venerdì, Gennaio 30, 2026

Cronaca

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Questa non è demò-cra-zia!

Ieri alle otto di sera via Etnea era affollata: le macchine, gli autobus, davanti al giardino Bellini passava anche il trenino dei turisti, pieno di gente che si gira verso la folla con lo striscione No Muos in mano. Osservando bene lo striscione si nota una signora morte, vestita con la bandiera degli Stati Uniti, che tiene nella destra una falce mentre allunga la mano sinistra sulla Sicilia, ricorda un film di Francesco Rosi.

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Catania. Lo sbarco dell’ “Acquarius”

Ventitrè agosto 2016.

Stamattina sotto un forte temporale è approdata allo sbarco 22 la nave di MSF-SOS Mediterraneèe Acquarius. A bordo 551 migranti salvati al largo della Libia nei giorni scorsi.
Nonostante l’acquazzone le banchine erano blindate per impedire la presenza di occhi indiscreti. Cos’hanno da nascondere le autorità? E’ così fastidioso il semplice diritto di cronaca?

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Catania, i soldi della mafia col bollo del comune

Villa Pacini gestita da un prestanome del clan Cappello

“Come mai il chioschetto è chiuso?” chiediamo a qualche anziano sulle panchine di villa Pacini. “Cose storte ci sono state! Che cosa non lo sappiamo, ma cose storte!”. Gli sguardi si incrociano pieni di diffidenza. È da mesi che il sindaco Bianco e la sua giunta sfuggono discretamente a tutte le malefatte di cui sono protagonisti. Una volta inaugurando solennemente un semaforo, un’altra volta una pista ciclabile. E intanto la città soccombe.

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Infilitrazioni mafiose a Catania

Orazio Buda gestiva anche il chiosco comunale di Villa Pacini.

Orazio Buda, considerato dagli investigatori “elemento carismatico del sodalizio mafioso” e da alcuni collaboratori di giustizia “trafficante di droga per il Clan Cappello”, è oggi sotto i riflettori perché, in quanto dipendente della società Caffè Napoleon, gestisce i parcheggi delle spiagge libere. A seguito dell’operazione antimafia Prato verde, gli sono stati confiscati beni del valore di 600mila euro. Tra questi c’è anche il chiosco comunale di Villa Pacini.

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Messina, crocevia delle mafie

cosa nostra palermitana, cosa nostra catanese e la ‘ndrangheta calabrese

È questa la fotografia scattata dalla Direzione Investigativa Antimafia, nella sua ultima relazione semestrale presentata al Parlamento Italiano, sulla presenza delle organizzazioni criminali nel territorio della ex provincia di Messina. Tradizionalmente i gruppi mafiosi sono stati principalmente operativi nella fascia tirrenico-nebroidea, che risulta essere controllata dalle famiglie barcellonese e tortoriciana, strutturalmente organizzate e operanti in maniera del tutto omologa a cosa nostra palermitana.

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“La votazione è chiusa, la delibera è approvata”

Il secondo rendiconto 2015 passa al consiglio comunale di Catania, l’opposizione non esiste.

“Ma come, non eri contrario?”- “No, l’avevo detto che ero comunque a favore!” E’ appena finita la votazione ed Erika Marco, del Megafono, se ne vuole andare. Prende il cordolo che separa i seggi dal pubblico e lo lancia a terra con forza, poi esce dall’aula a grandi passi. “Avrà votato sì a denti stretti” commenta una giornalista. Per molti il sindaco ha usato il secondo rendiconto 2015 per piegare il consiglio comunale: la delibera doveva passare.

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Catania, ancora fiamme per i Rom.

Una nube alta fino al cielo.

Nessuna traccia delle decine di famiglie di Rom scampate all’incendio che venerdì 15 ha distrutto il loro grande campo di via Madonna degli Ulivi, vicino al cimitero, a Zia Lisa. Uomini donne e bambini, inseguiti dalle fiamme, sono fuggiti tutti non si sa dove. “Avranno cercato accoglienza in altri accampamenti”, commentano tranquillamente le istituzioni.

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Brucia Catania

Brucia l’illecito

Brucia la sua periferia tra Zia Lisa, Librino, San Giorgio, fino all’Oasi del Simeto. Brucia Monte Po e la discarica abusiva di cui tutti sanno e a cui nessuno provvede. Brucia l’amianto ed i rifiuti illeciti. Brucia la plastica. Chiudi le finestre ma il puzzo ti entra fin dentro i polmoni. Sono tossici che tossisci, tossisci, tossisci…

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