Beni confiscati nel Lazio - I Siciliani Giovani

Beni confiscati nel Lazio

A Formello una gestione speciale nella fase di sequestro. Mentre a Nepi si fa agricoltura sociale

Secondo le stime di gennaio, il Lazio, con milleduecentosettanta beni immobili, è la sesta regione in Italia per numero di confische. Di questi, la fetta più importante – quasi il 66 per cento – sarebbe gestita dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati, mentre la parte restante è già stata destinata prevalentemente ai Comuni.

“I pochi beni confiscati che abbiamo qui, non vengono dati in affidamento”, dice Marco Carducci, che con la cooperativa Sinergie ha gestito Villa Sandra durante la fase di sequestro. “Solitamente le assegnazioni avvengono dopo la confisca definitiva e una volta terminato l’iter giudiziario. Lì è accaduto il contrario, è bastato il primo grado di giudizio – racconta Carducci –. Il presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma ha pensato di avviare un utilizzo sociale dell’immobile ed è stato stipulato un contratto di affitto tra l’amministratore giudiziario e la nostra cooperativa. Poi, dal momento in cui l’iter giudiziario è andato avanti e si è concretizzata la condanna definitiva, è passato tutto in mano all’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati. A luglio 2015 il Comune di Formello è diventato proprietario visto il decreto dell’ANBSC e ha garantito la continuità delle attività che la cooperativa aveva concordato con l’amministrazione giudiziaria, il tutto nelle more di un bando di gara che ancora non è stato pubblicato”, aggiunge.

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Si tratta di un bene di oltre tremilacinquecento metri situato nel territorio comunale di Formello e confiscato nel 2011 alla società Adonis, che secondo i magistrati era collegata alla ‘ndrina dei Gallico di Palmi. Al centro delle iniziative svolte dalla cooperativa all’interno della tenuta, i campi di formazione e volontariato di Libera, andati avanti per tre anni consecutivi, poi laboratori con i ragazzi dei centri diurni e con gli adolescenti del centro giovanile del Comune, tutte attività sporadiche perché la gestione non era definitiva. La precedente amministrazione comunale di Formello l’aveva immaginata come una struttura adatta per realizzare una casa famiglia per minori ma in realtà, secondo quanto sostiene Carducci, da quando la villa è stata assegnata al Comune di Formello, si è fermato tutto. “La classica burocrazia che rallenta la gestione dei beni confiscati si è concretizzata anche su questo bene – accusa l’uomo –. Siamo un po’ dispiaciuti, perché abbiamo prestato la nostra opera imprenditoriale a sostegno del disegno di quel giudice che ha voluto provare ad avviare una gestione speciale di un bene sequestrato e non ancora confiscato, andando ad abbattere i costi e le lungaggini che caratterizzano la gestione dei beni confiscati”, ammette.
Oggi, dal percorso di fusione tra le cooperative Sinergie e Alice, è nata Alicenova che si occupa di servizi sociosanitari educativi, nelle province di Viterbo e Roma, della gestione di centri diurni, di assistenza domiciliare, oltre all’accoglienza di richiedenti asilo con il modello dell’accoglienza diffusa, aggregazione giovanile e attività di impresa con l’assunzione di persone con difficoltà economiche. “In particolare – spiega il presidente Andrea Spigoni – abbiamo un settore agricolo dove oltre alla parte produttiva, seguita dalla cooperativa Fattorie solidali che è uno spin-off di Alicenova, effettuiamo servizi riabilitativi per persone con disagio psichico, con problemi di dipendenza e di vario tipo, poi abbiamo un settore di grafica e stampa e un altro turistico tramite il quale gestiamo un ostello a Formello, un casale nella riserva naturale Monte Rufeno, due piccoli alberghi ad Acquapendente, e ancora servizi di pulizia in due Comuni, un’università agraria, un’industria privata e un cinema, con diversi lavoratori impegnati”.
A Nepi, in provincia di Viterbo, nel 2015 la Alicenova ha avuto assegnata – insieme alle cooperative Punto e a capo, Gea e Fattorie solidali – un’azienda agricola confiscata alla camorra, che verrà trasformata in luogo di aggregazione e formazione. “Metteremo su un progetto di agricoltura sociale, con laboratori per le attività riabilitative, un piccolo progetto di residenzialità che garantirà anche la guardiania, un punto per la vendita di prodotti nostrani col marchio Sémina e ristorazione”, spiega il presidente. Intanto è stata riattivata la corrente e sono stati ripuliti gli spazi. Il bene, confiscato al clan Nuvoletta nel 1997, comprende tre ettari di terreno e spazi che si estendono per quattrocento metri quadri, con un casale, una piccola abitazione e alcune stalle. Tutte strutture che necessitano di essere ristrutturate. “Stiamo cercando le risorse, adesso c’è anche la possibilità di ottenere finanziamenti a tasso zero per i beni confiscati, intanto ci è stato finanziato un progetto dall’Inail per la bonifica di una parte dei tetti in amianto” conclude Spigoni.

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