Maggio

Anche quest’anno, come da tradizione, “I Siciliani” non appoggiano alcun candidato o lista elettorale, limitandosi a raccomandare di non votare candidati collusi coi poteri mafiosi, a qualunque livello e sotto qualsiasi forma.

Auguri, Sebastiano

Folla di auguri su facebook per il compleanno di Sebastiano Gulisano. Non mi ricordo bene (a una certa età gli anni è meglio non contarli con troppa precisione) quanti siano: nel 1984 Sebastiano collaborava con i Siciliani come esperto di fumetto e dopo il 5 gennaio chiese di passare alla prima linea. Fu trasferito nel “settore pesante”, che da noi era quello che si occupava di mafia. Da allora crebbe continuamente in professionalità e militanza, fino a diventare, negli anni ’90, una delle colonne di “Avvenimenti” e della nuova edizione dei “Siciliani”.

L’antimafia fasulla e quella vera

C’è una manifestazione antimafia: che migliore occasione? E subito si fionda in prima fila, appena dopo lo striscione. Ma purtroppo per lui, non è una delle manifestazioni “antimafia” del Gran maestro, ma antimafia vera, i Siciliani giovani addirittura. Una signora lo riconosce e garbatamente gli chiede che faccia là. Lui dà in escandescenze. La gente comincia a voltarsi, don Ciotti lo guarda perplesso, qualche ragazzo comincia a fare “Razzista! Via di qua!”. Lui imbestialisce, si lancia, arrivano i poliziotti e, urlante e scalciante, se lo portano via.

Il leghista “siciliano”

È molto grave che la provocazione di un assessore leghista, atta all’unico scopo di ottenere visibilità per farsi strada nel suo partito e assicurarsi la candidatura alle prossime elezioni, abbia in parte oscurato la grande partecipazione al corteo, al quale ha partecipato in prima fila Don Luigi Ciotti, e abbia distolto l’attenzione dai temi che la nostra mobilitazione vuole portare avanti: le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni, il ruolo dell’imprenditoria collusa nel potere mafioso, gli affari di Mario Ciancio e dei nuovi cavalieri in una città divorata dalla mafia e dai colletti bianchi.

In piazza contro la mafia al fianco di Giuseppe Fava

Il cinque gennaio non c’è posto per assessori e politici, di oggi o di ieri, nè per i collaboratori di Ciancio, che ancora osano prendere le sue difese: ma solo per i catanesi onesti, per i cittadini liberi, per i giovani coraggiosi. A loro e soltanto a loro ci rivolgiamo: avanti uniti, senza paura, sulla strada dei Siciliani e di Giuseppe Fava. 

 

“Io mi sbavaglio, e tu? Resti zitto?”

Sabato e domenica, se volete, potete venire da noi dei Siciliani, all’università e al giardino di Scidà. Si parla dei soldi di Ciancio, della dittatura mafiosa, dei disgraziati quartieri, dei giovani giornalisti di come assicurare alla città di Catania un vero giornale che ne parli, e roba del genere.

Dopo Ciancio. La Sicilia dei Siciliani

Si è svolta questa mattina presso il Giardino di Scidà – bene confiscato alla mafia la conferenza stampa de I Siciliani giovani sul decreto di sequestro e confisca dei beni e delle società di Mario Ciancio Sanfilippo. All’imprenditore, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, è stata sequestrata anche la società editrice del giornale “La Sicilia” e le emittenti televisive che adesso sono gestite da amministratori nominati dal Tribunale di Catania. Sono intervenuti Matteo Iannitti, giornalista de I Siciliani giovani, Giovanni Caruso, vicedirettore e Riccardo Orioles, Direttore del giornale.

I “Siciliani”: pronti a rimettere in piedi “La Sicilia”

La fine di Ciancio può e dev’essere l’inizio di un’era completamente nuova dell’informazione a Catania: non affarista, non collusa, non di bavaglio, ma onesta, antimafiosa e libera. E giovane, sull’esempio delle decine e decine di giovani giornalisti che in tutti questi anni sono cresciuti professionalmente e civilmente coi Siciliani, a Catania come a Napoli, a Napoli come a Roma. Noi dei Siciliani siamo in grado, professionalmente e civilmente, di assumerci l’incarico di traghettare il giornale “La Sicilia” dal giornalismo di Ciancio a quello di Giuseppe Fava.

I Siciliani perché?

E dietro la mafia, quel lampo sanguinoso ha fatto intravedere altri problemi immensi che per decenni sono stati considerati soltanto tragedie meridionali, cioè lontane, secolari, inamovibili, distaccate dal corpo vivo della Nazione e di cui semmai il Paese pagava il prezzo di una convivenza, e che invece appartengono drammaticamente a tutti gli italiani, costretti a sopportarne il danno, spesso il dolore, talvolta la disperazione.