Il quinto cavaliere

Alè! Centocinquanta milioni! A chi si potrebbero dare? La lista sarebbe lunga: le scuole, gli ospedali, le famiglie, i senzacasa. In una parola, i  catanesi. Poveri, onesti e derubati.Da Ciancio, e dal suo Sistema.

I soldi del signor Mario Ciancio, “socialmente pericoloso” (come di­cono i giudici), debbono tornare al popolo. “Il mio onesto lavoro”, dice lui. “Frutto di illecito, di saccheggio e di rapina” dice invece la legge.

Noi crediamo ai magistrati. Non perché siamo i soliti “sovver­sivi”, ma perché noi nei quartieri ci viviamo. Nelle strade della miseria, nelle storia di chi ci muore. Di chi muore d’oppressio­ne mafiosa e d’ingiustizia sociale. Alla radice di queste, im­prenditori senza scru­poli come Mario Ciancio Sanfilippo.

Ci piace immaginare che questi centocinquanta milioni di euro, più quelli nascosti in Svizzera, più quelli ancora da scoprire, vengano amministrati da un commissario approvato dal basso, dalla comunità civile. Che siano risarcimento agli uomini e donne, ai bambini e bambine, agli anziani che vivono nel disa­gio e nella povertà, dei quartieri del centro storico e delle peri­ferie.

Quante scuole si potrebbero fare con quei denari

Pensate quante scuole si potrebbero risanare e costruire in quei quar­tieri. Scuole: presidi di civiltà e democrazia, fortezze della resistenza alla mafia. Scuole: per togliere dalla strada ragazzini e ragazzine, esclusi dal lavora e dall’istruzione, pronti a cadere nella rete della ma­novalanza mafiosa.

E quante case si potrebbero costruire o sistemare per accogliere chi una casa non ce l’ha, per chi l’ha persa il giorno che ha per­duto il proprio povero lavoro precario. Per chi una casa non ha mai saputo che cosa sia, che per casa ha un cartone sul marcia­piede.

E quante sorelle e fratelli, emigranti che fuggono dalla guerra e dalla fame, si potrebbero accogliere, senza far torto a nessuno, con il giu­sto diritto alla loro dignità.

E quanti asili nido, quante scuole d’infanzia da riaprire, quante mae­stre pronte a tornare, quante bambine e bambini di mamme costrette fuori al lavoro che non si potranno mai permettere una scuola privata.

E poi ospedali con tanti medici, centri sociali pubblici con cen­tinaia di assistenti sociali, artigiani che insegnino i vecchi me­stieri ai giova­ni, i mestieri che un tempo fiorivano nei quartieri.

Vogliamo che Catania torni Catania

Non finirebbe mai questa lista, la liste delle ferite di Catania, colpita nel corpo e nell’anima ma che ancora si potrebbe salva­re. Ferite di corruzione, ferite di sindaci, ferite di mafiosi politici, ferite di comi­tati d’affari.

Vogliamo i nostri diritti. Vogliamo che Catania torni Catania. Voglia­mo i nostri soldi. Nostri, di noi catanesi onesti e poveri. A noi li han­no rubati, a noi devono tornare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Si informano i lettori che i commenti troppo lunghi potrebbero essere considerati SPAM e cestinati in automatico.
Vi preghiamo pertanto di essere concisi nei vostri commenti.