“Cittadini! Viva Sant’Agata!” Cronaca da una festa

E’ la festa religiosa più affollata d’Europa. La gente partecipa in massa, i mafiosi ne approfittano per fare affari. Quest’anno (dopo l’inchiesta della maagistratura) la Chiesa è stata vigile contro le infiltrazioni. Non altrettanto le autorità civili

Osservo la cera ormai raffreddata sul selciato di via Plebiscito, in quel selciato ormai lucido e consumato dove si riflettono le luminarie di una festa appena passata. Immagino l’odore della carne di cavallo sui focolai che si mescola con gli odori della “calia abbrustolita”, brusio e voci che si confondono con le trombette delle bancarelle, gli ottoni luccicanti che suonano Cacao meravigliao “.

“Cittadini… Viva Sant’Agata!”. Lo hanno appena gridato quegli uomini e quelle donne, con i loro “sacchi bianchi”, in modo accorato, a tal punto da perdere la voce.

“Agata, chi sei? – pensa qualcuno – Chi sei per far sentire tanti e tante, per un giorno, cittadini, in questa Catania maltrattata?”. I volti delle donne del popolo somigliano tanto al suo, quelle donne che tengono i bambini in braccio col piccolo sacco bianco e con una candela in mano e si spingono sotto la “Vara “ per chiedere un miracolo. Quelle stesse donne di San Cristoforo che si danno da fare per allevare i figli; figli che crescono sulla strada, senza una scuola sicura, costretti a non lavorare o ad essere sfruttati. Donne che aspettano i mariti alla ricerca di un lavoro per un giorno, che si vendono e si mortificano davanti a un “caporale” o un “padroncino”. “Chi sei Agata? Quale esempio per queste donne?”.

Catania 251 d. C. La forza romana domina il mondo. Il suo imperatore Decio Cesare perseguita i cristiani, uccide e massacra. Così, come oggi l’emigrante d’oltre mare, ieri il cristiano ribelle. Agata, cristiana, vive la sua adolescenza ribellandosi all’oppressione, appassionandosi al senso di giustizia e a Cristo. Quel Cristo che predica una rivolta senza armi, fatta di parole costruite sulla pace. Agata dice no a Quinziano, proconsole romano che schiaccia la città e vuole dominare su di lei, violando il suo corpo. Agata dice no, fino alla morte. Le spoglie vengono disperse, ma il vento della storia le riporta alla sua Catania.

Mi piace immaginare che il suo ritorno ci voglia dire qualcosa. Forse vuole dirci di resistere ai nuovi oppressori come lei stessa fece, gli oppressori di oggi che non rispettano i nostri diritti, gli stessi oppressori che comprano la nostra dignità per un voto. Gli stessi che “regalano” spesa e cellulari in via Plebiscito.

Quelli che per stare al potere usano il malaffare, e si fanno usare dalle mafie.

Quelli con le fasce tricolore che impunemente passeggiano per via Etnea, fra gli spazi delle festa e la folla.

Cittadini, prima di chiamare Sant’Agata, alzate la testa, guardate gli occhi di Agata e iniziate a gridare. Gridate e sentitevi…”più forte e più forte ancora, cittadini”… e non solo per un giorno.

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