Marche, il teatro dell’assurdo

La regione Marche è caratterizzata, oltre le sue diverse attrattive, dalla presenza di circa 47 beni confiscati alle mafie. Queste decine non sono di certo paragonabili alle migliaia che macchiano altre regioni, ma sono un importante segnale che attesta quanto le mafie siano vive, influenti e presenti all’interno del territorio marchigiano, e in larga scala, all’interno di tutto il Centro-Italia.

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Di questi 47 beni, circa il 90% di essi sono beni immobili, suddivisi in “abitazioni di tipo civile” o “di tipo economico”, secondo quanto è riportato dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata. Interessante la vicenda di un podere nella contrada di Tufi, presso Jesi (An), bene confiscato e sequestrato a un affiliato della Banda della Magliana, che ora invece si occupa di accoglienza, assistenza e cura verso pazienti con disagi psichici.

“Circa venticinque anni fa, un terreno di 28.000 mq sito a Cupramontana presso la Contrada Tufi, con annesso fabbricato rurale di circa 200 mq di superficie, venne sequestrato e quindi confiscato perché risultato essere parte dei beni riconducibili ad Enrico Nicoletti, tesoriere della banda della Magliana di Roma, che lo aveva acquisito tramite un prestanome. Con provvedimento del 29/10/2002 n.33962 dell’Agenzia del Demanio gli immobili vennero trasferiti al patrimonio indisponibile del Comune di Cupramontana. Per alcuni anni il bene venne ceduto a privati e adibito a coltivazioni. Nel 2009 il Comune, dopo aver reperito i fondi necessari, sottoscrisse una convenzione con la Cooperativa Sociale Vivicare per la concessione in comodato di uso gratuito degli immobili e, in accordo con il Dipartimento di Salute Mentale e con l’Ambito Sociale competenti, venne deciso di costituire nel terreno confiscato una comunità residenziale per utenti con disagio psichico.

Il progetto della Comunità nasce quindi da una stretta integrazione e collaborazione, anche economica, tra Pubblico e Privato sociale. L’obiettivo di tutti gli attori coinvolti era ed è quello di restituire alla comunità e ai cittadini un bene che in passato aveva alimentato l’economia di un’importante organizzazione criminale e che oggi svolge una fondamentale funzione pubblica al servizio del territorio.

“In questa prospettiva è essenziale anche la collaborazione che abbiamo con Libera, che ogni anno realizza un campo estivo nel bene confiscato” riferisce il presidente della cooperativa sociale Vivicare, Nicola Vannoni. “La nostra struttura – continua – è una comunità alloggio che attualmente ospita 12 utenti e che si rivolge perlopiù a chi ha problemi borderline e/o antisociali di personalità accanto ai disturbi psichiatrici più stretti, con le sue diverse attività e proposte per la cura e la relativa assistenza ci ha resi in grado di dare una risposta efficace a un bisogno emergente del territorio, con la definizione di progetti e di percorsi individuali che si pongono l’obiettivo di strutturare l’esperienza in comunità come una fase propedeutica e funzionale al passaggio a situazioni di maggiore autonomia, come quelle dei gruppi appartamento”.

Questo bene, nato e predisposto come nido di villeggiatura per l’affiliato e tesoriere della banda della Magliana Enrico Nicoletti, rappresenta quindi un’importante svolta sociale e rivoluzionaria, bandiera della legalità e della giustizia. Il riutilizzo di questo bene, volto ad attività di volontariato, all’informazione, al sociale, alla cura e alla riabilitazione di persone con diversi tipi di disagi, è un altro pezzo considerevole che va ad aggiungersi a quel vasto puzzle che rappresenta tutti i frutti dell’antimafia e dell’onestà, un puzzle frequentemente trascurato e sminuito o altrimenti ostacolato; bensì un frutto sbocciato e ben maturato, non dimentichiamocene, per merito dell’applicazione della legge 190/96, la legge “Rognoni-La Torre”, pietra angolare della confisca dei beni alle mafie.

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