Lidi, discoteche, mercati. Le zone franche dove le ordinanze anticovid non valgono

Il Comune di Catania ha speso qualche decina di migliaia di euro per fare piantare un migliaio di pali di legno. Servono nelle spiagge comunali a segnare i punti nei quali i bagnanti, dopo aver consegnato nome e cognome e aver avuto misurata la temperatura, possono andare a stendersi, a piazzare l’ombrellone, a montare la piscinetta per i bambini. Tutti distanziati, insieme solo i conviventi, neanche i congiunti. Tutti, teoricamente, a parecchi metri gli uni dagli altri.

A pochi metri dalla spiaggia libera numero due, gestita dal Comune, in un noto lido, gli ombrelloni sono alla stessa distanza di sempre, le sdraio una vicina all’altra. Esattamente come l’estate scorsa. La folla domenicale si accalca al bar durante l’ora di pranzo. Nessuno indossa la mascherina, né i bagnanti, né i baristi, né i cuochi. Poggiato al bancone, in mezzo alla calca, rigorosamente senza mascherina, il proprietario del lido sorseggia della limonata con granita con due funzionari delle forze dell’ordine in borghese, passati a controllare. Anche loro senza mascherina, zitti, compiacenti.

Per entrare al cinema all’aperto bisogna fare la fila. Lo spettacolo è unico, alle ventuno. I posti sono molti meno della metà dell’anno scorso: per mantenere il distanziamento. Chi stacca il biglietto deve raccomandare di mantenere le distanze a meno che non si sia conviventi. La mascherina va tolta solo all’inizio del film, nel momento in cui si è tutti distanti e non ci si alza più. Per andare a comprare la gassosa bisogna rimetterla, il disinfettante è dappertutto. Qualche spettatore viene rimproverato perché si siede accanto agli amici ed è vietato.

Sabato sera prime serate in molte discoteche, le file all’ingresso sono quelle di sempre, tutti accalcati, senza mascherina. Poi si entra e si balla, in tanti, in troppi. Ci si siede tutti al tavolo, ci si stringe per i selfie come sempre. I cocktail passano di mano in mano, di bocca in bocca. I fotografi immortalano tutto e pubblicano su instagram, su facebook. È tutto normale. I controlli? Si continua a ballare e a bere, stretti stretti, fino all’alba.

All’ingresso di alcuni negozi c’è una nuova figura, il responsabile ingressi. Controlla se hai la mascherina, impone di lavarti le mani col disinfettante oppure di indossare i guanti, ti misura la febbre, fa attenzione che le persone non si accalchino, tiene lontane le persone che entrano da quelle che escono. Meno gente, meno affari, ma è la legge.

Al mercato all’aperto di Catania dopo i primi giorni di rigore tutto è tornato come prima. Nessun commerciante indossa più la mascherina, guanti non se ne vedono più. I disinfettanti sono scomparsi, rimangono solo i varchi di ingresso ma assomigliano a bivacchi nei quali passare la giornata. Nessuno misura la febbre, nessuno ti dice nulla se non indossi la mascherina. Le misure di sicurezza erano tutte predisposte in ordinanze ancora vigenti ma che nessuno fa rispettare.

Le misure di distanziamento tra le persone e le precauzioni per evitare una nuova diffusione del virus non valgono per tutti, non vengono fatte rispettare a tutti. Ci sono i controlli e poi ci sono le zone franche. Ci sono gli imprenditori onesti, i funzionari pubblici irreprensibili che a costo di perdere soldi o apparire estremamente antipatici rispettano leggi e ordinanze, e poi ci sono personaggi che si credono invulnerabili alle sanzioni, funzionari di Stato che chiudono entrambi gli occhi. Chissà se per sola amicizia o per convenienza economica.

È purtroppo evidente che le Istituzioni, tutte, chiamate a far rispettare le regole, hanno abdicato al loro ruolo. Dal Comune alla Guardia di Finanza, passando certamente per Questura e Prefettura, nessuno fa più nulla: autorizzando moralmente anche i più ligi alle regole ad adeguarsi all’illegalità diffusa.

Le ordinanze dei mercati, le regole per i ristoratori, le norme per le discoteche sono state trasformate in pochi giorni in carta straccia.

Ora. Se qualche rappresentante istituzionale, qualche comandante di forze armate, qualche tenente o Sindaco si è convinto che non vi è più alcuna utilità a tenere in piedi normative sul distanziamento e la prevenzione del contagio. Se sono davvero certi che non c’è alcun rischio di venire contagiati, magari da qualcuno che torna dalla Lombardia o che viene a fare le vacanze in Sicilia. Se sono così sicuri che queste norme non impediscano a una persona infetta di contagiare tanti altri e così rimettere in circolo il virus. Bene, allora si prendano la loro responsabilità, lo dicano chiaro e agiscano con forza, nei loro ambiti, per modificare le leggi. Se il Sindaco è convinto che le regole imposte ai mercati non si debbano seguire, allora annulli le sue ordinanze. Se il Presidente della Regione reputa che a mare si possa stare tutti vicini vicini, e pure in discoteca o nei locali della movida, stracci i suoi decreti.

Ma se invece siamo davvero a un passo dall’uscita dal tunnel ma pure a un passo dal ricadere nell’incubo del lockdown, allora è il caso che subito chi di dovere faccia rispettare le regole, a tutti. Senza zone franche. Che le conseguenze di una nuova catena di contagi sarebbero assai più devastanti, anche economicamente, del rispetto delle norme.

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