Questione morale

Il potere utilizzato per prendersi i posti negli appalti dei servizi pubblici, le deleghe sindacali sfruttate per avere assunzioni nelle cooperative. Il partito che fagocita il sindacato, il sindacato che si trasforma in comitato elettorale. I ruoli nel sindacato decisi per fedeltà politica: il servilismo assurto a condizione per avere una promozione, per fare carriera, per conquistare uno stipendio da “sindacalista”. Gli oppositori allontanati, o meglio ricattati per le loro malefatte: in pochi sono rimasti immuni dalle logiche del potere. Tutto questo è successo per lungo tempo all’interno della CGIL di Catania. Poi la scelta del gruppo dirigente sindacale di competere all’interno del Partito Democratico siciliano e catanese, la decisione di mettersi in gioco in un sistema di potere marcescente, mutato geneticamente a seguito degli arrembaggi di Barbagallo, D’Agostino, Sammartino, Sudano. Un partito che negli anni, nonostante eroici tentativi di resistenza e coraggiose esperienze virtuose, ha accumulato centinaia di inchieste, decine di arresti, processi per ognuno dei suoi capibastone. In quella putrida mischia è stata gettata la storia della CGIL. Adesso esiste una questione morale sulla quale nessuno può restare in silenzio.

Mafia Capitale, Cara di Mineo. Nelle carte dell’inchiesta emerge che Luca Odevaine ha incontrato Paolo Ragusa a capo di un consorzio di cooperative, il Sindaco di Ramacca, la deputata regionale Concetta Raia e il Segretario provinciale della CGIL Angelo Villari. Si parlava del Cara e del ruolo di Direttore Generale da assegnare. Odevaine, intercettato, parla con Salvatore Buzzi, all’epoca capo delle cooperative romane, ora condannato per associazione mafiosa. La vicenda è ricostruita da Mario Barresi su La Sicilia. È il 3 febbraio 2014 . “Anche perché – dice Odevaine – politicamente lì è successo pure un po’ di casino perché prima…il Pd…e… faceva blocco… su… anche su Sisifo… e quindi di conseguenza con tutto il gruppo, adesso invece… è successo che loro un giorno m’ha chiamato il segretario della CGIL… quindi….Stefania … e m’ha fatto .. sono andato da questa presidente di Commissione regionale del PD che era quella che all’inizio appunto aveva… la vicenda per… Sisifo e mi sono ritrovato questo di Connecting People… Capito? M’hanno portato questo che diceva “A me…a noi ce dovete fa entrà…o ci fate entrà nell’Ati” dopodichè so che si… con Sisifo e non sono riusciti a chiudere…oppure vi famo un culo così o sennò dobbiamo vincere noi…”.

Buzzi risponde: “Scusa cerchiamo di infilasse noi co Pizzarotti e Cascina e ci infiliamo…perché non ci possiamo infilare? Odevaine: “Sì…bisogna lasciare una quota siciliana per… sul territorio chiaramente perché sennò lì… ci fanno un culo così…”.

Operazione Garbage Affaire sulla gestione dell’appalto dei rifiuti nel Comune di Catania. Scrivono i magistrati che “il 2 giugno 2017 veniva intercettata una conversazione intercorsa tra il DEODATI (capo dell’azienda che si occupa di rifiuti ndr) ed il ROSSO (alto funzionario del Comune di Catania ndr) , durante la quale il primo raccontava delle richieste avanzate da Angelo Villari, ex Assessore del Comune di Catania, in ordine all’assunzione di persone da lui indicate nelle aziende del DEODATI; lo stesso, nell’occasione – nonostante il ROSSO gli consigliasse di rifiutare (“mandalo a fanculo…”) – insisteva: “hai capito chi è questo? Angelo VILLARI… io direi adesso, dovresti trovare un sistema.. per organizzarti con NATOLI (dirigente della società di gestione dei rifiuti ndr)”.

“Risulta, altresì, che DEODATI Angelo – ritornando sulle richieste di Angelo Villari manifestava la volontà di incontrarlo”. Natoli, intercettato, riferendosi a Villari riferisce: “c’è sempre Angelo Villari che un po rompe le palle…. perché Angelo vuole sempre sistemare 4 cose sue…”. E ancora: “Angelo è stato Assessore del Comune…..ora… ora si è dimesso da Assessore perché deve fare le regionali….”. “Tocca tenerli boni questi..”.

Operazione Malupassu contro il clan Ercolano-Santapaola. Scrivono gli investigatori “Puglisi Salvatore ( reggente del gruppo mafioso di Mascalucia, facente parte del clan Santapaola-Ercolano) incontrava Scilio Nunzio (accompagnato da altro individuo indicato con il nome di Zio Turi, non meglio identificato), il quale fungeva da intermediatore per consentirgli di incontrare un referente politico (non meglio identificato) per concordare lo scambio di voti controllati dal clan mafioso per le imminenti elezioni politiche a fronte della garanzia di posti di lavoro presso l’azienda Mosema Spa da concedere ad accoliti e amici, concordando l’incontro con l’ignoto referente politico in un luogo riservato e fuori da occhi indiscreti”. “Di tali fatti Puglisi Salvatore, nel corso di un colloquio in carcere ne faceva un breve cenno al padre Puglisi Pietro (boss mafioso, ai tempi delle indagini detenuto e attualmente recluso col regime 41bis ndr), confermando la forte influenza del padre in ogni sua decisione”. Scrive il giudice per le indagini preliminari: “il fatto che i Puglisi fossero attivamente interessati alla ricerca di voti per le elezioni regionali 2017, trovava ampia conferma tra fine ottobre e primissimi giorni del novembre 2017, atteso che, in particolare, Salvatore Puglisi si adoperava tramite il suo complice Frisina Fabio Agatino, nella raccolta voti per favorire l’elezione di Angelo Villari. Nel pomeriggio del 2 novembre 2017, Frisina Agatino Fabio veniva intercettato telefonicamente mentre parla con De Caudo Giovanni (sindacalista CGIL e fratello del segretario generale dello SPI CGIL, indicato come probabile futuro segretario generale della CGIL di Catania ndr) in ordine alle imminenti elezioni (regionali) del 5 novembre 2017. In particolare, il Frisina riferiva al suo interlocutore di aver ricevuto la promessa dal Villari, in caso di vittoria alle elezioni regionali, di un avanzamento di incarico rispetto al ruolo di sorvegliante, ruolo ovviamente riferito all’appalto di Raccolta e Smaltimento rifiuti dato che Frisina lavorava presso la Dusty di Catania (Comune in cui il Villari, prima di candidarsi alle elezioni politiche, era Assessore alle attività sociali)”.

Quelli elencati non sono tutti i casi. I personaggi citati, attualmente non indagati, non sono i politici maggiormente coinvolti nelle inchieste della magistratura. Sono però i casi più dolorosi.

“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale (…) fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati” diceva Enrico Berlinguer.

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