L’anima di Forcella si chiama Annalisa

«Quando morì Annalisa ci fu un clamore tale che tutti si sentirono spinti ad occuparsi del tema e a dare una mano, per dare una giustizia non solo giudiziaria ma anche sociale in risposta al dolore del padre di Annalisa – racconta Pino – Il dolore di Giannino è stato il motore dell’associazione e di tante cose che ci sono state nel quartiere. Se lui non si fosse spinto così tanto nel cercare a tutti i costi di non gettare la spugna, di non arrendersi, di non scappare, e valorizzare invece il ricordo della figlia, le istituzioni non sarebbero state stimolate al punto da aprire una scuola intitolata ad Annalisa nel quartiere e ad aprire gli spazi recuperati dall’abbandono».

IL GENERALISSIMO DEL COVID E LA MILITARIZZAZIONE DELLA SALUTE

“Lo strumento sanitario – concludeva Figliuolo in Senato – fonda la propria efficacia sui principi cardine dell’organizzazione militare e della moderna Sanità militare: flessibilità e duttilità, meccanismi di coordinamento e decisionali snelli, procedure chiare e condivise a tutti i livelli, addestramento realistico e ampio bagaglio esperienziale derivante dalle attività compiute nei Teatri Operativi. Questo ha formato il nostro personale sanitario a lavorare, con professionalità e disciplina, in condizioni di pericolo e sotto stress”.

Sogni nel cassetto

“Di recente ho letto delle statistiche, dei report, secondo cui quasi il 99% dei licenziati a causa della crisi economica da Covid-19 sono donne. Quindi non solo non ci viene assicurato un impiego nel mondo lavorativo, in più dobbiamo anche preoccuparci del nostro sesso perché se sei donna, se proprio devono licenziare qualcuno, scelgono te, altrimenti se sei uomo, rimani.”

I ragazzi dello Spedalieri

“Vivo costantemente il quartiere da ben quattro anni ormai, è come se fosse la mia seconda casa. Ho imparato negli anni ad apprezzarne sia i lati positivi che quelli negativi. Da anni il quartiere lancia un grido d’allarme perché necessita di aiuto al fine di ripristinare il tessuto sociale ed economico di chi ci abita”

Anche se ora vi credete assolti

Ma c’era un’altra scuola, nella città. Pippo Fava, i carusi, i giornali dei giovani, i Siciliani. Decine di giornalisti giovani, cresciuti in quest’altra scuola, che adesso ritrovi – inviati, capiredattori, giornalisti affermati – nelle migliori testate di mezza Italia. Centinaia di ragazzi, cresciuti qui, che sono, per quant’è lunga l’Italia, italiani esemplari, amanti del bene pubblico, impegnati: “Io ambisco al massimo onore, – diceva Titta Scidà – essere un cittadino”; e questi nostri ragazzi lo sono stati.

Gli assembramenti di cui abbiamo bisogno 

 “Glovo, Uber, Just Eat sono multinazionali presenti in decine di paesi. Questi colossi grazie alla deregolamentazione del mercato della forza lavoro si sono serviti delle piattaforme digitali per introdurre un nuovo modello di sfruttamento.” 

Propositi per il 2021 

“So che in centro un bene confiscato è diventato una sartoria sociale: riutilizzano abiti usati per trasformali in qualcosa di nuovo, nel rispetto del principio dell’economia circolare e assumendo chi ha soffre di svantaggi sociali e/o economici. Un’altra associazione si occupa di volontariato internazionale, insomma la realtà dei beni confiscati è assai variegata qui a Palermo. Sicuramente smaltire i processi burocratici aiuterebbe ulteriormente le associazioni ad accedere ai bandi.” 

Maniaci peggio dei boss mafiosi?

Undici anni e sei mesi. È questa la richiesta di condanna per Pino Maniaci, avanzata oggi in tribunale dall’accusa, rappresentata dalla pm Amelia Luise. Una requisitoria, la sua, che sembrerebbe non aver tenuto conto delle passate udienze, durante le quali è stato di fatto demolito il castello di accuse messo in piedi dalla Procura.

Edas, una nuova sfida: il teatro incontra la tecnologia  

“Noi di Ourobors abbiamo cercato di dare un input creando un nuovo progetto: E.D.A.S”- Expo Digitale Arti dello Spettacolo- “ Si tratta di una piattaforma al servizio di chi, per mestiere o per passione, si avvicina al mondo del teatro: attrici, attori, scuole, associazioni, accademie, tecnici, produttori”. Edas quindi comprende tutti quei lavoratori di cui spesso la politica, ma anche la società, si dimentica. Dietro un palco non c’è la sola ballerina, ma soprattutto i tecnici, senza i quali nulla avrebbe vita. C’è l’addetto stampa che si occupa della divulgazione dell’attività teatrale, c’è la sarta che cuce i costumi di scena e c’è il bigliettaio che accoglie gli spettatori, uno ad uno.