Il Vicerè di Vittoria

Filippo Dispenza, “commissario” nel Comune sciolto per mafia e di fatto vicerè di Re Montante, dovrebbe andarsene fra pochi mesi. Ma forse, con un golpe, resterà ancora.

Dopo due anni di amministrazione straordinaria del Comune di Vittoria ‘sciolto’ per mafia, saluta (ma non se ne va) la ‘triade commissariale guidata da Filippo Dispenza. Il quale, come altri prefetti, di funzione e di ‘titolo’, compare più volte nella lista dei sodali di Antonio Calogero Montante, l’imprenditore ex icona antimafia, condannato in primo grado dal Tribunale di Caltanissetta a 14 anni di reclusione per associazione per delinquere.

Filippo Dispenza, secondo quanto annotato nel ‘file excel’ trovato nella stanza segreta dell’industriale di Serradifalco, lo incontra 26 volte, tra il settembre 2009 e l’ottobre 2014. E di ogni incontro sono riportati il luogo, la data e l’ora, il nome di eventuali altri soggetti come, nel caso di Dispenza, il figlio Gabriele che oggi ha 36 anni.

E così le indagini della Polizia di Stato documentano l’assunzione di Dispenza jr, nel 2011 ad opera di Ksm security, una società che opera nel campo della sicurezza preventiva, attiva da cinque generazioni sempre in capo alla famiglia Basile, da quando il capostipite Rosario la fondò con ex carabinieri in congedo subito dopo l’unità d’Italia.

Il capo attuale dell’azienda, di nome Rosario come il fondatore, è persona molto vicina a Montante e ai suoi interessi: nominato dal governo Crocetta alla guida dell’Irfis e al suo fianco nell’affaire per la riqualificazione dell’area ferroviaria della stazione Lolli a Palermo. Un affaire nel quale Montante e la sua cricca si lanciano, come in quello per impossessarsi dell’Ast (Azienda siciliana trasporti di proprietà della Regione) allo scopo di fare business con i soldi pubblici.  E quando è presidente dell’Irfis, a settembre 2016 Basile viene arrestato per calunnia, corruzione e stalking. Il caso nasce, sì, nella sfera privata (imputato di calunnia per avere accusato di estorsione una donna che gli chiedeva di riconoscere il figlio) ma rivela ben chiare le impronte del sistema Montante: un maresciallo dei carabinieri viene indagato con Basile per avergli passato informazioni riservate. E a difenderlo c’è Nino Caleca, già assessore nella giunta-Crocetta e che, oltre a Basile, difenderà lo stesso Montante, prima di essere nominato dalla giunta-Musumeci membro del Consiglio di giustizia amministrativa.

L’assunzione di Gabriele Dispenza ad opera della Ksm e, in successione, di altre società del gruppo, è inserita dagli inquirenti nella lista dei favori richiesti a Montante e da questi concessi. E in quel ‘file excel’ abbondano i contatti, sia di Dispenza senior che di Dispenza jr, con Diego Di Simone Perricone, ex ispettore della Squadra mobile della Questura di Palermo e figura centrale nel sistema di potere di Montante il quale lo mette a capo della Security di Confindustria e con lui tiene in mano le leve dell’accesso criminoso alle banche dati e ai sistemi che consentono a tutte le forze di polizia di espletare le indagini per fini di giustizia e per la sicurezza dei cittadini: imputato con Montante, sceglie come lui il rito abbreviato e, il 10 maggio 2019, è condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione.

Sono fitti i contatti, di Filippo e Gabriele Dispenza con Di Simone, annotati dagli investigatori, così come non passano inosservati i 26 incontri tra l’allora dirigente Ps Dispenza e il capo rampante di Confindustria Sicilia, da settembre 2009 ad ottobre 2014.

Un quinquennio nel quale il dirigente spicca il volo. Dal ’76 al ’78 era stato funzionario addetto alla squadra mobile di Napoli, dal ’78 al ’94 funzionario a Torino, dal ’98 al ’99 dirigente della squadra mobile di Genova; da agosto 2007 aveva diretto per un anno la polizia di immigrazione e di frontiera in Piemonte e Liguria; quindi, ancora per un anno – da agosto 2008 ad agosto 2009 – il Servizio immigrazione e pubblica sicurezza del ministero dell’Interno.

Non sappiamo quando e quanto tempo prima, rispetto alla serie degli incontri documentati dagli investigatori, dal primo febbraio 2009, Dispenza sia entrato in contatto con Montante, ma è certo che a ridosso di quel periodo la sua carriera comincia a volare. Ad agosto 2009 è nominato direttore del Servizio Relazioni Internazionali Ufficio Coordinamento e Pianificazione delle Forze di Polizia e, il 17 giugno 2010, fa parte della delegazione ristretta presente a New York nella sede dell’Onu per il decennale della Convenzione di Palermo contro la criminalità transnazionale, stipulata nel 2000. A guidarla, e ad intervenire ufficialmente a nome dell’Italia, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, agrigentino come Dispenza: ma questo potrebbe essere irrilevante rispetto ai veri motivi dello strapotere esercitato dall’ex meccanico di Serradifalco sull’allora Guardasigilli che a lui era ‘istituzionalmente genuflesso’ come è scritto nella sentenza del Tribunale di Caltanissetta che ha condannato Montante.

Subito dopo, Dispenza, a settembre 2011, all’età di 58 anni, ottiene il suo primo incarico di questore, ad Alessandria, sede periferica e secondaria. Ma qui rimane appena due anni. Il 17 dicembre 2013 diventa questore di Cagliari: miracolo di una promozione fulminea da dirigente superiore a dirigente generale (Cagliari è capoluogo regionale) la quale solitamente richiede un periodo ben più lungo, di almeno dieci anni, oltre ai necessari ulteriori elementi di merito e di risultati raggiunti.

E al Viminale, che tutto decide sulle carriere di prefetti e poliziotti, da otto mesi si è insediato Angelino Alfano il quale a luglio 2011 si è dimesso da Guardasigilli per fare a tempo pieno il segretario politico del Pdl, un ruolo di grande potere al tempo dell’allora solidissimo governo-Berlusconi forte della schiacciante maggioranza parlamentare uscita dalle urne nel 2008.

Per Dispenza una ‘super-promozione’ lampo che suscita clamore negli ambienti della polizia: e già allora il pensiero di tutti corre al suo concittadino Angelino Alfano del quale solo diversi anni dopo si saprà quanto sarà scritto nella sentenza di un tribunale della Repubblica: Alfano, il ministro che a Montante mai avrebbe potuto dire di no!

E la carriera ‘attiva’ di Dispenza finisce in pratica quando a Montante si schiudono le porte del carcere: casualità dell’anagrafe perché proprio in quel periodo, il 30 maggio 2018, compie 65 anni e va in pensione.

Ma i titoli inanellati, le relazioni intessute e le posizioni di carriera costruite lo mettono sulla rampa di lancio per il primo mandato da commissario straordinario di un Comune sciolto per mafia: Vittoria appunto. E qui, affiancato da un vice prefetto e da un funzionario di Prefettura, Dispenza – amico di un accusato per mafia che sta nel cuore di mafiosi – e forte di un pedigree curriculare che è marchio di fabbrica, si lancia nella nuova missione: sconfiggere la mafia che si è infiltrata nel Comune di Vittoria e riportare la legalità nel Municipio.

Missione che conduce da dominus assoluto, tanto che il vice prefetto membro della stessa commissione, Giancarlo Dionisi (che non può vantare nel suo curriculum gli stessi ‘titoli’) in dissenso con l’amico di Montante nell’amministrazione del Comune di Vittoria, dopo appena sette mesi si deve dimettere e rientrare a Roma, nel suo ufficio al Viminale.  Ma Dispenza è il capo, vanta il titolo di prefetto, e prima di diventarlo, ha percorso tutte le tappe di carriera nella Polizia di Stato fino a dirigente generale. Di questa nomina, nel 2013, abbiamo detto. Quella a prefetto giunge il 30 aprile 2016: è in carica il governo-Renzi, con Angelino Alfano sempre ministro dell’Interno.

E al titolo acquisito appena due anni prima della pensione il ‘poliziotto’ tiene particolarmente. Tanto che quando si insedia a Vittoria ne fa elemento distintivo della propria figura. Si autodefinisce ‘prefetto’, si fa chiamare ‘prefetto’, in tanti – compresa la stampa locale – lo appellano ‘prefetto’ (pur non avendone mai esercitato la funzione operativa in una sede territoriale) al punto che Filippina Cocuzza, prefetto di Ragusa da gennaio 2017, deve fare un comunicato stampa per dire: “scusate, qui il prefetto sono io!”.

Oggi Dispenza è dominus del Comune di Vittoria da due anni e tale resterà fino all’insediamento del nuovo sindaco che sarà eletto il 4 o, in caso di ballottaggio, il 18 ottobre prossimo: eppure la legge fissa in 24 mesi il limite massimo del mandato!.

Di quale deroga si avvale Dispenza per annunciare, dando appuntamento ad una conferenza stampa mercoledì 29 luglio, che anche nei prossimi tre mesi sarà dotato di ‘pieni poteri’?

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