Tutti al mare, tutti al mare... - I Siciliani Giovani

Tutti al mare, tutti al mare…

… a mostrar gli appalti chiari…

Sembra quasi un’operetta teatrale

“Buon giorno signor Buda, sempre qui lei, con lei ci sentiamo sicuri! Ben guardate sono le nostre macchine, mentre noi ci rinfreschiamo alla Plaja!”

“Avi ragiuni, signoruzza mia, sugnu sempri cca’, a taliari ca i carusi non cumminunu fissarii, e poi a sira am’a fari i cunti dell’incassu, u sapi… Ma cettu non mi pozzu lamintari, ppi tuttu chistu ama ringraziari u sinnaco Bianco e l’assessuri D’Agata, ca ni resunu l’appaltu ppi spiaggi liberi, accussì. tutti putiti veniri. a mari!”

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Invece, il signor Orazio Buda esiste davvero e ogni mattina, alla frescura di un ombrellone, controlla i posteggi delle spiagge libere 1-3 della Plaja. Non è il protagonista di un’operetta, un simpatico posteggiatore che parla con tutti e gioca con i piccoli bagnanti. Il signor Orazio Buda, pluripregiudicato cugino dell’Orazio Privitera reggente del clan Cappello, sotto inchiesta con l’accusa di avere imposto i suoi servizi allo lido La cucaracha di viale Kennedy, è stato nominato sorvegliante alle spiagge libere dalla ditta – la “Caffè Napoleon” – che ha l’appalto per la gestione.

Il sindaco Bianco non se n’è accorto, l’assessore D’Agata nemmeno, in quanto purtroppo entrambi, nei rapporti con personaggi attenzionati, sembrano proprio sfortunati ma anche alquanto distratti.

Distratti al telefono con grossi imprenditori (Ciancio) indagati, distratti sugli appalti del Pua, distratti sulle strane parentele dei loro consiglieri, distratti sulle ispezioni col signor Vecchio (pure in odore di mafia) alle piattaforme del lungomare; distratti (in questo caso Bianco e Licandro, altro distratto assessore) per i sorrisi sfoggiati alla discoteca “Empire” del signor Mimmo Di Bella, anch’egli ben conosciuto da polizia e carabinieri.

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Allora, le cose sono due. O questa giunta è proprio sfigata, e non sa fare il suo mestiere; oppure non gliene importa un cavolo perché, nella sua arroganza, si sente fraternamente protetta dall’alto.

Se qualcuno – nel partito, nella maggioranza, fra gli alleati – per questo poi si sente a disagio, è un disagio facile da trasformare in silenzio, grazie a qualche dose di poltrone nelle società partecipate.

Lo stesso disagio regna – o dovrebbe regnare – fra molte associazioni della società “civile” catanese, che tacciono da troppo tempo, forse inconsapevoli di ciò che questo silenzio urla ai cittadini.

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Chiamatela centrodestra, chiamatela centrosinistra, questa è sempre la stessa amministrazione di Scapagnini. Oppure – più indietro nel tempo – quella del sindaco Coco e di altre benemerite autorità dei tempi antichi, sorridenti nelle foto di gruppo alle inaugurazioni delle aziende dei Santapaola e dei Cavalieri.

Sono passati trentasei anni e non è cambiato niente. Alla faccia nostra, vostra, di quelli che sono morti di mafia perché raccontavano la verità. Alla faccia di tutti gli esseri umani, uomini e donne, grandi e piccini, che vivono nei nostri quartieri popolari. Strangolati ogni giorno, nell’anima e nel corpo, dalla malapolitica e dal potere mafioso.

 

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