Le nebbie della mafia non si diradano nel porto di Catania - I Siciliani Giovani

Le nebbie della mafia non si diradano nel porto di Catania

Un quotidiano cartaceo, il 26 Luglio, ha titolato “Il porto può rilanciare l’economia della città” come se fosse per rispetto alle proteste dei cittadini ed alle Interrogazioni Parlamentari sulle oscurità mai chiarite del “porto delle nebbie”, così definito il nostro porto cittadino in Commissione Nazionale Antimafia.

Tale rilancio non può certo provenire da una “darsena” dai bassi fondali in piena Plaia ed in perpetuo insabbiamento, se non a pesanti costi pubblici di sbancamenti continui come quelli che fecero la fortuna di ditte confiscate per mafia come la IRA-Graci.

A proposito di altre ditte di trasporto confiscate come la Riela o di altre solo inquisite ed in parte sequestrate, come il gruppo Ercolano-Santapaola, il suddetto quotidiano non spiega, insieme all’ideatore oggi Commissario di tale “darsena”, se essa ne ospiterà o meno i camion già confiscati o quelli al momento solo sequestrati.

L’editore del giornale insieme a detto Commissario che è anche il suo trasportatore di fiducia che gli cura lo sdoganamento e la consegna delle rotative di carta da stampa importata dall’estero ed all’estero pagata, tacciono entrambi che la “darsena” inaugurata è abusiva perché priva del prescritto e preventivo benestare del Consiglio Comunale e perché ha causato la abusiva deviazione della foce del torrente Acquicella in dispregio di una precisa legge in materia ambientale.

Una “darsena” dalle tonnellate di cemento già costate fin troppe decine di milioni di euro iniziali e che ne costerà periodicamente altrettanti per le necessarie escavazioni dei fondali in perenne insabbiamento.

Un cemento assai utile a chi lo ha colato nella speranza di una relativa destinazione futura a “porto turistico” una volta emersa la impossibilità finanziaria, attuale e futura, di continuare a mungere le vecchie “vacche grasse” delle suddette escavazioni continue dei fondali.

Non a caso infatti, la odierna “darsena” è stata munita, dal suo costruttore Tecnis, di bitte di ancoraggio insufficienti ad un effettivo uso mercantile, ma più che sufficienti ad un porto turistico come quello che la stessa Tecnis ha costruito e gestisce a Marina di Ragusa.

Il Ministro Delrio, informato in tempo di tale opera abusiva, afferma in giustificazione: “dobbiamo levare i camion dalla strada”. Non riflette che ancora non sono stati inventati camion volanti che possano decollare ed atterrare sulla smisurata “darsena” odierna, evitando così, in caso di evento sismico, l’intralcio da camion in sosta od in movimento mortale per i soccorsi e per la unica via di fuga e salvezza a sud di Catania.

Continua Delrio a parlare del porto mercantile di Catania, di “strade più sicure” di “prospettive ottime” e di un “porto di successo”; forse inconsapevole che lo stesso Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, affidato ora nelle sue mani, ha giudicato il porto di Catania ultimo in tutta Italia quanto ad indici di efficienza.

Non è da meno il Sindaco che dice “apriremo il porto alla città… abbatteremo questo muro” ma non spiega perché non ha aperto il porto ed abbattuto lui stesso il muro , ben 21 anni addietro da Sindaco del tempo insieme al suo fido gestore portuale, già ideatore di tale “darsena” ed oggi addirittura Commissario di Delrio.

Bianco non spiega perché finora continua a tacere che per ben due decenni i cittadini sono stati costretti e continuano ad esserlo ancora, nel perdere tempo e benzina incolonnati dal Duomo alla Plaia e viceversa. Non spiega nulla ed infrange una bottiglia di champagne per inaugurare una “darsena” che non è per nulla comunale e che danneggerà l’economia cittadina e provinciale realmente sostenibile attraverso il turismo.

Quando sarà evidente il danno paesaggistico, viario, urbanistico, economico ed occupazionale di una simile “darsena” mercantile che blocca l’intero sud di Catania, interverrà un “porto turistico” su banchine pagate dallo Stato a vantaggio di futuri concessionari e non più pagate da un privato concessionario come nel primo caso Caltagirone Bellavista che fu preordinato dallo stesso spedizioniere ex presidente ed attuale commissario portuale.

Bianco ha inaugurato tale “darsena” ma ha taciuto sulla attuale e futura separazione della città dalla Plaia causata da colonne di autocarri e container.

Bianco continua a tacere su tale settore di bassa resa occupazionale, ma di alto profitto per le poche ditte di trasporto , che potrebbero trarre indisturbati maggiore e legittimo profitto ad Augusta a mezzora di strada da Catania ed al centro della costa orientale, ma che stranamente lo rifiutano per motivi finora incomprensibili. Compresi i suddetti trasportatori i cui camion sono tuttora al secondo sequestro per mafia.

Continuano a tacere su tali oscurità portuali e sulla conseguente pessima condizione economica ed occupazionale di una città di mare come Catania, i tre inauguratori di tale disastrosa cementificazione : Delrio, Bianco ed Indaco, tutti felici e sorridenti.

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