Un siciliano di nome Turiddu Carnevale - I Siciliani Giovani

Un siciliano di nome Turiddu Carnevale

A Roma c’era un comunista di nome Fausto Gullo che faceva il ministro dell’Agricoltura e aveva pensato bene di abbattere il latifondo e di distribuire le terre ai contadini, di cambiare le regole secolari della divisione del raccolto all’interno dei contratti di mezzadria.

Crispi e poi Giolitti ed anche Mussolini avevano trovato nei latifondisti un sicuro sostegno politico e la schiera dei gabelloti, dei campieri e dei sovrastanti gestiva al meglio l’intermediazione mafiosa parassitaria e assicurava un solido consenso elettorale.

Nell’ottobre del 1944, i decreti del ministro Gullo alimentarono le speranze di milioni di contadini e la rabbia dei feudatari, la ferocia dei gabelloti e la determinazione di migliaia di sindacalisti e di attivisti socialisti e comunisti.

A Sciara, nel cuore del feudo della principessa Notarbartolo, passavano i mesi e gli anni e non cambiava niente; erano pure arrivate le notizie dei morti di Portella e delle centinaia di contadini, di attivisti ammazzati dalla mafia, ma tutto sembrava lontano, come accaduto in un altro pianeta.

Solo nel 1951 anche a Sciara arrivò il momento della frantumazione del silenzio, della organizzazione contro la potenza e la prepotenza di don Peppino Panzeca, gabelloto del feudo Notarbartolo e boss mafioso e per Salvatore Carnevale fu l’inizio della fine.

Aveva aperto la sezione del partito socialista e a un contadino comunista che gli aveva chiesto perché non avesse aperto quella comunista rispose che non aveva nulla in contrario con i comunisti, ma che a causa della massiccia e sistematica propaganda secondo la quale i comunisti mangiavano i bambini e ammazzavano i preti, era, forse, opportuno scegliere un’opzione più accettabile.

Ma per la mafia non c’era nessuna differenza tra socialisti e comunisti perché tutti meritavano di essere battuti e abbattuti. Malgrado gli avvertimenti, le minacce Turi Carnevale riuscì ad ottenere, il 1° settembre 1951, che per l’anno 1951 la raccolta delle olive sarebbe spettata ai contadini per il 30% del raccolto, mentre il 70% sarebbe andato al proprietario; dall’anno successivo il 55% al proprietario e il 45% al contadino, il raccolto del grano sarebbe stato ripartito secondo le disposizioni del Decreto Gullo.

E poi, il mese dopo, Turi Carnevale organizzò la prima occupazione simbolica del feudo per ottenere l’applicazione della legge regionale 104 sul divieto della proprietà oltre i duecento ettari e sull’obbligo della buona coltivazione.

Più di trecento contadini parteciparono alla manifestazione che a Sciara ebbe l’effetto della bomba atomica: Turi Carnevale la guidò con cura ed evitò che i contadini cadessero nelle provocazioni di don Peppino Panzeca e dei suoi compari e i carabinieri non ebbero alcun motivo per intervenire.

Con la scusa di accompagnarlo in Municipio, i carabinieri lo andarono a prendere a casa e lo portarono in carcere, così, tanto per dargli una lezione, ma la lotta sortì i suoi frutti e il 21 luglio 1952 fu emanato un primo decreto di scorporo delle terre del feudo eccedenti i duecento ettari e il 16 marzo 1954 un secondo decreto sancì la fine del latifondo anche se lo scorporo non produsse automaticamente proprietà contadina, se pur individuale, ma nuova proprietà mafiosa attraverso una colossale speculazione attivata nelle pieghe stesse della Legge 104.

Fu una vittoria che Turi Carnevale pagò con la perdita del lavoro e con un biglietto per andare al nord per trovarne del nuovo e dell’altro, ma poi tornò a Sciara, richiamato dalla madre e dai compagni contadini per riprendere la lotta.

Un’altra grandiosa occupazione delle terre del feudo, ancora più imponente ed impressionante della prima,insostenibile per la mafia, incontrollabile dai carabinieri, succubi della mafia e ingestibile politicamente dallo stesso PSI che, impegnato con la DC, a formare i primi governi di centrosinistra, lasciò praticamente solo Turi Carnevale.

Migliaia di ettari già confiscati non furono assegnati ai contadini che furono praticamente espulsi dall’agricoltura e costretti a cercare lavoro in altri settori e ad emigrare.

E tutto rimase come prima, anzi, peggio di prima perché la contraddittoria applicazioni della legge 104, alla fine, favorì quell’apparato mafioso e parassitario che già operava sul territorio, sicché Turi Carnevale lasciò i campi e trovò lavoro come operaio in una cava nella piana tra Termini e Cefalù.

Ripropose tutti i contenuti della lotta per i diritti dei lavoratori, per il rispetto dell’orario di lavoro e per un salario giusto e regolare. Allora nuove intimazioni e minacce ed un terribile presentimento: una fucilata al fianco e poi altre quattro all’alba del 16 maggio 1955.

Il giorno dopo: municipio sbarrato e sindaco irreperibile, la mamma che avvolge la bara con la bandiera rossa e poi un funerale infinito.

Dopo sei anni, 21 dicembre 1961, ergastolo per esecutori e mandanti.

Dopo otto anni, il 14 marzo 1963, in appello tutti assolti per insufficienza di prove..

Dopo dieci anni, il 3 febbraio 1965, in Cassazione tutti assolti.

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