Zona grigia per gli occhialini

La crisi del settore sportivo non si arresta.

C’era una volta al confine della città, vicino Nesima, un enorme cancello verde sempre aperto. Prima di marzo in pochi erano a conoscenza del suo colore e per questo molti provavano ad indovinare: per alcuni era rosso, per altri azzurro, ma per i più romantici era sicuramente rossazzurro! La delusione non tardò ad arrivare quando quel cancello, chiudendosi, svelò non solo la sua vera identità, ma soprattutto il divieto, da quel momento in poi, per grandi e bambini di giocare a calcio o nuotare: “Quello che è successo alla fine di febbraio ci ha tagliato le gambe; era tutto nuovo e non sapevamo cosa fare”, racconta Alessio istruttore di nuoto presso la Meridiana di Catania.

“Non ci aspettavamo nulla e farci chiudere ci sembrava a malincuore la soluzione migliore e lo abbiamo accettato speranzosi, anche perché, rispetto ad oggi il numero dei contagi era estremamente elevato con meno tamponi a disposizione.” – continua Alessio pulendosi gli occhiali da sole dalla montatura quadrata – “Però ora siamo davvero amareggiati. Ci hanno dato la possibilità di riaprire a maggio, abbiamo seguito tutte le linee guida previste dal governo e poi, di punto in bianco, ci hanno fatto mettere di nuovo il catenaccio al cancello. La struttura stessa si è sobbarcata tutti i costi per la messa in sicurezza e ha ridotto le iscrizioni degli allievi, programmando le lezioni a numero chiuso. Da otto per corsia, infatti, siamo a passati a cinque/sei.”

Era prevista per il ventiquattro novembre la riapertura di palestre e piscine, ma l’alternarsi di colori tra le regioni e l’allarme da parte delle terapie intensive di tutta Italia per i continui ricoveri e decessi, ha messo il fermo a tempo indeterminato a pesi e pull buoy: “Sicuramente all’interno di una piscina col cloro, la diffusione ed il contagio del virus è più bassa che non sui mezzi pubblici, fino a qualche settimana fa strapieni di studenti.” chiarisce Alessio risolutamente. “Noi da anni lottiamo per far sì che lo sport venga visto per quello che è, cioè essenziale. Non se ne può fare tranquillamente a meno, colpendo poi da marzo senza sosta sempre gli stessi settori.” – anche i lavoratori del mondo dello spettacolo, infatti, sono in ginocchio dall’inizio del 2020 – “Il nostro timore, se dovessimo riaprire, è che la gente, impaurita ed esasperata, non venga più da noi; speriamo che questo non accada mai.”

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