FIOM ST: “Fate un passo indietro. La CGIL di Catania va commissariata”

“È indispensabile un passo indietro di tutti coloro che, a vario titolo, in questi anni hanno orientato la politica sindacale della Camera del lavoro di Catania, ed è necessario che questo avvenga senza ambiguità e camaleontismi”. “I fatti che hanno generato quell’onta che ci porta a scrivere, renderebbero opportuno un commissariamento della Camera del Lavoro di Catania da parte della CGIL Nazionale”. Riportiamo integralmente il documento dei delegati FIOM-CGIL di ST Microelectronics Catania in vista dell’assemblea generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Catania.

Il “caso Catania”, dove il caso è rappresentato dalla gestione della nostra Camera del Lavoro, che ha trovato nelle azioni della magistratura una nuova e più efficace scintilla, ha dato elementi di riflessione a molti iscritti, che rischiano di rimanere ricorrenti se l’attuale situazione non dovesse mutare radicalmente, non solo nei quadri dirigenti, ma anche nell’approccio che la CGIL ha con le questioni legate al mondo del lavoro.

Una distanza importante quella che si è creata tra lavoratori e mondo sindacale in genere, e da questo punto di vista quello della CGIL non crediamo sia un unicum nel panorama sindacale catanese.

Una politica sindacale, che negli ultimi anni è apparsa troppo affine a quella dei partiti, ha finito per svilire il valore sociale proprio al sindacato. Sempre più indaffarati a ragionare su interessi diversi da quelli della base, la CGIL catanese da troppi anni vive in un cono d’ombra che stenta a rappresentare gli iscritti, così come le tante lavoratrici e i tanti lavoratori che giustamente vedono nella nostra Organizzazione un punto di riferimento a cui affidare le proprie istanze.
Le donne e gli uomini iscritte/i alla CGIL hanno il diritto ad un quadro dirigente diverso, meno sfuggente, più combattivo e ispirato ai valori più puri e semplici che hanno dato vita a quella che oggi è la più grande Organizzazione sindacale italiana.

Il mondo del lavoro nella provincia di Catania ha il diritto di ritrovare nella CGIL un interlocutore privo di ombre, affidabile nel suo ruolo, capace di intercettare le istanze dei più deboli, facendole diventare patrimonio di lotta collettiva. Per far questo non basta la sterile enunciazione di eventi e avvenimenti, bensì serve una irreprensibile onestà intellettuale e un idea di sindacato che seppur non generalizzando, oggi non riconosciamo propria in coloro che a vario titolo hanno guidato la nostra Organizzazione nel nostro territorio.

Un agire sbagliato e profondamente dannoso, animato da una impropria settarietà interna, e allo stesso tempo da un fervido sciovinismo pro “capo”, insieme ad un atteggiamento ambiguo nei confronti dei potentati della provincia (compreso alcuni ambiti datoriali), ha causato non solo l’isolamento di delegati e lavoratori nelle loro battaglie e legittime richieste di migliori condizioni di vita, ma ha reso autoreferenziale il concetto stesso di rappresentanza della confederazione nella provincia, marcando di fatto un solco tra base e sindacato, che in alcuni casi è divenuto un vero e proprio strappo, che seppur mediaticamente taciuto, ha irrigidito rapporti importanti, fondamentali per la sussistenza deil’idea stessa di sindacato rappresentativo.

La Camera del Lavoro Metropolitana di Catania e i lavoratori dell’intera provincia, meritano di più, di meglio, meritano una riflessione profonda sulle logiche di cooptazione che minano l’idea di una vera legittimazione democratica, che sono troppo spesso frutto di logiche di appartenenza che appannano indiscutibilmente meriti e metodi.

La Camera del Lavoro Metropolitana di Catania, ha bisogno di perseguire un’idea diversa di sindacato, di ritrovare un diverso rapporto con la base, e soprattutto ha bisogno di ripulirsi profondamente da rapporti con la politica viziati, inopportuni.

Per fare ciò è indispensabile un passo indietro di tutti coloro che, a vario titolo, in questi anni hanno orientato la politica sindacale della Camera del lavoro di Catania, ed è necessario che questo avvenga senza ambiguità e camaleontismi, ma con l’indispensabile onestà intellettuale propria di chi vede, nel bene dell’Organizzazione e dei lavoratori che rappresenta, la priorità.
Il patrimonio di valori e umanità che si riscontra in CGIL, a partire da attivi e iscritti, è tale da rendere possibile il cambiamento chiesto, e in assenza di questo, visto i fatti che hanno generato quell’onta che ci porta a scrivere, vedremmo opportuno un commissariamento della Camera del Lavoro di Catania da parte della CGIL Nazionale, e in tal senso confidiamo che, in una logica di rinnovamento, cambino gli approcci con i lavoratori del pubblico impiego, così come del privato, lasciando al passato l’ombra di dinamiche equivoche che tanto hanno indebolito il ruolo sociale dell’organizzazione nel nostro territorio.

Delegazione FIOM-CGIL in RSU di STMicroelectronics Catania.

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