Quantu è bedda a piscaria!

La crisi della ristorazione ai tempi del virus.

“Calamaretti, puppiceddi e masculini! Prego signora, si accomodi. U sapi chi sanu belli?” Ma Ingrid è tedesca e non capisce, tra una testa mozzata di pesce spada sul bancone e il sangue vermiglio sulle fughe del basolato, cosa le stanno dicendo; il frastuono delle voci dei pescivendoli si mescola ai colori delle bancarelle della pescheria di Catania. E tra un banco e l’altro ad Ingrid viene l’acquolina in bocca: coppi fritti, pasta al nero di seppie e pepate di cozze! “Sind wir im Eden?” Siamo in paradiso, pensa.

Ora però, col virus, la pescheria si è ammutolita e le saracinesche dei ristoranti sono abbassate da due mesi: “Scirocco è stato il primo street food del mercato del pesce; si garantiva ai turisti un servizio veloce e di qualità alla portata di tutti” dice Marco Timpanaro, giovane proprietario del locale. “Ci lavorano quattordici ragazzi catanesi, tutti con contratti a tempo pieno e regolari. Questa è la dimostrazione che è possibile fare anche impresa sana al Sud.”

“Siamo chiusi dall’otto marzo. I turisti rappresentano la clientela principale della nostra attività, quindi ci aspettiamo una perdita di oltre il 70% per il 2020 e di un buon 50% per il 2021. Non riusciremo a recuperare neanche con la stagione estiva, perché è compromessa; difficilmente riapriranno gli aeroporti, ma è probabile che molti siciliani si spostino all’interno dell’isola e vengano a Catania, anche se sappiamo che molte famiglie sono in difficoltà economica pure al momento. La nostra rimane una speranza.” – continua Marco -: “I dipendenti sono tutti in cassa integrazione, però noi contiamo di riaprire l’attività a pieno regime quando finirà il blocco. Ci stiamo organizzando sulla consegna a domicilio per mantenere il posto di lavoro ai ragazzi. Alcuni di loro, infatti si occuperanno delle consegne.”

“Non lo abbiamo fatto adesso perché ci sembrava più opportuno che i dipendenti stessero con le loro famiglie. Anche perché noi vogliamo vendere un’esperienza gastronomica: un conto è mangiare un coppo di pesce fritto a casa, un conto è farlo col brusio e la frenesia che solo un posto come la pescheria di Catania può donare.” spiega Marco. “Temiamo una riduzione dell’organico, ma cercheremo in tutti i modi di evitarla. Come tutti, però, lamentiamo la scarsa tempestività del governo, perché i soldi della cassa integrazione non sono ancora arrivati. Non ci aspettiamo granché in realtà, facciamo affidamento solo sulle nostre forze.”

Ma Scirocco non è l’unico ristorante in difficoltà della pescheria: “Siamo chiusi dal nove marzo. La crisi del mio locale è totale: dall’assenza di fatturato alla necessità, purtroppo, di tenere a casa quattordici dipendenti che sono in cassa integrazione, ma finché non la percepiranno, stiamo dando noi un minimo per poter andar avanti.” racconta Salvo Campisi, proprietario dell’Antica marina. “Abbiamo anche fatto dei buoni spesa da alcuni nostri fornitori, per permettere loro di avere almeno il minimo indispensabile per sfamare le loro famiglie.”

“Le perdite di questi mesi sono irrecuperabili e il distanziamento sociale sarà un danno non indifferente. Dobbiamo ridurre i coperti, quasi la metà, abbiamo un locale piccolino e su sessanta, non ne potremmo fare più di trenta.” afferma Salvo. “Per noi sarà impossibile riaprire come prima, perché saremo costretti a ridimensionare tutto l’organico. C’è il rischio che su quattordici persone occupate, almeno la metà non avrà più il lavoro, ma questo dipende da quello che ci obbligheranno a fare. Noi stiamo provando, in tutti i modi, a tornare alla normalità, ma sappiamo che sarà diversa.”

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