere tutta la nostra indignazione e chiedere al personale docente e a tutti gli studenti dell’Istituto “Jaci” di boicottare il faccia a faccia virtuale con la Meloni e socie e chiedere l’immediata convocazione degli organi collegiali per censurare ufficialmente l’evento e il comportamento della dirigente, del tutto antitetico ai doveri pubblico-istituzionali. 

Mai dimenticare la penna

Secondo un’indagine della Cgia che risale al 2017, elaborata in base ai dati della Commissione Europea, l’Italia, infatti, ha la peggiore burocrazia di tutta Europa, la medaglia d’argento va alla Grecia, seconda in classifica.

CANNONATE ITALIANE SPARATE DAI LIBICI CONTRO IL PESCHERECCIO ITALIANO DI MAZARA DEL VALLO

Durante la sparatoria alcune schegge hanno colpito Giacalone ad un braccio. “Puntavano sull’uomo, volevano uccidere solo me”, ha aggiunto il comandante del peschereccio. “I libici mi guardavano fisso negli occhi e con le dita mi facevano segno che mi avrebbero tagliato la gola. Poi siamo stati costretti a fermarci e hanno prelevato me ed il nostromo, mentre tre militari libici sono saliti a bordo del peschereccio. Uno di loro era stato addestrato a Messina e parlava italiano e anche la motovedetta libica è quella della Guardia di Finanza che gli avevamo dato noi. Questo militare ci ha detto che se non ci fermavamo, ci avrebbero lanciato delle bottigliette piene di benzina per utilizzarle come molotov”.

“A noi non ci pensate mai”

“Durante questi mesi di stallo non ce la siamo sentita di organizzare piattaforme streaming o alternative alla classica proiezione in sala, oramai ci siamo rassegnati: il nostro futuro non è più nelle nostre mani. La realtà al momento è questa: non riceviamo aiuti da mesi e quelli promessi non bastano.”

L’anima di Forcella si chiama Annalisa

«Quando morì Annalisa ci fu un clamore tale che tutti si sentirono spinti ad occuparsi del tema e a dare una mano, per dare una giustizia non solo giudiziaria ma anche sociale in risposta al dolore del padre di Annalisa – racconta Pino – Il dolore di Giannino è stato il motore dell’associazione e di tante cose che ci sono state nel quartiere. Se lui non si fosse spinto così tanto nel cercare a tutti i costi di non gettare la spugna, di non arrendersi, di non scappare, e valorizzare invece il ricordo della figlia, le istituzioni non sarebbero state stimolate al punto da aprire una scuola intitolata ad Annalisa nel quartiere e ad aprire gli spazi recuperati dall’abbandono».

Il cavallo di Santiago

La differenza tra quiltros e cuicos <<una tensione di classe che riconosco nella letteratura, non è superata. Al contrario, oggi più che mai, le contraddizioni del capitalismo sono in crisi. Per questo è scoppiata la rivolta nel 2019: sono le braccia del popolo, sfinite nel sostenere la piramide sociale, che usano la loro energia per costruire qualcosa di nuovo, a partire da un cambio radicale, dal disordine, dal caos>> ragiona Uribe.

L’Agenzia delle arance marce

Il triste epilogo è che sta vincendo la mafia. Nonostante i processi, le sentenze, le confische, la “roba” accaparrata con la violenza, con il traffico di stupefacenti  e corrompendo pezzi dello stato per ottenere favori e appalti sta rimanendo nelle mani dei mafiosi. O sta restando abbandonata.

100.811

Proviamo a dare i numeri. 153.147 furono i civili deceduti durante la seconda guerra mondiale nel nostro Paese. 470 sono i morti sparpagliati negli anni “di piombo” tra il ‘69 e l’84. La città italiana di Lecce conta 93.679 abitanti; Novara 102.144. All’Olympiastadion, il giorno della finale dei Mondiali del 2006, a gridare c’erano 69.000 tifosi. Infine, su una Freccia Milano-Roma, ci sono 574 posti a sedere.

IL GENERALISSIMO DEL COVID E LA MILITARIZZAZIONE DELLA SALUTE

“Lo strumento sanitario – concludeva Figliuolo in Senato – fonda la propria efficacia sui principi cardine dell’organizzazione militare e della moderna Sanità militare: flessibilità e duttilità, meccanismi di coordinamento e decisionali snelli, procedure chiare e condivise a tutti i livelli, addestramento realistico e ampio bagaglio esperienziale derivante dalle attività compiute nei Teatri Operativi. Questo ha formato il nostro personale sanitario a lavorare, con professionalità e disciplina, in condizioni di pericolo e sotto stress”.