Librino: teatro Moncada, teatro mancato

da “I Cordai”

Il nome dei Moncada in realtà, in passato, evocava solo nobiltà, come quello dei Grimaldi, dei Bummacaro, che possedevano i terreni cui ora sono intitolate le strade principali di Librino. A quei tempi vi erano terreni agricoli e come tali poi vennero in seguito espropriati. Allora vi erano aranceti, uliveti, vigneti; si sentiva il fresco profumo dell’erba, dove le lepri correvano indisturbate. Per i signori lavoravano i “massari”, che si occupavano delle terre. Esistevano molte famiglie umili e modeste, che vivevano del lavoro di campagna e nonostante la loro vita semplice erano felici. Questo stile di vita era bello per chi non conosceva nient’altro che questo. Facciamo adesso un salto in avanti … nel 1964 l’architetto Luigi Piccinato termina il P.R.G. di Catania. In quest’ultimo, e unico finora esistente, vi era progettato un nuovo quartiere: Librino; e arriviamo agli anni ’70, gli anni della speculazione edilizia. Nel 1976 il Comune di Catania incarica la S.T.A. progetti s.r.l. di redigere il P.d.z. (Piano di zona) di Librino.

 

Proprio dove sorgeva un agrumeto dovevano passare i lotti C2, C3 e il B2 29, l’attuale Teatro Moncada. I terreni che erano dei contadini furono espropriati, pagati quattro soldi, per pubblica utilità.L’appalto venne vinto dalla impresa di costruzioni “cav. Lavoro Finocchiaro”, in data 30 Marzo 1981; dare gli appalti in concessione in quel periodo era prassi per gonfiare le spese e guadagnare più soldi.

 

I lavori vengono bloccati nel 1984; uno dei motivi potrebbe essere il rinvio a giudizio di Francesco Finocchiaro nel 1984 per scandali nella concessione di appalti. Passano due anni, 15 maggio 1986, una nuova gara d’appalto viene bandita, ad aggiudicarsela è la ditta “Structura Costruzioni S.a.s.” di Agrigento. I lavori del futuro Teatro Moncada sono in stato avanzato e non risulta nemmeno vandalizzato; cosa molto ricorrente quando si parla di edifici pubblici a Librino.

 

 

Finalmente la struttura viene completata, ma mai consegnata alla città. Inaugurato da: Enzo Bianco, Umberto Scapagnini e da Rocco Buttiglione, ex ministro dei Beni culturali, il teatro viene abbandonato e vandalizzato. La giunta Scapagnini tra il 2003 e il 2005 accende due mutui con le banche per lavori di restauro all’interno del teatro. Il primo di 2,5 milioni di euro, il secondo di 2 milioni di euro. Ma questi lavori non sono stati mai realizzati.

Supponiamo che uno dei contadini a cui furono espropriate le terre per “pubblica utilità” torni dopo tanto tempo, essendo emigrato in Germania per tantissimi anni. La prima cosa che noterebbe entrando a Librino sarebbero: le rotonde, le strade larghe, i casermoni di cemento; non sentirebbe più il fresco profumo della natura ma l’odore sordo del cemento… v

edrebbe un via vai di macchine pronte a comprare la morte per pochi euro, le vedette in sella ai motorini che fanno da pusher, un teatro completamente devastato e abbandonato, proprio lì dove sorgeva il suo agrumeto. Potrebbe solo chiudere gli occhi e ritornare con la mente a quel meraviglioso profumo.

 

Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: è servito a questo l’esproprio per pubblica utilità? Soprattutto lì dove avrebbe potuto esistere un teatro, non nel senso tradizionale del termine, ma un teatro sociale. Era questo il principale intento quando il teatro Moncada, teatro mancato, teatro rubato, venne inizialmente costruito e quando venne successivamente e ripetutamente inaugurato? Oppure era semplicemente quello di farne una mangiatoia per tutta la classe politica sia di destra che di sinistra?

 

Chi, infine, ha il coraggio di non ammettere l’importanza di un teatro sociale e popolare a Librino?

One thought on “Librino: teatro Moncada, teatro mancato

  1. Bello, caro Luciano, il pensiero inserito nella tua nota che richiama i nostri emigranti locali. Scrivi, tra l’altro: “ Supponiamo che uno dei contadini a cui furono espropriate le terre per “pubblica utilità” torni dopo tanto tempo, essendo emigrato in Germania per tantissimi anni”.
    La nostra prevalentemente è terra di uomini e donne fatti diventare servi e sudditi. E mentre questo avviene i vari “baroni” grettamente ridono dall’alto delle loro dorate torri, sazi dell’avuto.

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