Il porto delle promesse

Il naufragio di PortoCostanzo

Sul porto sono tante le promesse non mantenute dall’amministrazione Bianco. “Per esempio -dice Marcello De Luise, portavoce del Comitato Porto del sole – l’abbattimento del muro di recinzione, la riconversione del molo di ponente in una passeggiata a mare e l’attracco delle navi da crociera, che dovevano essere arrivate già a novembre”.

“Sembra che l’autorità portuale – prosegue De Luise − voglia usare la nuova darsena per farne aree edificabili”. Oltre il muro di cinta che la chiude c’è una collinetta di sabbia, regolarmente innaffiata da un impianto idrico affinché – aggiunge il portavoce – “la vegetazione possa crescere in fretta e nascondere lo scempio inflitto alla costa!”.

“La darsena è stata inaugurata alla presenza del ministro delle infrastrutture e dei trasporti Del Rio e del commissario straordinario dell’autorità portuale Cosimo Indaco, nel tentativo estremo di ottenere una sanatoria politica e una giustificazione a interessi personali per una struttura mai collaudata”.

“Una darsena posata su fondali sabbiosi come quelli della Plaja − conclude De Luise – ha bisogno di continue e costose escavazioni, oggi improponibili per carenze di finanza pubblica e per necessità di tutela ambientale”.

Costruita dalla Tecnis Spa come parte dell’interporto, la nuova darsena sta seguendo le sorti di tutte le opere “non concluse” a causa delle vicende giudiziarie che gravano sulla società di Mimmo Costanzo. Anche i lavori sulla banchina crollata sono sospesi, in attesa che il commissario nominato dal prefetto per la gestione degli appalti e il lavoro di settemila dipendenti decida il da farsi.

La storia recente del porto di Catania è strettamente collegata a quella dell’interporto di Catania-Bicocca, ma che cosa ne è stato di questo progetto?

Il 22 ottobre, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Anas, sono state emesse dieci ordinanze di custodia cautelare tra cui quelle per Concetto Bosco Lo Giudice e Mimmo Costanzo, due dirigenti della Tecnis Spa, accusati di corruzione e sottoposti agli arresti domiciliari per aver versato una tangente di centocinquantamila euro ad una dirigente dell’Anas per ottenere la cessione dell’appalto di centoquarantacinque milioni di euro per la realizzazione della variante di Morbegno, in Lombardia.

In realtà, la vicenda Anas costituisce solo la parte finale dell’istruttoria che ha riguardato la Tecnis. Nel luglio del 2014, infatti, nei due cantieri dell’interporto e del raddoppio ferroviario furono trovati dalla Dia catanese, indizi riguardanti possibili legami con la mafia che hanno portato al ritiro della certificazione necessaria per la partecipazione o l’esecuzione di gare d’appalto. Sembra che la Tecnis verrà presto commissariata, come annunciato dalla Prefettura alla Società Interporti Siciliani, sicché esiste la probabilità che i lavori di ultimazione dell’interporto possano riprendere presto.

Le aree individuate per i due poli dell’interporto, scelte dal comune di Catania già dall’agosto del 1998, sono poste nella zona nord orientale della Piana di Catania. All’interno della zona industriale di Pantano D’Arci è già sorto il polo logistico, inaugurato il tredici giugno 2006. Non molto distante, in prossimità della stazione di Bicocca, è stato creato il polo intermodale, non finito a causa delle vicende della Tecnis Spa; il polo intermodale, nucleo di gestione, doveva essere consegnato e inaugurato entro il 2015, ma non è andata così, di conseguenza anche l’interporto non è utilizzabile.

E’ probabile che si debba attendere la conclusione del processo penale prima che i due titolari possano riprendere il loro posto alla guida della Tecnis Spa. Per il momento Concetto Bosco Lo Giudice e Mimmo Costanzo sono agli arresti domiciliari. Costanzo, già assessore comunale a Catania con la vecchia giunta Bianco, fu socio di Santo Campione, personalità di spicco del gruppo Rendo, divenuto poi titolare di una ditta di trasporti portuali e della società di costruzioni Sigenco. Campione è scomparso di recente, in uno strano incidente in un terreno di sua proprietà.

All’inizio di settembre scorso la Società Interporti Siciliani ha revocato alla Tecnis Spa la concessione da quaranta milioni di euro per la quale l’azienda aveva versato una fidejussione da mezzo milione di euro. La motivazione ufficiale è quella che l’azienda non avrebbe rispettato l’obbligo di far lavorare gli orfani e i vedovi di caduti sul lavoro. La Tecnis si è rivolta al Tar siciliano e i giudici amministrativi, a fine novembre, hanno sospeso le sanzioni. Nel frattempo in attesa della pronuncia di merito l’appalto resta revocato e i lavori bloccati, mentre il porto di Catania continua a fare da “interporto”.

 

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