Addio Barcellona

“La cosa ancora più grave è stata l’incoerenza. Non ci hanno subito rimisurato la temperatura, fino a quando non siamo arrivati in aeroporto. Sull’autobus che doveva accompagnarci all’area dei taxi, nonostante le misure di sicurezza, ci facevano salire a dieci a dieci con tutte le valigie; la gente non stava più ad un metro di distanza e io mi sono ritrovata attaccata ad altre persone che non sapevo come stessero.” – continua arrabbiata – “L’aereo era pieno, tutti e tre i posti. Eravamo obbligati a tenere la mascherina per tutta la durata del viaggio, però a Palermo non ci hanno misurato di nuovo la temperatura. Hanno vanificato tutto.”

Joseph non ci torna a casa

“Anche i ciechi si dimostrano solidali con chi bisogno di una mano: “So che parecchi ragazzi si sono offerti volontari per portare la spesa e le medicine agli anziani. Anche a me piacerebbe dare una mano, penso che mi unirò a loro.”

Le stanze che non abitiamo

Stanze vicine di case diverse

All’incirca al tempo in cui Margherita Emme scoprì con disappunto e un po’ di piacere che in effetti – e nonostante tutto – amava Fabio Bì e decideva mettendosi il calzino sinistro di andare a riprenderselo, in un palazzaccio al numero 40 di Via ///, il vecchio, Viola e Nazario abitavano tre stanze vicine di case diverse.

 

Dalle città all’Europa

30 giugno 2012

Non funziona proprio più, l’Europa ufficiale. Chiacchiere, banche e sacrifici ineguali. Sta facendo più danno, all’idea di Europa, di qualunque altra cosa. Eppure di Europa abbiamo più bisogno che mai. La Francia non è più una nazione, è – nell’epoca delle Cine e delle Indie – semplicemente una città-stato. E così l’Italia, la Germania, l’Inghilterra. O uniti o niente. E uniti non vuol dire solo euro, ma proprio uno stato comune.