Inchiesta sui beni confiscati in Sicilia. Capitolo 5. I beni immobili confiscati

CAP. V

I BENI IMMOBILI CONFISCATI

  1. LE CRITICITA’ DEGLI ENTI LOCALI

Altro aspetto che la nostra inchiesta ha ritenuto di dover esplorare è legato alle modalità di gestione dei beni immobili definitivamente confiscati, ed in particolar modo di quelli affidati agli enti locali.

Un approfondimento che ha riguardato le province di Palermo, Catania, Messina e Trapani, provando a individuare le cause delle principali criticità che frenano la concreta azione di recupero e valorizzazione di questi beni. Una su tutte: il loro mancato impiego (per le ragioni più varie che vedremo) e la sempre più frequente “occupazione abusiva” degli stessi. Altra lacuna: l’assenza (o l’obsolescenza) dei regolamenti comunali che dovrebbero disciplinare questa materia, come ci ricorda il portavoce del Forum del Terzo Settore, Pippo Di Natale:

DI NATALE, portavoce Forum del Terzo Settore della Sicilia. Una delle cose che noi abbiamo chiesto è che tutte le amministrazioni pubbliche, a partire dai comuni, dagli enti locali, si dotassero di un regolamento sull’assegnazione dei beni, perché la trasparenza è il primo passo fondamentale per la legalità. Tu mi devi dire come intendi assegnare questo bene… Io so, ad esempio, che al comune di Palermo c’è ancora un vecchio regolamento e il nuovo regolamento è in consiglio non so da quanti mesi senza che si possa votare e, quindi, approvare.1

PROVINCIA DI PALERMO

Leggiamo innanzitutto i dati, così come rappresentati dal prefetto Forlani nella relazione trasmessa a questa Commissione2. I beni in provincia di Palermo sono complessivamente 6023. Quelli gestiti dall’Agenzia sono 2091, di questi 1486 oggetto di provvedimenti definitivi di confisca. 3932 invece, sono i beni immobili destinati, di questi: 678 sono mantenuti al patrimonio dello Stato; 2875 sono stati trasferiti ai Comuni (di cui 1300 ai fini sociali); 173 sono destinati alla vendita; 206, infine, sono utilizzati per il reintegro del patrimonio aziendale.

Si tratta di una delle più alte concentrazioni di beni confiscati in Italia che, ovviamente, deve fare il conto, come detto, col fatto che molti risultano tuttora occupati. Ecco quali sono le azioni di contrasto poste in essere dalla Prefettura di Palermo.

FORLANI, prefetto di Palermo. Il nucleo di supporto aveva già avviato e svolto in molti casi – soprattutto nell’ultimo quinquennio – una attività per la liberazione degli immobili occupati secondo un ordine di priorità, dato fondamentalmente dalla causa dell’occupazione. L’occupazione, per esempio, dei vecchi proprietari nei cui confronti viene adottata la confisca; l’occupazione protratta da terzi, che avevano in locazione questi beni; e la terza è l’occupazione totalmente abusiva, quindi di un terzo soggetto che si introduce… Su richiesta dell’Agenzia nazionale e dell’Autorità giudiziaria, sono state trattate nell’ultimo quinquennio 85 richieste di sgombero, di cui 72 eseguite… Al momento del mio arrivo c’era un programma di almeno una quindicina di immobili da liberare. Tutto ciò è stato rinviato in conseguenza delle misure collegate al covid. Ora stiamo riprendendo…

L’azione dei nuclei di supporto, dunque, è stata qui di primaria importanza. E, come sottolineato dal prefetto Forlani, non si è limitata alla sola attività di programmazione e pianificazione dello sgombero. C’è anche un delicato lavoro di accompagnamento – quale longa manus dell’Agenzia – che i nuclei prefettizi sono chiamati a svolgere nella fase immediatamente precedente all’assegnazione del bene. Un aspetto assolutamente non secondario che vale la pena puntualizzare.

FORLANI, prefetto di Palermo. Attraverso i Nuclei di supporto vengono raccolte informazioni sui potenziali beneficiari, sugli aspiranti, siano assegnatari dei beni confiscati, siano aziende che, in qualche modo, vogliono prendere in affitto un’altra azienda o sono interessati all’acquisto del bene.

Accanto all’attività della prefettura, va menzionato il compito assolto dal Consorzio Sviluppo Legalità3 che dal maggio 2000 raccoglie otto Comuni della provincia di Palermo (Altofonte, Camporeale, Corleone, Monreale, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello e San Giuseppe Jato) al fine di amministrare in forma associata e per finalità sociali i beni confiscati. Una mission che trova concreta applicazione nel momento in cui terreni improduttivi vengono trasformati in opportunità di sviluppo e lavoro per giovani disoccupati.

E in tal senso, il trend per il Consorzio è assolutamente positivo e questo anche grazie ad una banale, ma quanto mai preziosa, clausola statutaria. Quale? Ce lo spiega direttamente il direttore dell’ente, l’avvocato Guarino:

GUARINO, Direttore generale Consorzio Sviluppo e legalità. Quando la Prefettura di Palermo volle la creazione di questo Consorzio, abbiamo elaborato uno Statuto e con una norma, approvata dai consigli comunali dei vari comuni aderenti, è stato previsto l’obbligo giuridico di conferire da parte dei comuni al Consorzio tutti i terreni aventi natura agricola. Per dare contenuto a questa iniziativa dovevamo prevedere l’obbligo giuridico di trasferimento dei beni… altrimenti si annacquava l’esperienza.

Una scelta politica e di buon senso, come la definisce Guarino, che però è chiamata a scontrarsi con una delle principali carenze normative del sistema: la disapplicazione della legge n. 109 del 1996 che disciplina la destinazione di parte delle risorse confiscate alle mafie proprio al recupero dei beni:

GUARINO, Direttore generale Consorzio Sviluppo e legalità. La legge 109 prevedeva originariamente che parte delle risorse confiscate alla mafia venissero utilizzate per il recupero dei beni. Oggi quella norma di fatto è totalmente disapplicata. Quale è il risultato? La stragrande maggioranza dei beni assegnati agli enti territoriali vengono consegnati in condizione di totale abbandono.

Tuttavia, un rimedio ci sarebbe. E, secondo Guarino, andrebbe rintracciato proprio nello strumento consortile:

GUARINO, direttore generale Consorzio Sviluppo e legalità. Ci sono, come possiamo dire, procedure per i fondi comunitari, procedure complicate… molto spesso è difficile per gli enti locali riuscire ad entrare nei meccanismi dei fondi comunitari.

FAVA, presidente della Commissione. Per questo servirebbe il consorzio?

GUARINO, direttore generale Consorzio Sviluppo e legalità. Certo.

Professionalità, dice Guarino. La principale risorsa su cui si dovrebbe investire in un settore che troppo spesso sembra essere affidato a pratiche e procedure del tutto improvvisate.

Per fortuna non è sempre così, stando ai dati che abbiamo raccolto. Il comune di Palermo, per esempio, prevede nella propria pianta organizzativa un ufficio specifico. Che impatto concreto ha una simile impostazione sulla gestione dei 967 beni assegnati?4

AGNELLO, dirigente Servizio ‘Beni confiscati, inventario e demanio’ del comune di Palermo. Come è noto, la normativa prevede che i beni confiscati vengano assegnati in via prioritaria allo Stato e solo in via secondaria ai Comuni. Questo ha determinato per i Comuni una scelta molto ridotta. In passato, anche per il valore simbolico che rappresentano, il Comune di Palermo ha acquisito, praticamente, tutto ciò che la Prefettura proponeva. Col risultato che abbiamo avuto delle grosse difficoltà di utilizzo perché molti beni arrivavano già in stato di degrado avanzato ovvero occupati o vandalizzati… Comunque, su 967 beni ne abbiamo parecchi già assegnati e restano da assegnare una novantina di beni. (…) il Comune di Palermo si è dotato di uno strumento che garantisce l’efficacia dell’utilizzo dei beni: è stato tra i primi a farsi promotore della possibilità di utilizzare gli appartamenti per scopi di edilizia residenziale pubblica.

Ad aprile 2020 il Comune ha indetto un bando per la concessione gratuita di immobili confiscati (circa una novantina). Che tipo di attività di controllo è stata posta in essere per evitare che questi beni risultino poi occupati?

AGNELLO, dirigente Servizio ‘Beni confiscati, inventario e demanio’ del comune di Palermo. Noi chiediamo che siano liberi… la Prefettura li ha già controllati, non potrebbe mai consegnare un bene che è ancora nella disponibilità del prevenuto o dei suoi parenti. Ma non si può escludere che successivamente intervengono occupazioni illegittime: noi per questo abbiamo un Nucleo di Polizia municipale dedicata alla verifica dei beni confiscati sul territorio…

Controlli periodici da parte di specifici nuclei della polizia municipale. Preventiva assicurazione che il bene sia libero. Tratteniamo in memoria le parole della dottoressa Agnello perché ci torneranno utili nel prosieguo della nostra relazione. Prima, però, lasciamo spazio ad una chiosa critica che merita di essere condivisa.

AGNELLO, dirigente Servizio Beni confiscati, inventario e demanio del comune di Palermo. Elementi di miglioramento ci sono sempre. Certamente la riduzione dei tempi tra sequestro e assegnazione è uno di quelli. Anche il fatto che l’ente locale sia destinatario di beni un po’ di risulta… il fatto che l’Agenzia non dia nessun tipo di supporto economico non tanto la manutenzione, quanto proprio il ripristino di alcuni beni… Io ritengo che da alcuni sequestri derivino introiti parecchio importanti, parte di questi potrebbero essere oggetto di un fondo per il miglioramento dei beni immobili: non tanto per la loro gestione ma proprio per poterli rendere utilizzabili prima che siano assegnati all’ente locale.

SCHILLACI, componente della Commissione. Volevo tornare un attimo sui controlli successivi all’assegnazione, perché mi sono state segnalate diverse assegnazioni di beni su Palermo non proprio congruenti, sulle attività che poi venivano realizzate dalle associazioni richiedenti…

AGNELLO, dirigente Servizio Beni confiscati, inventario e demanio del comune di Palermo. Allora, i controlli vengono effettuati da agenti di Polizia municipale, da questi emergono delle anomalie, per le quali siamo in grado di porre rimedio e richiedendo la decadenza dell’assegnazione…

SCHILLACI, componente della Commissione. Quanti di questi beni, diciamo, sono stati oggetto di decadenza?

DI MATTEO, responsabile U.O. Beni confiscati, inventario e demanio del comune di Palermo. Talvolta abbiamo avuto delle segnalazioni di comportamenti non appropriati, allora abbiamo fatto le nostre verifiche, abbiamo chiesto chiarimenti e poi abbiamo portato avanti gli atti consequenziali.

SCHILLACI, componente della Commissione. E quanti beni sono stati oggetto di decadenza?

AGNELLO, dirigente Servizio Beni confiscati, inventario e demanio del comune di Palermo. Il dato numerico adesso non è disponibile perché consideri che sono veramente più di dieci anni di lavoro, quindi dare un dato così generico è impossibile in questo momento…

PROVINCIA DI CATANIA

Decisamente più complessa è la situazione della provincia di Catania5. Qui, la visione d’insieme, per così dire, è ancora in corso di definizione, con molte buone intenzioni, al momento solo enunciate.

SAMMARTINO, prefetto di Catania6. Con una recente circolare del 13 novembre, che io ho indirizzato alle amministrazioni locali assegnatarie di beni, e per conoscenza alle Forze dell’ordine e al Presidente del Consorzio etneo Legalità e sviluppo… ho chiesto alle singole amministrazioni comunali un monitoraggio puntuale dei beni assegnati, sia di quelli che sono utilizzati direttamente per fini istituzionali, sia di quelli utilizzati per fini sociali, rinviando ad una specifica riunione con le singole amministrazioni e il nucleo di supporto per la verifica e la puntualizzazione di punti di criticità per quanto riguarda la gestione dei beni confiscati.

Monitoraggio che dovrebbe riguardare anche il problema dei beni confiscati ma tuttora occupati abusivamente. Avremo modo di vedere nel paragrafo successivo come questa patologia abbia riguardato persino alcuni beni indicati dall’Agenzia nel bando di assegnazione diretta ai soggetti del Terzo settore.

SAMMARTINO, prefetto di Catania. L’aspetto dell’occupazione è proprio quello che stiamo verificando con il Comune di Catania. Con il nucleo di supporto si sta verificando in dettaglio, bene per bene, intanto, la coincidenza tra la destinazione e l’uso effettivo del bene e, nello stesso tempo, se ci sono punte di criticità. È un lavoro in corso che è iniziato e continueremo anche con le altre amministrazioni locali.

In realtà, proprio con riferimento al funzionamento del nucleo di supporto della prefettura etnea, questa Commissione ha registrato alcune incongruenze.

Ricordiamo, ancora una volta, che i nuclei di supporto, sono un fondamentale strumento strategico di cui si avvale l’Agenzia, ai sensi dell’art. 112, comma 3, del Codice Antimafia, “per le attività connesse all’amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati anche in via non definitiva, nonché per il monitoraggio sul corretto utilizzo dei beni assegnati”. Insomma, buona parte dei problemi di gestione e di corretta amministrazione che abbiamo riscontrato avrebbero dovuto trovare nel lavoro dei nuclei di supporto una soluzione concreta.

Ed è proprio a rafforzamento dell’attività di detti nuclei che dal 2017 sono stati avviati per le prefetture delle quattro Regioni obiettivo-convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) alcuni progetti di finanziamento nell’ambito del PON LEGALITA’ – FESR/FSE 2014 – 2020 Asse 5 – Azione 2.2, attraverso specifici servizi di consulenza. Tre le prefetture beneficiarie nell’isola: Catania, Trapani e Ragusa7.

Come risulta dalle sezioni “amministrazione trasparente” delle prefetture, e come conferma un’inchiesta del giornalista Salvo Catalano, ci sono due grandi società di consulenza aziendale che ricorrono con maggior frequenza tra i soggetti aggiudicatari: Ernst & Young e Deloitte.

La prefettura di Catania aggiudica tre lotti (in principio erano quattro, ma poi sono stati ridotti a seguito di una rimodulazione del progetto8) per una spesa pari a circa 242.877,00 euro9, così come di seguito ricapitolata:

Lotto 1: Studio Tributario EY Milano (Ernst & Young). Oggetto del contratto: “servizio specialistico legale”. Importo: 52.780,00 euro + iva.

Lotto 2: RTI Contesti (mandante) e Studio Legale Associato (Deloitte, mandataria). Oggetto del contratto: “servizio specialistico tecnico”. Importo: 62.000,00 euro + iva.

Lotto 4: Contesti. Oggetto del contratto: servizio specialistico per la definizione dei processi e dei modelli organizzativi. Importo: 84.300,00 euro + iva.

Tutti ottimi partner, sulla carta, per un rilancio dei nuclei di supporto. Ma sono mai partite queste attività di consulting che, leggiamo dagli atti, debbono necessariamente concludersi entro il 31 dicembre 2021?

Scrive il giornalista Catalano10:

In tre anni nulla è stato fatto, se non l’aggiudicazione dell’appalto ad alcune importanti società di consulenza (tra cui Deloitte ed Ernst & Young). Dalla Prefettura di Catania fanno sapere che le prime attività sono iniziate solo lo scorso giugno. Ma nei primi mesi, si è trattato di «supporto da remoto, visto il periodo» e «riunioni organizzative per capire quali sono i nodi da rimuovere». (…) Una delle poche certezze di questo bando è che nulla veramente è stato fatto sul campo… non è mai stato fatto un sopralluogo in nessuno dei beni e pare che concretamente non sia stata messa in campo nessuna azione.

Ecco qual è, sul punto, la risposta del prefetto Sammartino:

SAMMARTINO, prefetto di Catania. È un progetto che è stato promosso a suo tempo dal precedente prefetto e poi sviluppato nel corso di quest’ultimo periodo. Ha avuto inizio a giugno… è iniziata l’attività di individuazione dello sviluppo progettuale ed è in elaborazione…

In attesa degli esiti di queste consulenze, il nucleo di supporto della prefettura di Catania, osserva Catalano nel corso della sua audizione, è fermo:

CATALANO, giornalista. Dalle notizie che ho, il Nucleo di supporto non funziona. Qualcuno sostiene che questo supporto per lungo tempo non sia stato neanche attivato e forse solo adesso si sta in qualche modo attivando.

Una valutazione, quest’ultima, confermataci indirettamente anche dal capo centro della DIA di Catania, il dottor Mosca:

FAVA, presidente della Commissione. La sensazione che abbiamo ricavato in Commissione è che questi Nuclei di supporto abbiano funzionato poco o nulla. Me lo conferma?

MOSCA, Capo Centro della DIA di Catania. Questo io non posso confermarlo nella misura in cui non ho mai partecipato a questi Nuclei di supporto… Sicuramente, alla luce delle esperienze che le dicevo, se fatti funzionare, sono l’unico baluardo contro l’occupazione abusiva, ma anche contro il deterioramento di questi beni… Ripeto, io credo che il fulcro del problema sia proprio quello di affiancare agli amministratori o ai coadiutori giudiziari questi Nuclei di supporto, affinché possano funzionare anche da pungolo nei loro confronti.

FAVA, presidente della Commissione. Lei ci conferma, quindi, che la DIA di Catania non è stata, almeno recentemente, mai coinvolta nei Nuclei di supporto della Prefettura?

MOSCA, Capo Centro della DIA di Catania. No, da quando sono qui io non mi sembra.11

Altro aspetto emblematico del territorio catanese è la quiescenza che a lungo ha riguardato il Consorzio Etneo per la legalità e lo sviluppo12 e che il prefetto Sammartino ha contribuito ad interrompere.

SAMMARTINO, prefetto di Catania. Rivitalizzare la funzione del Consorzio è uno degli altri obiettivi che mi sono posto… nella circolare che ho fatto alle amministrazioni comunali, quella del 13 novembre, ho proprio richiamato, fra gli strumenti da utilizzare in maniera privilegiata, il conferimento dei beni stessi al Consorzio… L’anno scorso, scaduti i poteri al precedente Consiglio d’Amministrazione, dovevo assumere la determinazione di designare il nuovo presidente e mi sono accorto che dal 2012 il Consorzio non aveva operato alcun ulteriore conferimento di beni.

Ho fatto una lettera ai Comuni aderenti al Consorzio… anche un invito a rimeditare le funzioni del Consorzio dal punto di vista degli obiettivi che il Consorzio stesso deve perseguire. Ci sono state lunghe interlocuzioni, un dialogo all’interno dell’Assemblea dei sindaci, poi il nuovo Presidente è stato designato da me e votato dall’Assemblea dei sindaci. Già il Consorzio sta raggiungendo un ulteriore importante risultato che è l’associazione di un nuovo Comune, quello di San Gregorio, dove insiste, come sappiamo, un bene simbolo che è la casa di Santapaola, dove è stata uccisa Grazia Minniti, la consorte di Santapaola. Questo è un bene che viene conferito in queste ore…

Non c’era stato nessun nuovo conferimento dal 2012 ci dice il Prefetto di Catania. Per quale ragione? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Bongiorno, segretaria del Consorzio per la legalità e lo sviluppo.

BONGIORNO, segretario consortile. Diciamo che, probabilmente, c’è stato, mi passi il termine, un difetto di comunicazione dei soggetti a vario titolo coinvolti in questo processo, nel senso che probabilmente non c’è stata una sinergica collaborazione. Una sorta di corto circuito nella comunicazione… probabilmente dettata anche da una poca azione di impulso da parte del Consorzio… proprio nell’ambito dell’ultimo PON Legalità 2014/2020, il Consorzio aveva cercato ovviamente di presentare delle proposte progettuali e l’Agenzia nazionale e il Ministero hanno comunicato che i Consorzi non erano soggetti deputati a presentare delle proposte progettuali. (…)

Gran parte dei beni che sono stati assegnati al patrimonio degli Enti, non sono conferiti al Consorzio, c’è una sorta di riluttanza… lo Statuto lascia loro delle prerogative sulla possibilità o meno di conferire i beni. Posso presumere probabilmente una “mancanza di fiducia” per la struttura consortile, inerzia, possono essere tante le motivazioni… però c’è non mai stata una motivazione formalizzata attraverso una comunicazione ufficiale.

Una situazione che sta fortunatamente registrando, grazie all’impulso della nuova governance data dal prefetto Sammartino, un’inversione di tendenza.

BONGIORNO, segretario consortile. Negli ultimi mesi sia gli organi del Consorzio che la stessa Prefettura hanno compulsato i Comuni nel senso di sensibilizzarli maggiormente al conferimento e all’interlocuzione con il Consorzio stesso. Mi riferisco, in particolare, ad una richiesta inoltrata a tutti i Comuni consorziati per il censimento e la mappatura di questi beni. Una ulteriore richiesta è stata inoltrata nel mese di luglio 2020 all’Agenzia nazionale a firma del Presidente del Consiglio di amministrazione, mirante anche qui ad avere una mappatura, un censimento puntuale di questi beni.

FAVA, presidente della Commissione. La risposta?

BONGIORNO, segretario consortile. Nessuna.

Non meno problematica è la situazione in cui versa il Comune di Catania, così come ci hanno segnalato varie associazioni: l’ASAEC (Associazione Antiestorsione di Catania) e i Siciliani Giovani.

GRASSI, presidente ASAEC. Abbiamo partecipato alla stesura del regolamento che prevede le modalità di affidamento dei beni confiscati alle mafie. Nel 2014 è stato completato questo Regolamento poi adottato dal Comune di Catania. È quello sul quale noi siamo partiti per chiedere che vengano messi a bando i beni confiscati alle mafie presenti nella lista del Comune di Catania, cosa che dal 2016/2017 non è più avvenuta.

LANTIERI, vicepresidente della Commissione. Come mai?

GRASSI, presidente ASAEC. Noi siamo andati a parlare direttamente con i dirigenti degli uffici preposti del comune di Catania, i quali hanno addotto quale giustificazione il sottodimensionamento del personale che impediva di promulgare questo avviso per avviare la procedura di evidenza pubblica e poi affidare il bene a quelle associazioni più meritevoli. Lo abbiamo richiesto due anni fa, abbiamo insistito di nuovo un anno fa… la risposta è stata sempre la stessa. I beni nel frattempo si deteriorano…

***

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Il Comune di Catania ha 120 beni confiscati già destinati. Di questi 120 beni, solo 35 sono effettivamente nella disponibilità del Comune… Noi abbiamo potuto parlare con l’ingegnere Trainiti che è il direttore della direzione Patrimonio del Comune di Catania e con l’architetto Catalano funzionario del Comune di Catania che si occupa specificatamente dei beni confiscati, ci hanno informato che loro materialmente non hanno le chiavi…

Doglianze e preoccupazioni che abbiamo girato direttamente all’ingegnere Trainiti, dirigente della Direzione Patrimonio del Comune di Catania, ufficio dedicato agli alloggi di edilizia residenziale pubblica e, contemporaneamente, anche ai beni confiscati13.

FAVA, presidente della Commissione. Ingegnere ci può dire quanti sono i beni confiscati nella disponibilità del comune di Catania.

TRAINITI, dirigente Direzione Patrimonio comune di Catania. In tutto tra assegnati e destinati sono 130 immobili, di questi 31 sono terreni e 99 sono immobili fabbricati. Di questi 99, ahimè, purtroppo ancora 58 sono solo destinati ma non consegnati, perché con i coadiutori non sempre si ha facilità di sopralluoghi… comunque stiamo cercando di risolvere la questione… Dei 41 rimanenti, 17 sono assegnati ad associazioni, 12 sono utilizzati dall’Amministrazione direttamente, 2 stiamo curando gli interventi di manutenzione straordinaria, perché ahimè il più delle volte questi immobili vengono trasferiti in condizioni pietose. Altri 3 li abbiamo inseriti con finanziamenti a carico del PON Legalità. Di fatto non utilizzati sono 7 beni.

Trainiti, dunque, conferma il disallineamento tra i beni destinati dall’Agenzia e quelli effettivamente assegnati al Comune, “perché non sempre è facile fare i sopralluoghi con i curatori giudiziari”. Ma continuiamo.

FAVA, presidente della Commissione. Il Consiglio comunale deliberò più di sei anni fa un regolamento per l’affidamento dei beni confiscati, regolamento che prevedeva un avviso pubblico per l’assegnazione. Il presidente dell’ASAEC ci ha detto che è stato effettuato da allora un solo avviso pubblico per la concessione di un bene, diventato poi il “Giardino di Scidà”.

TRAINITI, dirigente Direzione ‘Patrimonio’ del Comune di Catania. Assolutamente sì, Presidente.

FAVA, presidente della Commissione. Come mai?

TRAINITI, dirigente Direzione ‘Patrimonio’ del Comune di Catania. Abbiamo ritirato un altro avviso, che era stato pubblicato quasi contemporaneamente a questo del “Giardino di Scidà” perché l’immobile era totalmente distrutto… Torno a ripetere, è sicuramente mancanza nostra, mia, non avere pubblicato ulteriori bandi. Materialmente, tenuto conto della reale disponibilità dell’Amministrazione, cioè di quelli realmente assegnati… sono solo tre terreni e poi delle casupole, che stanno in piedi solo per scommessa…

In sostanza, secondo quanto ci dice Trainiti, il Comune di Catania non avrebbe poi così tanti beni da mettere a bando. Ne prendiamo atto. Veniamo al punto “occupazione abusiva”.

TRAINITI, dirigente Direzione ‘Patrimonio’ del Comune di Catania. Ricordo l’ultima convocazione con l’Agenzia nazionale che fu tenuta in Prefettura, mi riferisco al 2016… l’ANBSC aveva preteso che prendessimo in consegna gli immobili a prescindere che gli stessi fossero più o meno occupati. Ero presente io a quella riunione e chiesi “vabbè, se mi rilasciate una dichiarazione che l’immobile è libero da persone e cose, io firmo il verbale di presa in consegna dell’immobile”. Ovviamente se ne sono ben guardati.

Se mettiamo la dichiarazione dell’ingegnere Trainiti (Comune di Catania) a fianco di quella della dottoressa Agnello (Comune di Palermo), qui precedentemente riportata, sorge una domanda: come si spiega che l’approccio dell’Agenzia – all’atto di consegnare il bene – cambi così diametralmente a seconda dell’ente con il quale interagisce? È una domanda che abbiamo posto direttamente al direttore dell’ANBSC, il prefetto Corda. Prima di riportavi la sua risposta, però, c’è un’altra vicenda che merita di essere riportata.

A novembre 2020 il giornalista Antonio Condorelli riportava una notizia alquanto paradossale14, che ha determinato anche un accesso ispettivo da parte di uno dei componenti di questa Commissione, l’onorevole D’Agostino.

Acireale, in una delle zone più esclusive, nel 2005 è stata confiscata una villa di lusso, sospesa tra il mare e la collina, a un personaggio di spessore: Giuseppe Cavallaro detto Pippo. In stretti rapporti “solo d’amicizia”, sottolinea lui, con il famigerato clan Laudani. (…) Altro paradosso, questa cosa confiscata è lievitata nel tempo ed è in parte abusiva, “un pochettino allargata”, come dice Pippo. Quindi: quale sarebbe la parte della moglie di Cavallaro? Quella regolare catastalmente, o l’altra?

Riepilogando: c’è un bene che viene confiscato nel 2005. Nel novembre 2017 l’Agenzia lo assegna al Comune di Acireale. Nel frattempo, il soggetto proposto non se n’è mai andato. Anzi, ha anche posto in essere delle modifiche catastali. Come è stato possibile tutto ciò? Lo abbiamo chiesto direttamente al sindaco di Acireale, l’ingegnere Stefano Alì.

FAVA, Presidente della Commissione. L’Agenzia era al corrente quando l’ha messa in possesso di questi tre immobili che erano ancora occupati?

ALÌ, sindaco di Acireale. Si, perché ad ottobre 2018 è l’Agenzia che fa l’ordinanza di sgombero…

FAVA, Presidente della Commissione. L’Agenzia aveva notificato, che lei sappia, anche alla Prefettura e alle forze dell’ordine la necessità di procedere con questo sgombero o l’ha semplicemente notificato al Comune perché procedesse con i Vigili?

ALÌ, sindaco di Acireale. L’ha trasmesso alla Polizia locale per notificarlo agli occupanti… Noi stiamo cercando di capire com’è che i Vigili Urbani si presentano, scoprono che la casa è occupata, notificano l’ordinanza di sfratto e per due anni nulla accade.

D’AGOSTINO, componente della Commissione. In questi due anni, come ha detto, di disattenzione, lei era personalmente a conoscenza del fatto che ci fossero questi immobili di disponibilità del Comune ma che di fatto non venivano caricati nel patrimonio?

ALÌ, sindaco di Acireale. Ad agosto di quest’anno ho partecipato ad un seminario di Libera in cui è stato fatto un report sulla situazione degli immobili sequestrati alla mafia e in questo report mi è stato segnalato che c’erano questi tre immobili.

D’AGOSTINO, componente della Commissione. I Vigili Urbani a lei non l’hanno mai informata nel 2018, quando hanno fatto la notifica dell’ordinanza, del fatto che il Comune fosse stato assegnatario unico di questi beni, lei lo apprende nell’agosto del 2020.

ALÌ, sindaco di Acireale. Io nel 2018 non ero in copia di questa nota con cui la Polizia notificava l’ordinanza di sgombero.

D’AGOSTINO, componente della Commissione. Immagino che dall’Agenzia non sia seguita alcuna risposta… Adesso lei come pensa di determinarsi se non riceve risposte scritte da parte dell’Agenzia?

ALÌ, sindaco di Acireale. Questa è un’operazione che dobbiamo fare di concerto con la prefettura…

D’AGOSTINO, componente della Commissione. E quindi, al di là di questa azione burocratica di lettere scritte, non intende operare nessun’altra iniziativa, anche una telefonata che costringa un funzionario della prefettura a dirle “” o “no”?

ALÌ, sindaco di Acireale. La pubblica amministrazione si muove per atti, non per telefonate.

Abbiamo posto la questione anche al direttore Corda.

CORDA, Direttore dell’A.N.B.S.C. Stiamo parlando di espropri amministrativi, quindi stiamo parlando di un provvedimento che viene adottato dall’Agenzia. Ora, laddove questo non si sia realizzato, le ragioni possono essere le più varie, non sto parlando del caso di specifico, ovviamente, facciamo ragionamenti di carattere generale… Il primo dei quali è una valutazione che viene data dal punto di visto dell’ordine e della sicurezza pubblica dell’attuazione materiale dell’escomio di quel determinato soggetto… Possono esserci una serie di ragioni, alcune delle quali connesse alla situazione attuale, per esempio, il fatto che non si possa procedere agli sfratti in ragione della pandemia… possono esserci delle altre motivazioni che possono essere legate alla condizione del soggetto, se questi avesse nel proprio nucleo familiari delle situazioni particolare: minori, persone anziane e quant’altro…

FAVA, presidente della Commissione. Ma a prescindere dai casi di emergenza legati al covid adesso o dai casi previsti dal codice di figli minori e così via, per quale ragione lo sgombero non viene attuato? Le sto facendo il caso di una villa sul mare che è occupata abusivamente dal preposto da ventiquattro anni. Come è possibile?

CORDA, Direttore dell’A.N.B.S.C. Le valutazioni sono molto complesse e molto spesso legate non alla condizione soltanto territoriale ma a una condizione relativamente all’ordine e alla sicurezza pubblica… Lo sgomberò può essere fatto immediatamente proprio per ragione di ordine e sicurezza pubblica. Il sindaco chiama il prefetto; il prefetto fa intervenire immediatamente le forze di polizia chiunque sia l’occupante… Se per combinazione quest’operazione ha invece una durata più prolungata nel tempo, evidentemente c’è attività da Autorità Giudiziaria… E poi, un’altra cosa: quando questo bene viene consegnato al comune non succede mai che il bene sia occupato o che il sindaco non sappia quale sia la condizione del bene medesimo…

D’AGOSTINO, componente della Commissione. Però nel caso del sindaco di Acireale…

CORDA, Direttore dell’A.N.B.S.C. Consiglierei al sindaco di Acireale di rivolgersi al Prefetto di Catania!

Da ultimo, prendiamo atto di quanto riportato dal giornalista Simone Olivelli in un suo articolo del 12 febbraio 202115

Qualche settimana fa, al Comune di Acireale è arrivata una lettera dell’Anbsc in cui, rispondendo al sollecito dell’ente in merito all’esigenza di avviare le procedure per liberare la casa di via Mortara, è stato comunicato che di fatto l’ordinanza di sgombero emessa nel 2018 non ha più alcuna validità. Ad annullarla, infatti, è stato il Tar del Lazio che l’anno scorso ha accolto un ricorso presentato dalla consorte di Cavallaro. I legali della donna hanno portato all’attenzione dei giudici amministrativi una sentenza del 2008, in cui il tribunale civile di Catania riconosce nei suoi confronti «l’inefficacia del provvedimento di confisca emesso nel 2003». (…)

Gli stessi giudici, tuttavia, rimarcano come una soluzione da mettere in campo ci sarebbe potuta essere e sarebbe passata dal «garantire alla ricorrente la disponibilità della propria quota di proprietà, eventualmente anche attraverso il recupero del valore economico della stessa». Ovvero l’Agenzia nazionale per i beni confiscati avrebbe potuto offrire un indennizzo alla moglie di Cavallaro e, di conseguenza, legittimamente ambire ad acquisire l’immobile di via Mortara nella sua totalità. «Il contrasto alla criminalità organizzata è fondamentale e deve passare anche per il recupero dei beni acquisiti in maniera illecita – commenta il sindaco Stefano Alì a Meridionews – Per questo dico che bisognerebbe fare in modo di mettere in condizioni le istituzioni di completare le procedure, senza incappare in questo tipo di sorprese che rappresentano una sconfitta per lo Stato»

PROVINCIA DI MESSINA

Nel territorio della provincia di Messina sono presenti 1270 cespiti: 811 sotto la gestione dell’Agenzia e 495 già assegnati agli enti locali. È l’11% circa del dato regionale, ci spiega il prefetto Librizzi. Anche qui non mancano le difficoltà. La principale è rappresentata dal mancato interesse manifestato dai Comuni. Criticità a cui la locale prefettura ha cercato di fare fronte, già a partire dal novembre 2019, attraverso una conferenza di servizi alla quale hanno preso parte, tra gli altri, anche l’ex direttore Frattasi ed il procuratore capo della Repubblica del Tribunale di Caltanissetta, il dottor Maurizio De Lucia16. L’obiettivo era quello di velocizzare il processo di assegnazione dei beni (208, circa). Qual è stato il risultato finale? Ce lo riferisce il prefetto Librizzi nel corso della sua audizione.

LIBRIZZI, prefetto di Messina. Si era posta la necessità di agevolare l’assegnazione di questi 208 cespiti che erano in prevalenza terreni ad uso agricolo. A fronte di questa offerta l’adesione da parte dei Comuni è stata assolutamente scarsa, per cui sono stati assegnati soltanto 33 beni. Esiste una difficoltà connessa proprio alla tipologia del bene, terreni agricoli, spesso localizzati in zone impervie difficilmente raggiungibili… È un po’ la caratteristica dei beni che sono nel nostro territorio.

E quando non si tratta di terreni agricoli, le difficoltà sono legate all’estrema complessità del bene confiscato. È il caso, ad esempio, del Comune di Furnari.

LIBRIZZI, prefetto di Messina. Il Comune di Furnari è un piccolo comune, ha poco meno 3800 abitanti, tuttavia in una frazione di questo comune c’è il famoso villaggio “Portorosa”. Nell’ambito di questa struttura sono stati assegnati 96 cespiti tra appartamenti, box-garage, posti auto, con difficoltà contingenti perché spesso si tratta di un appartamento all’interno di una palazzina e quindi estremamente difficile da gestire. Il sindaco ha proposto anche iniziative con l’Università per utilizzarla come sede di Erasmus, però la situazione non ha avuto allo stato sbocchi.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, nella provincia peloritana non è stato costituito un “consorzio di legalità” tra i comuni interessati all’assegnazione e alla gestione dei beni confiscati.

LIBRIZZI, prefetto di Messina. Non abbiamo avuto nessuna adesione da questo punto di vista. In buona sostanza il problema allo stato rimane esclusivamente del comune…

FAVA, presidente della Commissione. Non potrebbe essere iniziativa della Prefettura promuovere la formazione del Consorzio? Chiamarsi i sindaci e dire: “proviamo a fare un esperimento…”.

LIBRIZZI, prefetto di Messina. Guardi, ci sono stati questi tentativi di mettere insieme i comuni che potessero essere portatori di interessi. È chiaro che questa volontà, magari espressa a voce, poi non si è tradotta in un atto costitutivo.

A fronte di simili situazioni, è utile fare menzione del suggerimento fornito a questa Commissione dal direttore dell’Agenzia, il prefetto Corda, relativamente alla possibilità di una cogestione del bene da parte di due o più Comuni. La buona pratica, in questo caso, viene dalla Lombardia:

CORDA, Direttore dell’A.N.B.S.C. In Lombardia una delle attività che è stata svolta è quella di mettere in comune, da parte di diversi enti locali, i beni. Cioè, un determinato bene che si trova situato in un determinato comune ma viene utilizzato anche da un altro comune… In Sicilia in modo particolare abbiamo grandi concentrazioni di beni all’interno di comunità molto piccole. Ora, per quanto noi possiamo volere incentivare, spiegare, donare, ma anche ristrutturare il bene medesimo all’interno del comune stesso, non avremmo una rispondenza perché quel comune ha spalle molto gracili per poter reggere un impatto così forte. Abbiamo comuni in cui ci sono più di 100 beni e non stiamo parlando necessariamente soltanto di piccoli apprezzamenti terreni… Allora, o noi troviamo un sistema per rendere comune questa esigenza… o noi ci troveremo davanti a rifiuti.

Discorso a parte per il capoluogo, come ci spiega la dottoressa Bertuccini, responsabile del “Servizio Patrimonio” del Comune di Messina17.

BERTUCCINI, responsabile del Servizio ‘Patrimonio’ del Comune di Messina. Noi abbiamo dato la disponibilità là dove c’era scritto libero. Una volta che l’Agenzia ci ha mandato le schede descrittive degli immobili, in molte invece non risultavano più liberi, ma risultavano occupati…

FAVA, presidente della Commissione. Sono le schede che vi manda l’Agenzia o direttamente il coadiutore?

BERTUCCINI, responsabile Servizio ‘Patrimonio’ del comune di Messina. Queste ce le manda l’Agenzia, sì, con tanto di protocollo eccetera. In alcune ho scritto “manca planimetria”… praticamente non so manco di che cosa si parla.

DE LUCA, componente della Commissione. L’ultima volta che il Comune ha fatto un bando per l’assegnazione dei beni confiscati, questo bando è rimasto aperto – era il 2013 – per 17 giorni, cioè le domande si potevano presentare dal 21 dicembre al 7 gennaio, ossia durante il periodo delle feste di Natale. Il bando, quindi, è andato anche deserto… La mia domanda è: oggi, il bando quanto resta aperto? Di nuovo 17 giorni oppure due o tre mesi?

BERTUCCINI, responsabile Servizio ‘Patrimonio’ del comune di Messina. Il bando è ancora al vaglio del dirigente. Sicuramente non sarà pubblicato sotto il periodo di Natale, penso.

DE LUCA, componente della Commissione. Posso raccomandarle che il bando resti aperto almeno un paio di mesi?

BERTUCCINI, responsabile Servizio ‘Patrimonio’ del comune di Messina. Almeno due mesi, certo. Io avevo scritto 60 giorni.

PROVINCIA DI TRAPANI

Veniamo, infine, alla provincia di Trapani, territorio cui l’attuale formulazione del Codice Antimafia (art. 5) dedica, in termini di competenze del Tribunale, specifica attenzione. Nella realtà trapanese – così come indicatoci dal prefetto Ricciardi – insistono 592 immobili confiscati. Di questi 43 sono mantenuti al patrimonio indisponibile dello Stato e ad assegnati ad amministrazioni statali per fini istituzionali. 549 sono stati assegnati al patrimonio indisponibile di enti territoriali ed in particolare 543 risultano assegnati ai Comuni, 34 alle Forze dell’ordine, 7 a varie amministrazioni statali, 6 alla Regione. Anche in questo caso vale il medesimo quesito: quali sono le percentuali di inutilizzo di detti beni?

RICCIARDI, prefetto di Trapani. Il Nucleo di supporto della Prefettura di Trapani mira anche al monitoraggio e alle attività di verifica dell’utilizzo dei beni, nel senso che si cerca di capire se e quali beni non vengono effettivamente utilizzati secondo gli scopi per i quali erano stati assegnati oppure se ci sono situazioni di abbandono, di degrado e di gestione inadeguata degli stessi, ed è questo un secondo elemento di criticità che le rappresento… Da una prima analisi emerge un consistente numero di beni che restano inutilizzati… La criticità è riconducibile al fatto che spesso e volentieri questi beni necessitano di ingenti interventi di manutenzione o di adeguamento e questo comporta che la ciclica proposizione di bandi vada deserta. Poi non si può non fare rilevare come spesso i comuni non dispongano di adeguate risorse finanziarie da destinare al ripristino e alla valorizzazione di questi beni confiscati.

Il dato riferito dal prefetto Ricciardi trova purtroppo conferma nel bilancio assai poco produttivo del Consorzio Trapanese per la legalità e lo sviluppo18 nato nel 2005: undici comuni aderenti ed un solo bene affidato!

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. 19 Il Consorzio è nato proprio per gestire i beni confiscati assegnati, ma di fatto il Consorzio ha un solo bene assegnato, mentre gli altri sono beni sono gestiti direttamente dai Comuni.

FAVA, presidente della Commissione. Qual è il bene che è stato assegnato?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. La sede del Consorzio, il secondo piano di un piccolo stabile di Castelvetrano.

FAVA, presidente della Commissione. E gli altri beni perché non sono stati assegnati al Consorzio?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Sono stati direttamente assegnati ai Comuni e i Comuni non hanno ritenuto di conferire la gestione al Consorzio… Questi Comuni hanno perfino difficoltà a pagare la quota (al Consorzio, ndr.) per continuare a stare nel percorso…

FAVA, presidente della Commissione. Qual è il Comune che ha la maggior parte di beni confiscati in questo momento?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Il comune di Castelvetrano ha la stragrande maggioranza dei beni confiscati di tutta la provincia di Trapani. Ma pensi che il comune di Castelvetrano ha rischiato di uscire dal Consorzio…

FAVA, presidente della Commissione. Cioè il comune di Castelvetrano era sul punto di uscire perché non poteva pagare la quota associativa?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Perché non paga la quota consortile ormai da diversi anni. Gli ultimi tre anni la quota del comune di Castelvetrano se l’è accollata l’Assemblea.

FAVA, presidente della Commissione. Ci aiuti a capire, dottoressa Marascia, se il comune di Castelvetrano, che ha la maggior parte dei beni della provincia di Trapani, si trova in condizione di dissesto finanziario al punto che si è dovuto far prestare la quota per aderire al Consorzio, per quale ragione non conferisce questi beni al Consorzio?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Guardi, Presidente, io sono molto contenta di questa audizione… sarà mia cura, domani mattina in chat, sollecitare i sindaci a trovare un punto di incontro perché altrimenti non ha senso.

FAVA, presidente della Commissione. Sono d’accordo con lei. Ma continuo a non capire: se lei dice al sindaco di Castelvetrano di conferire al Consorzio una parte di questi beni, viste le condizioni finanziarie in cui si trova il comune, perché le risponde di no? Con quali ragioni, argomentazioni?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Non credo che risponderà… dobbiamo sederci attorno ad un tavolo anche virtuale…

Ma a fronte di questo bilancio, quali sono state le iniziative assunte dalla locale prefettura? Le risposte della dottoressa Marascia non lasciano spazio a dubbi di sorta.

FAVA, presidente della Commissione. Ma c’è stata mai, da parte della Prefettura, in questi anni, stiamo parlando dal 2005 ad oggi, una sollecitazione perché questo Consorzio cominciasse a funzionare?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Io sono stata nominata direttore soltanto l’anno scorso…

FAVA, presidente della Commissione. E nel momento in cui il Prefetto la nomina direttore, cosa le dice? “Lei è direttore di un Consorzio che però non ha beni tranne l’edificio in cui ha sede…”?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Noi abbiamo, all’interno del CdA un componente del Consiglio di amministrazione nominato dal Prefetto, ma fino ad oggi non ho visto nessuna interazione tra noi e la Prefettura… Come direttore non sono mai stata convocata, diciamo che ci sentiamo col Prefetto, ci conosciamo…

Sul punto, la risposta del prefetto Ricciardi è essenziale.

RICCIARDI, prefetto di Trapani. Le confermo che al momento questo (il Consorzio per la legalità e lo sviluppo, ndr.) è un contenitore vuoto.

FAVA, presidente della Commissione. Come mai?

RICCIARDI, prefetto di Trapani. Presidente, come mai purtroppo me lo chiedo pure io, perché ho ricevuto anche lamentele da parte dei sindaci che fanno parte di questo Consorzio e anche loro non riescono a capire bene come mai questo Consorzio non operi nel pieno vigore degli scopi per il quale è stato costituito.

FAVA, presidente della Commissione. In realtà sono i Comuni che dovrebbero assegnare i beni al Consorzio.

RICCIARDI, prefetto di Trapani. I Comuni dovrebbero assegnare i beni al Consorzio, però, il Consorzio in sé poi non solo non li riceve, ma non fa niente per alimentare questa consegna da parte dei Comuni. Evidentemente c’è un’inattività sia da parte dei Comuni che da parte del Consorzio.

Abbiamo chiesto infine al prefetto Ricciardi a che punto siano le attività di consulting finanziate con il PON Legalità FESR/FSE 2014-2020. Servizi specialistici che la prefettura di Trapani ha aggiudicato ai seguenti soggetti (l’aggiudicazione definitiva è avvenuta nell’agosto 2020, mentre il progetto di finanziamento è del luglio 2017)20:

ERNST & YOUNG S.P.A. Oggetto contratto: servizio specialistico per le attività di esecuzione di indagini e valutazioni di natura patrimoniale, economica e finanziaria (due diligence finanziaria, contabile e fiscale) relative alle aziende confiscate. Importo: € 59.150,00 oltre IVA21.

ERNST & YOUNG FINANCIAL BUSINESS ADVISORS S.P.A. Oggetto contratto: servizio specialistico per la definizione dei processi e dei modelli organizzativi del nucleo di supporto all’ANBSC attivo presso la prefettura di Trapani e per il supporto al monitoraggio e l’analisi dei dati relativi ai beni sequestrati e confiscati. Importo: 77.000,00 oltre IVA22.

STUDIO LEGALE TRIBUTARIO (ERNST & YOUNG). Oggetto contratto: servizio specialistico per la risoluzione di specifiche criticità inerenti allo stato giuridico dei beni e delle aziende confiscati, con riferimento alle prospettive di recupero e/o ristrutturazione. Importo: € 63.700,00 oltre IVA23.

ING. PASSANTINO FRANCESCO. Oggetto contratto: servizio specialistico per l’analisi dello stato dei patrimoni immobiliari confiscati, con riferimento alle prospettive di recupero e/o ristrutturazione dei beni, nonché alla risoluzione di specifiche criticità di natura tecnica. Importo: € 75.439,00 oltre IVA24.

La risposta del Prefetto è contenuta nella relazione illustrativa trasmessaci successivamente alla sua audizione25:

I predetti progetti, benché affidati già nel mese di agosto del corrente anno, non risultano al momento operativi, in attesa dei provvedimenti di competenza dell’apposito ufficio di coordinamento, istituito presso la Prefettura di Palermo, e del definitivo nulla osta dell’Autorità di Gestione presso il Ministero dell’Interno.

  1. IL RUOLO DELLA REGIONE SICILIANA

In chiusura, una riflessione va fatta sulle modalità con le quali la Regione Siciliana gestisce i beni confiscati che le sono assegnati.

Attualmente fanno parte del patrimonio regionale 34 beni26 (30 a uso istituzionale e 4 a uso sociale). Abbiamo chiesto alla dottoressa Giuliano, dirigente del “Servizio per la legalità e per i beni confiscati alla criminalità mafiosa” della Regione siciliana di spiegarci quale sia la strategia con la quale vengono individuati i beni.

GIULIANO, dirigente del “Servizio per la legalità e per i beni confiscati alla criminalità mafiosa” della Regione siciliana. Sono assegnazioni che vengono acquisite per uso istituzionale prevalentemente per procedere a dismissioni di locazioni passive. Oltre a questo, abbiamo due sedi, una a Misilmeri e una a Petralia, abbiamo anche due sedi di assessorati, Assessorato beni culturali e attività produttive… Poi abbiamo anche altri immobili prevalentemente per uso d’archivio. Abbiamo anche altri immobili che sono stati acquisiti nel corso del tempo per uso sociale, anche per venire incontro a richieste da parte dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati o anche con interlocuzioni con le prefetture.

Più complesso è il capitolo sostegno agli enti locali per i progetti di riutilizzo o riconversione dei beni immobili assegnati. Si tratta per lo più, come ci illustra la dottoressa Giuliano, di interventi saltuari che non seguono una specifica pianificazione. Insomma, un modello di organizzazione al momento non c’è.

FAVA, presidente della Commissione. Ci sono degli strumenti di cui dispone la Regione Siciliana per sostenere i progetti di riutilizzo o di riconversione degli immobili che vengono assegnati agli enti locali o assegnati agli enti del terzo settore? La Regione è in condizione di farsi parte attiva e riavviare a utilizzo questi beni?

GIULIANO, dirigente del “Servizio per la legalità e per i beni confiscati alla criminalità mafiosa” della Regione siciliana. C’è un capitolo assegnato al Dipartimento delle Finanze assegnato al Servizio Demanio ma per interventi di rifunzionalizzazione per immobili assegnati al patrimonio della Regione non per quelli assegnati agli enti locali. Negli ultimi anni la Regione ha lavorato perché ci fosse anche un aiuto nei confronti degli enti locali.

FAVA, presidente della Commissione. Questo aiuto in cosa consiste?

GIULIANO, dirigente del “Servizio per la legalità e per i beni confiscati alla criminalità mafiosa” della Regione siciliana. È consistito nell’emanare dei bandi che hanno previsto risorse anche consistenti per la rifunzionalizzazione di questi immobili confiscati. Gli enti locali sostanzialmente denunciano questo come limite a una fruizione ottimale dei beni confiscati: la mancanza di risorse per la loro rifunzionalizzazione.

FAVA, presidente della Commissione. Che esito hanno avuto questi bandi?

GIULIANO, dirigente del “Servizio per la legalità e per i beni confiscati alla criminalità mafiosa” della Regione siciliana. C’è stata una seconda finestra nel 2019 e sono state assegnate parecchie somme e sono stati messi a finanziamento parecchi beni confiscati credo siano 5 o 6 per importi però ciascuno 500, 600 mila euro.

FAVA, presidente della Commissione. Ma è un intervento episodico o ha una sua strutturalità?

GIULIANO, dirigente del “Servizio per la legalità e per i beni confiscati alla criminalità mafiosa” della Regione siciliana. Credo che riguardi progetti di inclusione sociale in generale, quindi non necessariamente beni confiscati… non parte come rifunzionalizzazione dei beni confiscati.

FAVA, presidente della Commissione. Per quanto riguarda le imprese, che come lei sa sono il tasto dolente perché c’è una moria del 90% delle imprese prima sequestrate e poi confiscate, soprattutto in Sicilia dove risiede la maggior parte di queste aziende. Ci sono strumenti per monitorare queste aziende e per aiutarle quando rischiano la liquidazione?

GIULIANO, dirigente del “Servizio per la legalità e per i beni confiscati alla criminalità mafiosa” della Regione siciliana. Non ci sono degli strumenti. Come ha detto lei, non c’è un ufficio che si occupa di questo, anche perché dal punto di vista dell’assegnazione, l’azienda confiscata non passa dalla Regione. Per quanto riguarda gli strumenti, in una fase di programmazione dei fondi europei era prevista una misura in capo al Dipartimento Attività Produttive che però stanziava una somma piuttosto esigua, intorno ai 4 milioni di euro. Poi, in fase di riprogrammazione questa somma è venuta meno. Non mi risulta che ci siano altre misure specifiche per le aziende confiscate.

E sul punto, occorre riferire – al netto delle considerazioni già espresse nell’ultimo paragrafo del capitolo IV – alcune proposte pervenuteci nel corso dell’inchiesta.

LO BALBO, responsabile regionale territorio, beni e aziende sequestrate e confiscate dalla Cgil Sicilia. Noi chiediamo che la Regione istituisca un ufficio specifico sulle imprese e sui beni sequestrati e confiscati: che sia di raccordo, che dica ai siciliani che cosa è questo grande patrimonio, perché la Sicilia contribuisce dal 35% al 40% dei beni sequestrati o confiscati.

***

PAGANO, responsabile regionale Beni Confiscati Legacoop Sicilia. La Regione siciliana non mi pare che oggi abbia strumenti a sostegno dei beni confiscati né a sostegno delle cooperative. Questa Commissione dovrebbe proporre qualcosa che permetta alla Regione di dialogare, anche responsabilizzandole, con le associazioni di categorie… Se si confisca un’azienda che fa pomodori, si chiama la cooperativa migliore della Lega e le si chiede: “affiancala gratuitamente, insegnale a fare una buona salsa e poi tra uno o due anni, quando l’azienda sarà decollata, te ne vai” … Nel 2005 era stata costruita una proposta di legge di iniziativa popolare regionale che, tra le altre misure, prevedeva anche la costituzione di un fondo di rotazione… È un tema oggetto di dibattito da tempo.

***

LA PLENA, responsabile beni confiscati Confcooperative Sicilia. Sarebbe indispensabile una governance con un ruolo della Regione che possa fare l’osservatore, perché questi processi sono molto delicati e non possono essere abbandonati a se stessi, vanno seguiti da una governance istituzionale che diventi governance territoriale. Noi pensiamo che la Regione potrebbe istituire un osservatorio specifico, collaborando con l’Agenzia, con i Comuni e con le Prefetture.

  1. Le incongruenze del Bando dell’Agenzia

 

Pochi giorni prima di lasciare l’incarico di direttore dell’A.N.B.S.C., il prefetto Frattasi promuove un bando su un gruppo nutrito di beni immobili, ormai confiscati e non ancora assegnati. Il bando prevede che i beni possano essere assegnati direttamente ad associazioni del terzo settore senza dover transitare dagli enti locali. Una misura innovativa e, certamente, positiva che -nelle intenzioni della sperimentazione – dovrebbe dimezzare i tempi per destinare alle onlus che ne facciano richiesta case e terreni.

Nel bando finiscono mille lotti in tutta Italia, seicento solo in Sicilia. Le associazioni interessate devono chiedere di poter fare un sopralluogo per poi presentare un progetto di riuso del bene. Disponibilità finanziaria per sostenere le associazioni: un milione di euro, cifra simbolica se consideriamo che dovrebbe coprire tutti i mille lotti messi a bando.

La sostenibilità economica dei progetti è uno dei primi, immediati problemi che si pone. Ma il problema principale è l’urgenza imposta dalle procedure: il bando da tempi stretti per richiedere ed effettuare i sopralluoghi (il 10 ottobre 2020) e per presentare il relativo progetto (31 ottobre 2020, poi prorogato visto le vicende che andremo a descrivere27). E qui le buone intenzioni dell’Agenzia e del loro bando si misurano con una preparazione affrettata e superficiale ai limiti dell’incredibile: alcuni beni immobili sono letteralmente abusivi, altri sono placidamente occupati dai soggetti a cui teoricamente sarebbero stati confiscati, di altri c’è traccia solo sulle particelle catastali indicate nel bando, altri ancora non sono mai entrati del possesso e nella gestione dei coadiutori giudiziari che – letteralmente – ne ignorano l’esistenza.

Una serie imbarazzante di informazioni sommarie o errate sulle quali il bando, ovviamente, vacilla. È la ragione per cui, accogliendo la proposta dell’on. Di Pasquale, questa Commissione ha scritto al prefetto Corda chiedendo di sospendere i termini previsti dal bando per la presentazione dei progetti: richiesta che è stata accolta, spostando tali termini di 45 giorni rispetto alla scadenza prevista.

Ma ciò che è più grave è che ciascuno di questi vulnus non sia emerso dopo un’attenta ricognizione da parte dell’Agenzia ma solo quando le associazioni del terzo settore, richiesto il previsto sopralluogo, si sono trovate di fronte a beni inesistenti, occupati, abusivi, irrintracciabili… È grave che senza la loro testimonianza nulla avrebbe saputo l’ A.N.B.S.C.. È grave che questo necessario monitoraggio sia stato di fatto delegato a cooperative ed associazioni che si sono dovute sobbarcare il rischio di provare a svolgere sopralluoghi in appartamenti o su terreni ancora occupati dai vecchi proprietari mafiosi.

Le testimonianze che abbiamo raccolto da alcuni di loro, e che abbiamo opportunamente incrociato con le valutazioni degli altri soggetti istituzionali chiamati in causa (il direttore e i funzionari dell’Agenzia, i coadiutori giudiziari, le forze dell’ordine, i prefetti), ci restituisce un’immagine preoccupante di superficialità, con un consueto e non accettabile rimpallo di responsabilità su ciascuno dei vulnus accertati.

Ma questa vicenda (che ricostruiremo dettagliatamente nelle prossime pagine) ci racconta anche il limite fattuale più significativo della normativa in materia e dell’azione svolta dall’A.N.B.S.C.: ovvero lo spazio che spesso divide, sul terreno dei beni sequestrati e confiscati, le buone intenzioni della legge e dell’Agenzia da una realtà assai più precaria, complicata, irrisolta.

Cominciamo con le criticità emerse nel corpo del bando nazionale. Ne parliamo con Matteo Iannitti, responsabile di una delle associazioni che in provincia di Catania hanno – con sistematica determinazione – provato a prendere conoscenza di tutti i beni messi a bando dall’Agenzia in vista di eventuali progetti da poter presentare. La loro esperienza è la traccia visibile di questa storia. E comincia con un giudizio lusinghiero sulle potenzialità di questo bando:

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Questo bando è assolutamente innovativo perché, per la prima volta nella storia dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, l’Agenzia si occupa direttamente dell’affidamento dei beni. Tutte le altre volte i beni erano stati affidati tramite i Comuni o tramite i consorzi di cui si dotano i Comuni. Questo caso è la prima volta nella storia dell’Agenzia che il bando viene direttamente rivolto alle associazioni.

Primo problema, come anticipavamo: le risorse messe a disposizione.

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Avevano scelto uno slogan che sembra quasi una pubblicità: ‘Mille beni confiscati, un milione di euro a disposizione!’ che, per chi legge, pensa: un milione di euro sono molti soldi. Ma un milione di euro per mille lotti significa mille euro al lotto e non ci fai assolutamente niente. Peraltro l’Agenzia può dare un aiuto economico per la progettazione e per l’esecuzione del progetto al massimo di cinquantamila euro. Tuttavia il business plan, cioè la somma che tu impegni, deve essere cinque volte più grande, nel senso che loro corrispondono solo il venti per cento del progetto che tu presenti. Pensare che le associazioni no profit possano avere in tasca duecentomila euro per chiederne cinquanta, ma anche averne trenta o quaranta per chiederne dieci è una cosa che non sta né in cielo né in terra, motivo per cui, evidentemente, questo bando è stato confezionato da uno che non ha mai parlato neanche con un singolo socio di un’associazione.

Pochi o nessun confronto con i soggetti destinatari del bando. E poca o nessuna cognizione di causa sui mille lotti accumulati nel bando, ovvero in quali effettive condizioni si trovassero.

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Abbiamo potuto constatare che tra questi immobili destinati, una gran parte sono completamente abbandonati, sono in uno stato disastroso nel senso che nessuno li cura, nessuno ne cura le manutenzioni, abbiamo riscontrato un totale abbandono. (…)

Abbiamo riscontrato che il più delle volte avviene il sequestro, avviene la confisca, ma nessuno controlla che quegli immobili siano liberati dalle persone che vi alloggiano. (…) Queste situazioni riguardano solo quello che noi abbiamo potuto toccare con mano con gli strumenti limitati di un’associazione… Ma se confrontiamo i beni dove siamo potuti arrivare noi con la quantità complessiva di beni confiscati presenti in Sicilia, abbiamo un fenomeno molto più grande di quello che noi abbiamo constatato.

Il bando prevedeva che entro il dieci ottobre le associazioni dovessero chiedere all’Agenzia di fare i sopralluoghi dei beni. Questa cosa serve alle associazioni perché senza neanche vedere un bene non è che uno può confezionare un progetto… Noi non possiamo presentare nessuna proposta se non abbiamo il verbale di avvenuto sopralluogo. A quel punto, che facciamo? Immediatamente letto il bando, facciamo una richiesta per fare i sopralluoghi… pensavamo che bastasse mandare l’e-mail, fissare l’incontro per il sopralluogo con il coadiutore ed era tutto là…

La prima richiesta riguarda un agrumeto di circa cinque ettari, con dentro un rustico oggi adibito a casale con tanto di piscina. Il bene è stato definitivamente confiscato nel 2017 ai precedenti proprietari, Domenico Piticchio e Giovanna Sangiorgi. Quest’ultima è la sorella di Antonino Sangiorgi, ex consigliere provinciale dell’Udc, condannato definitivamente a cinque anni e quattro mesi nell’inchiesta “Iblis” su mafia e politica e ritenuto, secondo la DDA di Catania, l’effettivo titolare dei beni dei congiunti (estranei all’indagine)28

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Incominciamo a contattare i coadiutori e viene fuori una realtà scioccante. Primo caso: dottor Bonomo, amministratore di alcuni beni di Palagonia. Lui dice di non riuscire a rintracciare la procedura a cui afferiscono i beni messi a bando. Ci dice che lui non è mai stato in questi terreni di Palagonia, che probabilmente non è neanche lui il responsabile di questi beni e non sa perché l’Agenzia gli abbia dato questo incarico: non ne sa nulla.

FAVA, presidente della Commissione. A sua insaputa, insomma

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. La cosa che noi abbiamo verificato è che, tranne pochi casi di eccellenza in cui il coadiutore ci ha risposto diligentemente, ‘il bene è questo… si trova in queste condizioni…’, alcuni coadiutori ci hanno detto che hanno talmente tante procedure che devono andarsi a riguardare le carte per andare ad individuare il bene che gestiscono. Il dottor Bonomo era uno di questi. Ha detto ‘datemi due o tre giorni, io devo capire qual è questo bene di cui sono coadiutore’.

FAVA, presidente della Commissione. Cosa avete fatto?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. A Palagonia c’è un circolo Arci molto attivo che ogni anno fa anche delle attività proprio sulla rivalorizzazione dei beni confiscati, diciamo, ‘senti, noi abbiamo capito dalle particelle catastali che il terreno è questo’. Veniamo informati, però, che quel terreno dovrebbe essere di tale Sangiorgi, cui sono stati confiscati terreni, appartamenti e altro nell’operazione ‘Iblis’. Ma a loro risulta che quella proprietà sia tuttora coltivata.

FAVA, presidente della Commissione. Nella disponibilità delle stesse persone a cui è stato sequestrato?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Esatto. Addirittura ci hanno raccontato che i raccolti di arance continuano ad essere fatti come se niente fosse.

FAVA, presidente della Commissione. Ad insaputa del coadiutore giudiziario.

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Il coadiutore non sa nemmeno dove sono i terreni… almeno le associazioni di Palagonia ci hanno saputo indicare dove fossero. Stiamo parlando di un grande casolare e di una proprietà agricola divisa in 39 lotti…

 

La Commissione ha ritenuto di dover ascoltare, su questa incredibile vicenda, gli altri protagonisti istituzionali: il coadiutore del bene, dottor Bonomo; il responsabile per la Sicilia Orientale dell’A.N.B.S.C., dottor Nicolò; il comandante della compagnia dei carabinieri, il capitano Conigliaro. Questo è quanto hanno dichiarato in audizione29.

BONOMO, coadiutore A.N.B.S.C.. Per quanto riguarda la questione di Palagonia adesso le dirò. Sostanzialmente cosa succede? Ad un certo punto l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati ritiene di voler unificare la gran parte delle procedure che erano in ‘Iblis’, il famoso sequestro del 2010-2011 che fu fatto, mi chiedono gentilmente se potevo avere io la gestione di tutte quante una serie di queste aziende, per cui mi metto in contatto con tutti quanti gli ex coadiutori, per alcuni ottengo il passaggio di consegne e per altri no, e tutto questo l’Agenzia lo sa benissimo.

FAVA, presidente della Commissione. E come mai per alcuni non avviene il passaggio di consegne?

BONOMO, coadiutore A.N.B.S.C.. Perché praticamente ci sono tutta una serie di rinvii perché dicono “no, dopo vediamo, dopo vediamo…

FAVA, presidente della Commissione. Ecco, ci scusi, vogliamo provare a dare uno spessore più formale e giuridico? Cosa vuol dire “poi vediamo, poi vediamo”?

BONOMO, coadiutore A.N.B.S.C.. Era morto il vecchio coadiutore da un anno e non c’era stata la possibilità di fare il passaggio dei beni… si tratta di beni che se qualcuno non mi indica precisamente dove si trovano, non lo posso certo fare io, io sono un commercialista… per cui ho mandato una PEC al comune di Palagonia e per conoscenza anche all’Agenzia con la quale chiedevo l’ausilio di un tecnico che mi accompagnasse….

FAVA, presidente della Commissione. Quando ha mandato questa PEC?

BONOMO, coadiutore A.N.B.S.C.. Mah, sarà successo una decina di giorni fa…

FAVA, presidente della Commissione. Vorremmo capire. Abbiamo un bando che prevede che questi beni vengano assegnati entro il 31 ottobre, con sopralluoghi da fare entro il 30 settembre per potere presentare i relativi progetti entro il 10 ottobre… L’Agenzia sa che il coadiutore è morto un anno fa e nomina lei: come mai non c’è alcun passaggio, per esempio le chiavi per accedere a questi beni? Come è possibile che si arriva a dieci giorni fa senza sapere ancora questi beni dove sono?

BONOMO, coadiutore A.N.B.S.C.. Semplicissimo, perché nel momento in cui il coadiutore muore… non ci sta nessun passaggio di consegne, a parte le illazioni che aveva l’Agenzia.

FAVA, presidente della Commissione. Ma se l’Agenzia decide di mettere questo bene a bando e sa che il coadiutore è morto da un anno, non deve premurarsi immediatamente di immettere nel possesso il nuovo coadiutore, cioè lei, per sapere almeno dove si trovino questi terreni?

BONOMO, coadiutore A.N.B.S.C.. Non è successo. Forse c’è stato del tempo perso… non è che ci sta una spiegazione.

FAVA, presidente della Commissione. Com’è che questa cosa non l’ha chiesta all’Agenzia?

BONOMO, coadiutore A.N.B.S.C.. Queste cose sono state chieste… quindici giorni fa ho chiesto un intervento al Comune per avere un tecnico, perché ovviamente l’agenzia non ne dispone…

FAVA, presidente della Commissione. Quindici giorni fa erano già scaduti i termini previsti dal bando per potere visionare questi beni! Stiamo parlando di mesi e mesi trascorsi, come mai questa sollecitazione all’Agenzia non viene fatta nel momento in cui le viene data la responsabilità di gestione dei beni?

BONOMO, coadiutore A.N.B.S.C.. Si è cercato di interloquire prima con la figlia (del coadiutore scomparso, ndr.) per capire se allo studio ci stavano documenti che potessero essere utili…

FAVA, presidente della Commissione. A lei risultava che questi beni fossero tuttora nella disponibilità di persone contigue a quelle che avevano subìto la confisca, addirittura con una raccolta di agrumi in corso?

BONOMO, amministratore giudiziario. Lo apprendo ora da lei, anche perché sui terreni, non sapendo dove si trovano, ovviamente non ci sono potuto andare.

***

FAVA, presidente della Commissione. Il coadiutore, il dottore Bonomo, ha riferito di non aver ancora fatto il sopralluogo fisico in quei beni perché non li ha ancora individuati, cioè non sa esattamente dove siano.

NICOLÒ, responsabile della sede di Reggio Calabria dell’A.N.B.S.C.. Di questo è stato chiesto esattamente da me conto al dottore Bonomo, con una nota di qualche giorno fa, dopo che è uscita la notizia di stampa e dopo che si è appresa quest’affermazione del dottore Bonomo, che è un’affermazione gravissima, perché il dottore Bonomo, coadiutore dell’Agenzia già dal 2017, ove in due anni non abbia preso conoscenza dei beni che deve gestire, dovrà risponderne, certamente in Agenzia, dovrà giustificare le motivazioni per cui non conosce i beni di cui è stato nominato coadiutore.

***

Cap. CONIGLIARO, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palagonia (CT). Per quanto quel casolare di contrada Alcovia e con annesso agrumeto, noi a conoscenza quindi dell’esistenza di questo bene, il 20 ottobre del 2020, in seguito ad una missiva che ci giunge dall’Agenzia nazionale nella quale ci viene chiesto di concordare con il coadiutore un sopralluogo per verificare lo stato del bene. Il Comandante della Stazione contatta il coadiutore… che afferma di non essere in possesso delle chiavi… e addirittura di non conoscere dove il sito sia ubicato. Successivamente alla mia telefonata, confermiamo il sopralluogo da effettuarsi giorno 23 ma il coadiutore non si presenta in Compagnia e non dà neanche comunicazione delle motivazioni della mancata presentazione. Al che dispongo che la Stazione abbia un’ulteriore interlocuzione sia con l’Agenzia dei beni confiscati sia con il Nucleo di supporto della locale Prefettura… Sempre nella stessa giornata giunge un’ulteriore lettera dell’A.N.B.S.C., sempre indirizzata al coadiutore e ai Carabinieri, dove – preso atto del fatto che non si è potuto entrare nell’immobile – autorizzano il coadiutore a rompere i lucchetti avvalendosi di un fabbro e di effettuare il sopralluogo in giornata.

FAVA, presidente della Commissione. Al di là delle reticenze del coadiutore giudiziario, dove si determina questo gap di informazione per cui per tre anni due beni restano nella disponibilità delle famiglie a cui sono stati confiscati?

Cap. CONIGLIARO, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palagonia (CT)…. Una volta che l’organo di polizia giudiziaria esegue il sequestro… è l’Agenzia o il custode che poi devono chiedere eventualmente all’Arma locale, tramite tavolo tecnico in prefettura, di inserire il bene tra gli obiettivi sensibili.

D’AGOSTINO, componente della Commissione. Come fanno i Carabinieri a non sapere per tre anni che un bene sequestrato, che lo sa tutto il paese che è sequestrato, invece gode di una totale libertà di azione da parte dei vecchi proprietari o di altri conduttori?

Cap. CONIGLIARO, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palagonia (CT). Il punto è questo… per quanto sia andato in confisca nel 2017, è un bene che è in sequestro dal 2010, quindi anche la memoria storica tra i vari componenti dell’Arma territoriale, che comunque cambiano, è una memoria che man mano va scemando… non abbiamo oltretutto una banca dati di riferimento per potere attingere a quelli che sono i beni confiscati sul territorio. La banca dati SIPPI, che è la banca dati dove appunto vengono inseriti i beni sottoposti a sequestro, non fa parte delle banche dati che sono accessibili all’Arma dei Carabinieri locale… Voi dovete capire che noi abbiamo 950 chilometri quadrati di territorio, quindi non è facile sapere tutto quello che è accaduto tanto tempo fa, perché parliamo del 2010, e che accade in contemporanea… se avessimo la possibilità di sapere quali sono i beni confiscati, io le garantisco che – sia che siano o che non siano inseriti tra gli obiettivi sensibili – sarebbe nostro interesse andarli a vigilare. Perché il messaggio che il delinquente di criminalità comune o organizzata continui a fruire di un bene che è dello Stato, mi creda, Presidente, non fa piacere neanche a noi.

Una situazione che si ripete, sostanzialmente identica, durante un altro sopralluogo svolto il 15 dicembre 2020 dalle associazioni I siciliani giovani e Arci Comitato Territoriale di Catania, sempre nel territorio di Palagonia. I beni inseriti nel bando (per i quali le associazioni chiedevano di poter effettuare il sopralluogo) sono terreni e fabbricati rurali in contrada Coda Volpe, una palazzina in paese (in via Cesare Battisti) ed un garage. Beni, tutti, riferibili alla confisca definitiva (2016) eseguita nei confronti di Salvatore Paolo Sangiorgi (solo omonimo del Sangiorgi dell’altra confisca), condannato per traffico internazionale di stupefacenti30.

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. L’appuntamento c’era stato direttamente alla caserma dei Carabinieri in quanto c’era stato annunciato dal coadiutore (l’avvocato Santi Cutrali, ndr.) che i tre beni si trovavano occupati e nella disponibilità dello stesso soggetto che aveva subito la confisca, ovvero il Sangiorgi. (…)

Quando ci siamo presentati in Contrada Coda Volpe, abbiamo trovato Salvatore Sangiorgi lì, assieme a sua moglie e a suo figlio che ha dichiarato di abitare presso questo bene confiscato. Noi ci siamo rifiutati di effettuare il sopralluogo… dovevamo trovare un appartamento e un terreno adatti ad ospitare un’associazione così come previsto dal bando, non certo una casa abitata da un nucleo familiare… già ci sembrava una cosa molto grave che le associazioni fossero messe in condizione di dover interloquire con una persona condannata per mafia…

Situazione ancora più grottesca si è verificata quando ci siamo recati presso l’abitazione di Sangiorgi, dove lui sta tranquillamente… il sopralluogo non ce lo ha fatto fare lo Stato, nonostante quello fosse un bene dell’erario, dello Stato, ma ce lo ha fatto fare la famiglia Sangiorgi che aveva subìto la confisca.

Abbiamo constatato che il bene è assolutamente nella disponibilità della persona che ha subìto la confisca e, ribadisco, si tratta di una confisca che è avvenuta nel 2010 ed è diventata definitiva nel 2016, siamo nel 2020…

FAVA, presidente della Commissione. Nel 2016 il coadiutore, appena ha preso in carico questi beni, sapeva che erano occupati dal prevenuto?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani. Esattamente. Ed ha immediatamente relazionato all’Agenzia. (…) C’è un’ordinanza di sgombero per questi edifici occupati, firmata dall’Agenzia, risale ad un anno e mezzo fa… ma non è stato fatto niente per liberare quegli immobili.

FAVA, presidente della Commissione. I Carabinieri vi hanno dato una spiegazione? Cosa dicono del fatto che pur sapendo che questi beni fossero occupati, hanno atteso che ci fosse l’evento di oggi, questo sopralluogo?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani. Hanno verbalizzato che avrebbero immediatamente relazionato all’autorità giudiziaria.

FAVA, presidente della Commissione. Vi è stata fornita qualche spiegazione dal prevenuto sul fatto che i beni erano ancora nella sua disponibilità? Lo sapeva che questi beni erano confiscati o no?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani. Assolutamente sì.

Dunque, una confisca definitiva di oltre quattro anni fa. Eppure, anche in questo caso, i beni – pur inseriti nel bando dall’Agenzia – sono sempre rimasti nella piena disponibilità del soggetto che ha subito la confisca. Stesso copione dell’agrumeto dell’altro Sangiorgi.

Qual è su questa vicenda la valutazione del comandante della compagnia dei carabinieri del territorio?

FAVA, presidente della Commissione. Il coadiutore aveva notificato tutto all’Agenzia nel 2016, nel momento in cui aveva preso in carico questa confisca… Come è possibile che per quattro anni il possesso fosse ancora nella disponibilità del proposto?

Cap. CONIGLIARO, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palagonia (CT). Per poter materialmente prendere un soggetto e portarlo fuori dall’abitazione c’è bisogno di un’ordinanza di sgombero esecutivo.

FAVA, presidente della Commissione. Chi deve dare questo ordine di sgombero esecutivo?

Cap. CONIGLIARO, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palagonia (CT). Dovrebbe essere, per quanto io sappia, l’Agenzia a richiederlo alla Prefettura… poi è la Prefettura che alla fine si occupa di ordinare lo sgombero… Ma io non so se questa richiesta in passato sia stata fatta o meno.

FAVA, presidente della Commissione. A voi non è arrivata?

Cap. CONIGLIARO, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palagonia (CT). No, sicuramente non è mai arrivata.

 

Ancora più inquietante l’esperienza di cui le associazioni catanesi sono state protagoniste a Gravina di Catania, nel tentativo di svolgere il sopralluogo in una serie di appartamenti confiscati a Maurizio Zuccaro, uno dei luogotenenti delle famiglie Santapaola ed Ercolano nella zona pedemontana dell’Etna31.

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. A Gravina l’Agenzia ha messo a bando un vero e proprio isolato, un compound della famiglia Zuccaro, clan Ercolano-Santapaola. Si tratta proprio della casa del boss Maurizio Zuccaro che attorno alla sua villa con piscina aveva tutto un insieme di appartamenti dove abitavano i figli, la madre e altri congiunti. Questi beni sono probabilmente i migliori messi a bando dall’Agenzia. (…)

Chiamiamo l’amministratore giudiziario, l’avvocato Aiello. Aiello ci dice: ‘Voi dovete sapere che se volete andare a fare il sopralluogo, dobbiamo andarlo a fare con i Carabinieri perché l’immobile è occupato’… Nella seconda telefonata l’avvocato Aiello ci dice: ‘fermiamo tutto perché noi non possiamo permetterci di effettuare un sopralluogo prima dell’avvenuto sgombero dei locali…’ Questa cosa non aveva senso visti i tempi stretti del bando, però l’abbiamo data per buona…

Dopodiché arriva l’altra notizia: i Carabinieri, pressati a quel punto tanto dall’avvocato Aiello quanto dal sindaco di Gravina, dicono ‘ma noi dall’Agenzia non abbiamo mai ricevuto una richiesta di sgombero di quei locali…’, nonostante l’avvocato Aiello ci avesse più volte riferito di avere inviato all’Agenzia la richiesta di sgombero. Insomma, i Carabinieri ci dicono di non potersi muovere motu proprio per andare ad effettuare questi sgomberi.

A questo punto ci troviamo nella situazione per cui dopo qualche giorno sarebbero scaduti i tempi per effettuare il sopralluogo e, spulciando i profili social della famiglia Zuccaro e del figlio di Maurizio Zuccaro che fa il cantante neomelodico (Andrea “Zeta”, ndr.), abbiamo visto, come hanno visto migliaia di persone sui suoi profili social, le foto dentro la villa con piscina risalenti ad appena un anno fa, quando la confisca definitiva era già avvenuta. Che loro avessero piena disponibilità di quel bene, lo si evince andando su Facebook e su Instagram, non c’era bisogno di chissà quali inchieste dei Carabinieri.

FAVA, presidente della Commissione. Avete avuto su questa vicenda un’interlocuzione diretta con l’Agenzia?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Io ho avuto un’interlocuzione telefonica con la dottoressa Filippone che c’è stata indicata come responsabile per l’area della Sicilia orientale di questo bando… La dottoressa Filippone, di fronte ai problemi che abbiamo esposto su Palagonia e Gravina, ci ha detto che l’amministratore giudiziario doveva dissuaderci dall’effettuare il sopralluogo e che potevamo tranquillamente scegliere altri beni da avere affidati visto che c’erano questi problemi…

FAVA, presidente della Commissione. Mi faccia capire, la funzionaria dell’Agenzia per la Sicilia orientale vi ha detto ‘magari lasciate perdere questi beni, cercatene altri?’

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Assolutamente sì.

Fermiamoci un attimo.

A Gravina si trovano dunque i beni forse di maggior pregio tra quelli messi a bando dall’Agenzia. Un compound che il Presidente e alcuni Commissari di codesta Commissione hanno potuto visitare assieme alle associazioni che avevano chiesto di effettuare il sopralluogo (ne parliamo in dettaglio più avanti). Un vero e proprio fortino di cemento armato a cui si accede da una strada provinciale fino a poco tempo fa chiusa da una sbarra d’accesso e controllata da un impianto privato di telecamere a circuito chiuso: come dire, la famiglia Zuccaro voleva sapere chi si recasse a farle visita per poter decidere se fossero o meno visite gradite. E che tutto questo fosse passato attraverso una privatizzazione di fatto (e per anni) della pubblica via sembra quasi un dettaglio (il plesso è stato definitivamente confiscato nel 2018).

Alcuni appartamenti del compound, spiega alle associazioni il coadiutore giudiziario, sono occupati e per visitarle bisogna prima sgomberarle. La forza pubblica dice di non aver ricevuto, in tal senso, alcun ordine di sgombero e di non poter dunque intervenire. E alle associazioni che sollevano il problema, l’A.N.B.S.C. – per bocca di una sua funzionaria – suggerisce di lasciar perdere gli appartamenti degli Zuccaro per andarsi a scegliere un altro bene. Non servono commenti.

Vediamo cosa accade quando finalmente, in presenza della forza pubblica e (vedremo) perfino dei vigili del fuoco, le associazioni, al terzo tentativo, riescono ad entrare nell’isolato di appartamenti confiscati agli Zuccaro e ad effettuare il sopralluogo (obbligatorio, lo ricordiamo, per partecipare al bando).

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Abbiamo fatto il giro del compound, abbiamo fatto un giro di tutti gli appartamenti che erano aperti. Abbiamo preso atto di alcune anomalie… che le ville, quelle più importanti, e la piscina, si trovano edificate in terreni destinati alla coltivazione di fichi d’India.

FAVA, presidente della Commissione. Fichi d’india?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Le visure catastali dicono che lì si coltivano fichi d’India e che sicuramente non ci sono né ville né piscine. La situazione in qualche modo si fa complicata nel momento in cui noi chiediamo di fare il sopralluogo anche negli immobili chiusi a chiave. C’è un irrigidimento, che per noi è inspiegabile…

FAVA, presidente della Commissione. Irrigidimento di chi?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Da parte dei Carabinieri ma soprattutto da parte del coadiutore giudiziario. L’avvocato Aiello ci propone di tornare successivamente quando l’Agenzia avrebbe chiesto l’intervento di un fabbro per aprire quegli immobili. Facciamo notare all’avvocato Aiello che la nostra richiesta di sopralluogo è avvenuta il 10 settembre, che dal 10 settembre al 13 ottobre era passato più di un mese e che l’Agenzia aveva chiesto all’avvocato Aiello – attraverso una PEC inviata per conoscenza alle associazioni che avevano fatto la richiesta – di svolgere il sopralluogo entro e non oltre il 30 settembre.

FAVA, presidente della Commissione. Quindi? Che accade?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. L’avvocato Aiello motiva la sua resistenza ad effettuare questo tipo di azione di apertura delle porte perché, secondo lui, lo stato dei luoghi si era preservato proprio per il fatto che quegli immobili erano chiusi. Questa cosa ci è sembrata curiosa ed anche un po’ inquietante, perché gli immobili non erano chiusi in quanto saldati o murati da parte dell’Istituzione statale. Quegli immobili erano chiusi perché erano state chiuse le porte con i catenacci dalle famiglie a cui quegli immobili erano stati confiscati. Non erano nella disponibilità del coadiutore ma delle famiglie mafiose che avevano subito la confisca.

A quel punto c’è un’intercessione, mettiamola così, del Comandante dei Carabinieri di Gravina che si convince a telefonare ai Vigili del fuoco per permettere l’apertura delle porte. A distanza di mezz’ora, arriva un furgone dei Vigili del fuoco armati di tutto punto di flex, di tenaglie, tutti gli attrezzi loro, per incominciare ad aprire. (…) Il coadiutore ci informa che ci sono tre case ancora chiuse: una dovrebbe essere quella della madre di Maurizio Zuccaro, una è quella di uno dei figli di Maurizio Zuccaro e una, invece, è di un fratello di Maurizio Zuccaro. Case confiscate definitivamente tra il 2017 e il 2018 ma i Carabinieri ci informano che sono state abitate fino al febbraio del 2020.

FAVA, presidente della Commissione. Siete riusciti ad entrare?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Siamo entrati. E ci siamo resi conto che uno degli appartamenti, quello che doveva essere in uso al figlio di Maurizio Zuccaro, era in perfette condizioni, però svuotato completamente. L’altro appartamento, contiguo alla villa di Maurizio Zuccaro, era perfettamente arredato e chiuso a chiave. I Vigili del fuoco ci hanno detto che era una porta blindata, quindi era complicatissimo accedere, ci hanno fatto scavalcare un balconcino. Siamo entrati, ci siamo resi conto che c’era un trasloco in corso…

FAVA, presidente della Commissione. Avete idea, a giudicare dalla situazione dell’appartamento, se fosse stato abitato di recente?

PRUITI, coordinatore regionale area antimafia sociale e legalità democratica Arci Sicilia. Fino a qualche mese fa, Presidente.

FAVA, presidente della Commissione. Il terzo appartamento?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Sembrava essere stato lasciato la mattina per il pomeriggio. Era palesemente abitato. Era veramente tutto al suo posto.

FAVA, presidente della Commissione. Corrisponde a verità che c’erano anche mascherine anticovid?

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. Nel bagno c’era una mascherina anticovid con scritto ‘andrà tutto bene’. Le immagini di questa mascherina sono andate oggi in onda sul Tg3 regionale…

PRUITI, coordinatore regionale area antimafia sociale e legalità democratica Arci Sicilia. Fare le perquisizioni a casa delle persone non è il nostro mestiere. Eppure ci siamo trovati nelle condizioni di dover fare una perquisizione. Nel senso che l’impressione che abbiamo avuto, soprattutto entrando nell’ultimo appartamento, era proprio quella di entrare a casa delle persone. In realtà, noi non dovevamo fare questo. Semplicemente, dovevamo entrare in immobili confiscati.

IANNITTI, coordinatore dei progetti e redattore de “I Siciliani giovani”. L’ultima cosa. A noi è stato detto, in maniera molto limpida, tanto dal Comandante dei Carabinieri quanto dall’avvocato Aiello, che dovevamo stare molto attenti alla frequentazione, da soli, di quei posti… che quegli immobili continuano a essere, di fatto, nella disponibilità delle famiglie mafiose.

Anche in questo caso abbiamo voluto conoscere le valutazioni che su quest’altro imbarazzante episodio potevano offrire alla Commissione gli altri interlocutori istituzionali chiamati in causa: il coadiutore giudiziario, avvocato Aiello; il responsabile dell’Agenzia per la Sicilia Orientale, dottor Nicolò; il prefetto pro tempore di Catania, dottor Sammartino; il direttore dell’Agenzia, prefetto Corda.

FAVA, presidente della Commissione. Vorremmo fare un attimo il punto con lei. Come è possibile che l’Agenzia metta a bando un bene che è ancora abitato da congiunti della famiglia a cui è stato confiscato e come è possibile che nessuno si fosse reso conto, né l’Agenzia né il coadiutore né le forze dell’ordine, delle condizioni in qui questi beni si trovavano?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Nell’ipotesi di occupazione abusiva, senza titolo, dei beni oggetto di confisca, al di là del problema di Gravina di Catania, la pubblica amministrazione si muove in via assolutamente formale…

FAVA, presidente della Commissione. In questo caso l’Agenzia dovrebbe chiedere alle forze dell’ordine di procedere allo sgombero…

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Sì. L’incarico lo danno a me, io faccio un incontro al Comando della Polizia municipale di Gravina, incontro pure il Sindaco in quella sede… visto che io ho detto “signori io non ci posso andare da solo lì, fuori discussione”, il Comandante della Polizia municipale mi dice “ma neanche noi… è una questione di competenza dei Carabinieri”… Allora ci spostiamo sul fronte dei Carabinieri…

FAVA, presidente della Commissione. I Carabinieri per procedere all’accesso dovevano avere una richiesta formale dell’Agenzia?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Certo.

FAVA, presidente della Commissione. L’Agenzia lo aveva già chiesto?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Sì, assolutamente sì, su mia indicazione… a questo punto loro chiedono ai Carabinieri di fare questo intervento… a gennaio del 2020 loro fanno il sopralluogo, riferendo: “avvocato, quando siamo arrivati, non era in stato di occupazione!”

FAVA, presidente della Commissione. Questi tre appartamenti?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Erano liberi non c’era più nessuno, così mi hanno riferito i Carabinieri.

FAVA, presidente della Commissione. Mi perdoni, anche per capire, ma abbiamo visto anche le immagini televisive, c’erano appartamenti abitati di recente… poco credibile immaginare che i Carabinieri siano andati, l’appartamento fosse disabitato e poi, successivamente, qualcuno lo ha abitato e arredato con la biancheria…

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Quello che mi hanno detto i Carabinieri è quello che io le sto dicendo…

FAVA, presidente della Commissione. Com’è allora che ieri avete trovato queste porte chiuse a chiave?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Perché gli Zuccaro non hanno mai consegnato le chiavi.

FAVA, presidente della Commissione. E come hanno fatto i Carabinieri otto mesi fa a entrare e a verificare che questi immobili fossero liberi?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Io non credo che i Carabinieri siano entrati, credo che loro abbiano fatto un sopralluogo, abbiano bussato e non abbiano trovato nessuno da identificare.

FAVA, presidente della Commissione. Forse ha più esperienza di noi, ma se io devo verificare che un immobile sia libero, cioè non sia più occupato, mi basta bussare o devo vedere se effettivamente qualcuno lo sta abitando?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Non voglio trovarmi in una situazione di imbarazzo dicendo come devono agire i Carabinieri… penso che avrebbero dovuto verificare effettivamente lo stato di rilascio definitivo di questi immobili…

FAVA, presidente della Commissione. Che questi beni fossero liberi, i Carabinieri in che modo ve lo hanno comunicato?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. Non l’hanno comunicato. Loro dicono di averlo comunicato. In realtà l’Agenzia non ha evidenza di questa comunicazione.

FAVA, presidente della Commissione. Dai Carabinieri non è arrivata nessuna comunicazione? Né a lei né all’Agenzia?

AIELLO, coadiutore A.N.B.S.C.. No.

***

FAVA, presidente della Commissione. Prima del bando, sono state verificate le condizioni in cui si trovavano questi beni?

NICOLÒ, responsabile della sede di Reggio Calabria dell’A.N.B.S.C.. Si aveva contezza che una parte di questi beni fossero occupati… posto che questi beni da diverso tempo giacciono non optati da parte degli enti che ne avrebbero all’epoca potuto farne richiesta, si è scelto di non effettuare lo sgombero forzoso in attesa che il bene possa essere utilizzato e nell’immediatezza poi si farà, si darà esecuzione all’ordinanza di sgombero tramite dei nuclei di supporto alle Prefetture, anche questo per evitare che i beni, una volta sgomberati, possano essere rioccupati.

FAVA, presidente della Commissione. Ma in che modo un’associazione può presentare un progetto su un appartamento, su un edificio nel quale non può materialmente accedere perché occupato?

NICOLÒ, responsabile della sede di Reggio Calabria dell’A.N.B.S.C.. Stiamo facendo diversi sopraluoghi sui beni occupati con l’ausilio delle Forze dell’Ordine, quindi… sicuramente si saranno verificate delle circostanze sgradevoli e poco piacevoli, ma nella normalità i sopralluoghi vengono fatti chiedendo al coadiutore e alle Forze dell’ordine di essere presenti al sopralluogo. L’Arma dei Carabinieri non è assolutamente deputata a fare gli sgomberi. L’ente che viene deputato, e a cui l’Agenzia chiede lo sgombero, è la Prefettura competente per territorio che poi si avvale delle Forze di Polizia…

Per quanto riguarda il caso specifico, questa verifica dello stato occupazionale dei beni in Gravina di Catania, quindi parliamo della confisca Zuccaro, è stata richiesta in un primo momento al Comando della Polizia municipale di Gravina ma non ha sortito effetto; in un secondo momento è stata fatta al comando Compagnia Carabinieri di Gravina di Catania che, tramite il Comando stazione, ha provveduto a effettuare il sopralluogo nel febbraio del 2020. L’esito di questo sopralluogo, per un “corto circuito”, diciamo, di comunicazione, non è pervenuto in Agenzia. L’Agenzia ha reiterato la richiesta di sopralluogo che è stata poi effettuata i primi giorni di ottobre…

FAVA, presidente della Commissione. Com’è possibile che il Coadiutore di un bene non sia informato del fatto che quel bene è stato messo a bando e che, quindi, riceverà richiesta dalle associazioni di poter fare un sopralluogo su quel bene?

NICOLÒ, responsabile della sede di Reggio Calabria dell’A.N.B.S.C.. Il coadiutore… è piuttosto antipatico che non abbia avuto, negli ultimi sei, sette mesi, la possibilità di vedere l’home page dell’Agenzia dove il bando è pubblicizzato e tutto il resto… A parte questa mia considerazione personale, al coadiutore, a tutti gli altri coadiutori che sono impegnati in quest’attività, l’Agenzia ha fornito comunicazione scritta della necessità di fare i sopralluoghi con le diverse associazioni.

***

SAMMARTINO, prefetto di Catania. Qui in prefettura si è svolta una conferenza di servizi promossa dal direttore dell’Agenzia pro tempore con le amministrazioni locali interessate e c’era anche il Procuratore della Repubblica. L’Agenzia ha proposto alle amministrazioni locali questa assegnazione ma i beni di Zuccaro non sono stati, per così dire, opzionati. Quindi l’Agenzia ha inserito questi beni nel bando a cui lei fa riferimento.

FAVA, presidente della Commissione. Mi faccia capire, però, signor Prefetto, li inserisce nel bando, ma nessuno si accorge che questi beni fossero occupati. Com’è possibile che finiscano in un bando e sia compito di un’associazione onlus scoprire che colui che occupa il bene è la stessa persona a cui è stato confiscato in via definitiva?

SAMMARTINO, prefetto di Catania. Presidente, come lei sa, si tratta di beni che sono in gestione dell’Agenzia tramite i coadiutori. Quindi non posso rispondere per altri.

FAVA, presidente della Commissione. L’Agenzia si era confrontata con voi nel momento in cui aveva selezionato i beni da mettere dentro questo bando oppure ha proceduto senza nessuna interlocuzione?

SAMMARTINO, prefetto di Catania. È stata fatta un’attività istruttoria interna da parte dell’Agenzia.

***

FAVA, presidente della Commissione. Voi sapevate che i beni messi a bando erano già occupati o lo avete appreso nel momento in cui le associazioni hanno chiesto di poter fare il sopralluogo e si è scoperto che erano occupati?

CORDA, Direttore dell’A.N.B.S.C. Mah, vi devo dire che noi i beni che sono stati messi al bando… è stato fatto sulla base di una decisione da parte del nostro Consiglio Direttivo, che aveva previsto come criterio in generale la messa in bando dei beni che non erano stati precedentemente optati da parte dei soggetti demaniali, quindi da parte dello Stato o da parte di enti locali. Questo era l’elemento di fondo. Quindi non è stata fatta un’analisi di verifica se quel bene fosse o meno occupato oppure se venisse sfruttato da parte di qualcuno. Quando è stata fatta l’operazione io non ero presente. Leggo dalle carte quale sia stato il principio di fondo che ha animato quest’attività… È evidente che per il futuro, come dire, visto che si tratta di un bando, tra virgolette, “sperimentale”, faremo certamente più attenzione anche a questo genere di aspetti.

FAVA, presidente della Commissione. Anche perché alcuni dei sindaci, ci hanno spiegato, che non avevano chiesto il bene proprio perché sapevano che il bene era occupato.

CORDA, Direttore dell’A.N.B.S.C. Il problema è che non l’hanno dichiarato…

FAVA, presidente della Commissione. Ecco, ma in questo caso, a parte le segnalazioni delle Autorità di pubblica sicurezza locali non dovrebbe essere anche il coadiutore giudiziario, al quale avete affidato il bene, a dirvi: “guardi Agenzia, il bene è occupato”?

CORDA, Direttore dell’A.N.B.S.C. Le posso dire che nei confronti dei coadiutori giudiziari di cui noi stiamo parlando l’Agenzia sta svolgendo un’attività di analisi e indagine.

  1. LE “BEST PRACTICES”

Cooperativa Lavoro e non solo” e “Consorzio Libera Terra Mediterranea

Un ultimo sguardo, e non certo per ordine di importanza, meritano le buone prassi messe in atto da alcune realtà impegnate nella complessa attività di gestione dei terreni agricoli sottratti alla criminalità organizzativa. Lo facciamo ascoltando le storie della Cooperativa lavoro e non solo e del Consorzio Libera Terra Mediterranea.

Partiamo dalla prima. La Cooperativa lavoro e non solo nasce nel 1998 da un progetto in collaborazione tra l’ARCI e il Dipartimento di Salute Mentale. Dal febbraio 2000 gestisce un’azienda agricola sui terreni confiscati nei territori di Corleone e Monreale. Dal 2005 la cooperativa, proprio nei terreni che le sono stati affidati (circa 269 ettari), organizza campi di lavoro e studio. Un progetto che negli anni ha coinvolto più di 5000 fra ragazze e ragazzi.

Come si raggiungono questi obiettivi e, soprattutto, quali sono gli ostacoli che si frappongono? Ce lo dice Calogero Parisi, il presidente della cooperativa:

PARISI, presidente cooperativa “Lavoro e non solo” In questi venti anni c’è stata una rete importante che ci ha sostenuti e devo dire che questa rete è stata fatta prevalentemente di soggetti del terzo settore, organizzazioni, associazioni, movimenti eccetera… Abbiamo cominciato… senza patrimonio. Le banche ci dicevano: “che volete?”. Banca Etica è quella che sin da subito ci ha permesso, presentando il progetto, di avere i primi affidamenti, i primi mutui. Così come una decina di anni fa il Consorzio “Sviluppo e legalità”, che è il Consorzio dei comuni del territorio, per dare una mano rispetto all’accesso al credito… Le cooperative potevano accedere al credito e la garanzia la mettevano a quel punto i Comuni. L’accesso al credito è stato sempre un grande problema e lo sarà sempre perché i terreni non sono nostri, sono dello Stato, e dunque non possono essere messi a garanzia.

Quella di Parisi è l’ennesima testimonianza sulle difficoltà dell’accesso al credito e di come, ad oggi, l’unico rimedio sia rappresentato dal ricorso alla finanza etica. Ma le risorse economiche non sono state l’unico problema per la Cooperativa lavoro e non solo. C’è la mafia, quella vera, che vuole riappropriarsi di quello che ritiene suo e che tale deve rimanere. Uno spaccato di vita, tutto siciliano, che viene raccontato dall’avvocato Guarino, direttore di quel Consorzio che primo puntò sulle potenzialità della cooperativa.

GUARINO, Direttore generale “Consorzio Sviluppo e legalità”. Stiamo parlando degli inizi degli anni 2000, cioè ancora c’era Provenzano latitante in quei territori… Quando Calogero Parisi, presidente di “Lavoro e non solo”, riceve la visita di Lo Bue… I Lo Bue come voi sapete erano i nipoti di Bernardo Provenzano, si facevano trovare davanti ai terreni oppure con le loro greggi facevano invadere i terreni nel momento in cui si seminava il grano che poi veniva, ovviamente, sradicato… C’è stato un ruolo decisivo da parte delle Forze dell’Ordine, delle Prefetture, del Ministero dell’Interno, perché senza il supporto del pubblico, questi soggetti sarebbero ritornati a essere isolati.

Resta da chiedersi se in un contesto così difficile, la cooperativa abbia trovato nell’Agenzia un valido alleato. Questa la risposta di Parisi.

PARISI, presidente cooperativa “Lavoro e non solo”. Noi abbiamo avuto un episodio, secondo me, brutto con l’Agenzia nazionale… Tre anni fa ci rubarono a Canicattì due trattori ed il camion e un po’ di attrezzature. Poi, tra l’assicurazione, la rete che si è messa a raccogliere fondi e la ‘Fondazione con il Sud’ che ci ha dato un contributo straordinario siamo riusciti a comprare un trattore e le attrezzature. Avevamo chiesto all’Agenzia se nel frattempo ce li potevano prestare, per un periodo limitato, fino a quando non compravamo i due trattori. Non ci hanno mai risposto.

Passiamo ora al Consorzio Libera Terra Mediterraneo. Tutto ha origine nel 1994 da un cartello di associazioni unite nella lotta alla mafia (tra le quali, l’ARCI, le ACLI, Legambiente, Fuci, Gruppo Abele e la C.G.I.L.) che fonda “Libera” e che subito dopo lancia una petizione popolare per raccogliere un milione di firme per destinare ad uso sociale i beni confiscati ai mafiosi ed ai corrotti. La proposta di legge di iniziativa popolare viene approvata in Parlamento e diventa la legge n. 109/96 “Disposizione in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati e confiscati”.

Nel 2001 viene costituita, attraverso un bando pubblico, la prima cooperativa siciliana: “Libera Terra” dedicata a Placido Rizzoto. Sette anni più tardi sorge per l’appunto il Consorzio Libera Terra Mediterraneo che mette sotto un unico tetto tutte le cooperative sociali di Libera Terra al fine di affrontare il mercato agricolo in maniera unitaria, curando l’intera filiera della commercializzazione del prodotto.

Percorsi di cambiamento che però devono scontrarsi con le solite problematiche legate all’accesso al credito (soprattutto nella fase dello start-up delle cooperative), ma anche con altre criticità non meno insidiose.

La prima, ci racconta la dottoressa Fiore, amministratore delegato del Consorzio, è quella relativa ad una certa diffidenza “iniziale” da parte dei lavoratori locali.

FIORE, amministratore delegato Consorzio Libera Terra Mediterraneo. In 20 anni di storia è successa qualsiasi cosa e ci capitano ancora adesso quando andiamo in nuovi territori. Una delle nostre cooperative recentemente ha preso un terreno a Vallelunga e per tantissimo tempo ci capita di non trovare lavoratori. La stessa è cosa è successa quando si andava sui terreni sequestrati a Trapani e si portavano i lavoratori da Corleone perché, nonostante la richiesta fatta dal Comune, gli annunci nella rete locale, le affissioni… non c’era nessuno che voleva venire a lavorare. Tante volte si tratta di diffidenza, perché quando poi capiscono di avere una serie di diritti che di solito in campagna non hanno, allora succede la cosa completamente opposta, come succede ora nella zona di San Cipirello, San Giuseppe, dove la lamentela è che non riusciamo più a dare lavoro.

La seconda criticità è connessa alla durata delle concessioni. Un tempo troppo esiguo, ci spiega la dottoressa Fiore, per rientrare nell’investimento.

FIORE, amministratore delegato Consorzio Libera Terra Mediterraneo. La durata della concessione diventa determinante in caso di investimenti sul bene che devono potere avere un adeguato tempo di recupero… Penso al comune di Castelvetrano che aveva messo a bando un appezzamento di circa 64 ettari, di cui 31 di vigneto da estirpare perché morto, quindi, irrecuperabile. Il regolamento comunale prevede una concessione massima di quindici anni ma l’investimento per espiantare e reimpiantare ammontava a più di 200 mila euro ed avrebbe richiesto un tempo di rientro più lungo, almeno venticinque anni. Cioè è impossibile presentare un progetto di questo tipo perché in quindici anni non è possibile rientrare dell’investimento!

Un tema che la Commissione, attraverso questa relazione, intendere porre all’attenzione di tutte le amministrazioni locali. Così come non può essere taciuto il “vuoto di gestione” nel passaggio del bene da un’Autorità all’altra. Ecco cosa ci dice la dottoressa Fiore.

FIORE, amministratore delegato Consorzio Libera Terra Mediterraneo. Nella fase di passaggio di competenze fra un ente e l’altro sono arrivati i problemi. È una fase molto delicata, i meccanismi non sono ancora perfettamente oleati e, a volte, c’è anche poca consapevolezza dei rischi a cui i beni sono sottoposti nel lasso di tempo che trascorre nel passaggio degli stessi dal Tribunale delle misure di prevenzione all’Agenzia nazionale e dall’Agenzia nazionale all’ente territoriale che, poi, farà il bando. Ripeto, se si tratta di appartamenti e beni immobili si chiudono a chiave, non è un problema. Ma se si tratta di beni produttivi – come nel caso dei beni agricoli –questo lasso di tempo ha creato dei problemi…

E non possiamo, infine, non dare risalto all’attività che da anni svolge l’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani. La loro ricetta? Una riconquista del territorio e della sua comunità attraverso il recupero del bene confiscato. Iniziative che hanno provocato, così come ci raccontano le cronache recenti, una reazione da parte della criminalità organizzata32. Ce ne ha parlato Giulio Campo, responsabile regionale dell’A.G.E.S.C.I.:

FAVA, presidente della Commissione. Voi avete una esperienza segnata recentemente anche da una serie di attentati in Sicilia, tutti abbastanza serrati nella successione temporale, dal primo ottobre del 2019 all’ultimo del 24 gennaio 2020, quindi, nell’arco di meno di tre mesi. Gestite dieci beni confiscati… vi occupate attraverso questi progetti anche di integrazione di ragazzi provenienti da famiglie riconducibili ad un contesto mafioso… Ritenete che possa esserci un legame fra questi due fatti e, comunque, come valutate l’esperienza che avete fatto in questo processo di integrazione?

CAMPO, responsabile regionale Agesci. Noi abbiamo fatto una assemblea regionale in cui abbiamo lanciato un appello alle donne di mafia di portare i propri figli nei gruppi scout perché sentiamo l’esigenza di essere nel territorio una presenza viva e, soprattutto, una presenza di accoglienza nei confronti di questi ragazzi, anche grazie all’esperienza che il giudice Di Bella ha fatto a Reggio Calabria… Come leggiamo noi gli eventi? Riteniamo che essendo impegnati in questi territori e offrendo l’usufrutto dei beni confiscati a tutte le realtà giovanili di quel territorio è evidente che in qualche maniera diamo qualche problema…

Ed entrando nel merito delle intimidazioni ricevute, Campo aggiunge:

CAMPO, responsabile regionale Agesci. Nel caso del gruppo di Belpasso questi capi insieme ai genitori e ai ragazzi avevano lavorato per tre anni su questo bene, rimettendolo con le proprie forze in un uso…È una casa che è stata ristrutturata completamente… Hanno incendiato, hanno accumulato tutti gli oggetti di legno presenti in questa struttura, tutto quello infiammabile in una stanza e gli hanno dato fuoco, per cui tutta la palazzina interamente è andata a fuoco, questo è un incendio doloso, lo sappiamo perché c’è la perizia dei Vigili del fuoco. In quello di Ramacca, invece, è successo che hanno preso tutti gli oggetti che c’erano là dentro e li hanno dispersi intorno al bene, che so, rubinetteria, tavoli….

FAVA, presidente della Commissione. In che modo secondo voi questo lavoro che voi fate dà fastidio?

CAMPO, responsabile regionale Agesci. Dà fastidio perché nel momento in cui noi in quel territorio aiutiamo i ragazzi a prendere coscienza di una propria realtà sociale, è evidente che facendo comunità e vivendo in gruppo, molti di questi ragazzi si riscattano…

FAVA, presidente della Commissione. Togliete manovalanza!

CAMPO, responsabile regionale Agesci. Esattamente, secondo me sì!

Dare fastidio” e offrire “possibilità di riscatto”. Parole che dovrebbero essere pratica corrente e diffusa in un vocabolario, tutto da scrivere, della gestione virtuosa dei beni confiscati.

CARELLA, responsabile Agesci bene confiscati base Volpe Astuta. Un’associazione che si sperimenta in una situazione del genere, superato l’entusiasmo dell’aver assegnato un bene confiscato, nella maggior parte dei casi, si trova in una condizione assolutamente precaria, una situazione assolutamente difficile, sia a volte per rapporti con il territorio, ma sia perché c’è da mettere mano ad una progettazione che non tutte le associazioni prontamente sono in grado di affrontare… quindi devono chiamare professionisti, devono cominciare a spendere soldi, devono cominciare a mettere in piedi delle situazioni che molto spesso costringono chi ha il bene confiscato o a lasciarlo incompiuto, abbandonato, oppure a restituirlo.

FAVA, presidente della Commissione. Continua ad esserci un ruolo di riferimento dell’Agenzia?

CARELLA, responsabile Agesci bene confiscati base Volpe Astuta. Non c’è più nessun riferimento…

CAMPO, responsabile regionale Agesci. L’Agenzia ci affida il bene, dopodiché tutto finisce lì…

1 Sul punto, giova precisare, che all’atto in cui viene approvata questa relazione, il nuovo regolamento è al vaglio del Consiglio Comunale di Palermo che ha già espresso voto favorevole con riferimento ai princìpi generali nonché ai primi articoli.

2 Relazione del Prefetto di Palermo del 29.12.2020.

4 Secondo i dati forniti a questa Commissione, in data 23.12.2020, dal Comune di Palermo: i beni confiscati trasferiti e consegnati sono n. 967; i beni confiscati occupati abusivamente sono n. 91; i beni confiscati assegnati sono n. 651, non assegnati n. 255; i beni confiscati messi a reddito n, 78; i beni restituiti all’Agenzia n. 7. Cfr. in appendice la nota completa.

5 Questi i dati che l’Agenzia ha fornito a questa Commissione in merito alla provincia di Catania:

– Immobili in gestione: 275 (confisca definitiva: 246; confisca secondo grado: 5; confisca primo grado: 24);

– Immobili destinati negli ultimi cinque anni (2016-2020): 506 (mantenimento al patrimonio dello Stato: 8; trasferimento al patrimonio degli enti territoriali: 498).

6 Oggi in pensione.

9 http://www.prefettura.it/FILES/AllegatiPag/1157/SCHEMA_RIEPILOGATIVO.pdf

10 Cfr. “Quei beni confiscati alla mafia ma rimasti in mano ai mafiosi” di Salvo Catalano (La Repubblica, 17 novembre 2020).

11 A proposito del coinvolgimento della DIA nei lavori dei nuclei di supporto, è importante riportare anche quanto dichiaratoci dal capo centro della DIA di Caltanissetta, il colonnello Licari: «raramente, ma è successo, è stato richiesto il nostro intervento diretto a presenziare o in sede di Nucleo di supporto o addirittura in sede di Comitato».

13 In data 11.02.2021, a ridosso dell’approvazione di questa relazione, il Comune di Catania ha fornito i seguenti dati aggiornati: 123 immobili destinati di cui 44 già trasferiti (29 utilizzati da associazioni e per fini istituzionali; 15 non utilizzati così suddivisi: n. 8 in atto inseriti in progetti con finanziamenti P.O.N./Legalità/Metro; n 2 da ristrutturare; n. 2 di imminente pubblicazione bando per assegnazione; n. 2 terreni); beni messi a reddito: nessuno; beni restituiti all’Agenzia: nessuno. Nella nota, inoltre, il Comune scrive: «In atto tra i beni nella disponibilità dell’Amministrazione non risultano beni occupati da parenti o persone vicine al preposto… Tra i beni nella disponibilità dell’Amministrazione si è registrato un caso di abuso edilizio nell’immobile di via F. Del Pino… Tra i beni destinati non ancora consegnati si registrano casi di abusi edilizi anche consistenti». Cfr. in appendice la nota completa.

14 Cfr. “Pregiudicato nella casa confiscata: mafia, la mia verità” di Antonio Condorelli (Live Sicilia, 28 novembre 2020), qui consultabile:

https://livesicilia.it/2020/11/28/il-pregiudicato-nella-casa-confiscata-mafia-la-mia-verita-video/

15 Cfr. “Beni confiscati, annullato ordine di sgombero ad Acireale L’agenzia nazionale non ha tenuto conto di una sentenza” di Simone Olivelli (Meridionews, 12 febbraio 2021), qui consultabile:

https://catania.meridionews.it/articolo/92007/beni-confiscati-annullato-ordine-di-sgombero-ad-acireale-lagenzia-nazionale-non-ha-tenuto-conto-di-una-sentenza/

17 Secondo i dati forniti a questa Commissione, in data 14.12.2020, dal Comune di Messina: i beni confiscati trasferiti sono 37 (10 assegnati e utilizzati; 27 non utilizzati); beni occupati: nessuno; beni in cui sono stati registrati abusi edilizi: 3; beni messi a reddito: nessuno; beni restituiti all’Agenzia: nessuno (nella nota, tuttavia, si fa riferimento a n. 4 immobili per il quali il Comune di Messina ha comunicato il recesso dell’interesse in precedenza manifestato). Cfr. in appendice la nota completa.

18 http://www.consorziotrapaneselegalitasviluppo.com/

19 A fare data dal 28 gennaio 2021 il nuovo direttore è l’avvocato Vito Antonio Bonanno, che ha sostituito la dottoressa Marascia che dal 9 dicembre ha assunto l’incarico di segretario generale della Città metropolitana di Palermo.

20 https://ponlegalita.interno.gov.it/progetti/il-rafforzamento-del-nucleo-di-supporto-allanbsc-attivo-presso-la-prefettura-di-trapani

21 http://www.prefettura.it/FILES/allegatinews/1240/Ernst_e_Young_S.p.A._di_Roma_AVVISO_da_pubblicare-signed.pdf

22 http://www.prefettura.it/FILES/allegatinews/1240/Ernst_e_Young_S.p.A._di_Milano_AVVISO_da_pubblicare-signed.pdf

23 http://www.prefettura.it/FILES/allegatinews/1240/Studio_Legale_Tributario_AVVISO_da_pubblicare-signed.pdf

25 Relazione del 21 dicembre 2020.

27 In data 16 gennaio 2021 sul sito dell’A.N.B.S.C. veniva dato il seguente avviso: Sono 160 i progetti presentati all’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati dagli enti ed associazioni del III settore che hanno partecipato al bando pubblico – indetto ai sensi dell’art. 48, comma 3, lett. C-bis del Codice antimafia – per l’assegnazione, a titolo gratuito e per finalità sociali, di immobili confiscati in via definitiva. Si tratta del primo bando pubblico predisposto per l’assegnazione diretta dei beni a favore degli enti ed organismi del III Settore e che, nonostante il carattere sperimentale, ha ottenuto un vasto consenso da parte degli Enti interessati all’iniziativa. I progetti presentati costituiscono una prima occasione di concessione diretta e per la loro valutazione si terrà conto, tra l’altro, dell’inquadramento dei medesimi nell’ambito delle attività generali di intervento predisposte dagli enti locali. Ai progetti più meritevoli fra quelli presentati dalle associazioni sarà assegnato un contributo, fino ad un massimo di €. 50.000,00, per un totale di €. 1.000.000,00, sulla base di una graduatoria generale di merito che sarà predisposta da una apposita Commissione giudicatrice. Tale contributo costituisce un incentivo che viene offerto alle associazioni per meglio sostenere i costi talvolta onerosi per il riutilizzo del bene confiscato e integra le azioni poste in essere dalle Regioni in materia di valorizzazione dei beni confiscati (https://www.benisequestraticonfiscati.it/news/bando-del-iii-settore-presentati-160-progetti)

28 Cfr. Se lo Stato deve chiedere permesso nell’agrumeto confiscato alla mafia: il caso di Palagoniadi Mario Barresi (La Sicilia, 3 novembre 2020), qui consultabile:

https://www.lasicilia.it/news/cronaca/370334/se-lo-stato-deve-chiedere-permesso-nellagrumeto-confiscato-alla-mafia-il-caso-di-palagonia.html

29In data 3 novembre 2020 questa Commissione, nella persona del suo presidente e di altri dei suoi componenti, ha ritenuto doveroso partecipare ad una conferenza stampa indetta dalle associazioni interessate all’assegnazione del bene, svoltasi proprio dinanzi l’ingresso dell’immobile in questione.

30 Cfr. “La villa è confiscata dal 2016, ma il proprietario ci abita ancora di Salvo Catalano (La Repubblica, 17 dicembre 2020), qui consultabile:

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/12/17/news/la_villa_e_confiscata_dal_2016_ma_il_proprietario_ci_abita_ancora-278631938/

31 In data 7 ottobre 2020 questa Commissione, nella persona del suo presidente e di altri dei suoi componenti, ha ritenuto doveroso partecipare ad una conferenza stampa indetta dalle associazioni interessate all’assegnazione del bene, che si è tenuta all’interno del compound confiscato alla famiglia Zuccaro.

32 Per una ricostruzione giornalistica, cfr.:

Catania, incendiata la sede degli scout di Mineo: «Atto intimidatorio, qualcuno non ci vuole qui» di Giorgia Venturini (IlFattoQuotidiano, 19 novembre 2019), qui consultabile:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/12/catania-incendiata-la-sede-degli-scout-di-mineo-atto-intimidatorio-qualcuno-non-ci-vuole-qui/5557517/

– “Agesci. Vandali distruggono la sede Scout a Ramacca. È il terzo caso in Siciliadi Ilaria Solaini (Avvenire, 13 gennaio 2020), qui consultabile:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/vandalizzata-sede-scout-ramacca

– “Catania. Un nuovo attacco alle sedi scout. Vandalizzata la struttura di Belpasso(Avvenire, 25 gennaio 2020), qui consultabile:

https://www.agensir.it/quotidiano/2020/1/25/sede-scout-di-belpasso-vandalizzata-agesci-le-nostre-attivita-non-si-fermeranno/

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