L’avvocato di Ciancio sulla vara

Carmelo Peluso nominato nel Comitato dei festeggiamenti per la Festa di Sant’Agata. Oppure prendete un bambino di San Cristoforo, di quelli che ogni anno costruiscono la loro candelora di cartone e con orgoglio la furriano di vicolo in vicolo per essere anche loro protagonisti della festa. E fatelo presidente del Comitato dei festeggiamenti.

Agata, pensaci tu!

Ad Agata: quando attraverserai la navata della cattedrale ordina ai fedeli di fermare il fercolo e urla alla città e al sindaco “Io quest’anno sto con i disagiati, e non farò nulla che dia lustro alla vanagloria del sindaco e della sua giunta”. 

In attesa del miracolo, l’ordinaria illegalità

Ed ecco che arriva la madre di tutte le feste: Sant’Agata. Quattro giorni che tra folclore, religiosità e paganesimo faranno dimenticare le malefatte di Bianco. Alte uniformi, vescovo e il sindaco in carrozza, candelore sotto il controllo delle forze dell’ordine, ordinanze per portatori dei ceri e per le bancarelle abusive. Ordinanze regolarmente disattese sotto gli occhi del sindaco, dell’irremovibile cavaliere e maestro della festa commendatore Maina e del Comitato per la legalità nella festa di Sant’Agata. Ma che importa!

Un sindaco in carrozza

Fino alle 11:30 si girava tranquillamente davanti il comune, nessuno che allontanasse chi si avvicinava troppo, come se quest’anno si fosse deciso di essere più morbidi con le regole. Questo fino a quando non hanno cominciato a squillare le trombe che annunciavano l’uscita della carrozza. Allora si e’ formato un muro di poliziotti che come un rastrello ha sospinto tutti verso le transenne ben oltre i limiti degli anni precedenti.

Sant’Agata: tradizione, fede e quelle ordinanze mai rispettate (Foto)

La festa di Sant’Agata è finita ormai da giorni. L’anno prossimo avremo ancora ordinanze che vietano attività poi sostanzialmente consentite?   Sono passati ormai alcuni giorni dalla fine delle festività agatine. Ogni fedele ha nuovamente collocato il proprio sacco nel […]

I martiri di Corso Martiri

Catania. Un grande spazio “vuoto”, residuo dello sventramento edilizio degli anni Sessanta. Vuoto per modo di dire, perché – accampati alla meglio – ci vivono decine di esseri umani. Dove andranno a finire, ora che le ruspe degli imprenditori tornano a finire il “lavoro” interrotto cinquant’anni fa? Chi lo sa. Sono soltanto persone. Mentre a Catania contano solo i soldi e chi li fa girare. Legalmente o no