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Una fondazione diocesana commissariata e una serie sospetta di licenziamenti disciplinari. La testimonianza della signora Grazia Restivo e le dichiarazioni dell’amministratore Landi.

L’ODA, “Opera Diocesana Assistenza Catania”, gestita attualmente dall’avvocato Adolfo Landi, è in crisi da diversi anni. Oggi si parla di risanamento, ma i lavoratori continuano a soffrire un clima difficile. Le armi sono il provvedimento disciplinare, il licenziamento o, per i più fortunati, il trasferimento.

“A febbraio avrei compiuto trent’anni di servizio” – racconta Grazia – “Sono stata selezionata poiché mi occupavo della comunità dei tossico-dipendenti dell’ODA, poi assunta come educatore”.
“Nel 2004 venne nominato monsignor Russo in qualità di presidente dell’ODA.Da quell’anno cominciarono gli anni bui per noi lavoratori: lo stipendio tardava ad arrivare. A volte passavano due mesi, a volte tre, fino a un massimo di cinque. In quegli anni non era chiaro a quanto ammontasse il debito della fondazione, ma capimmo che arrivò ad una consistenza notevole quando la Santa Sede inviò Alberto Marsella a sondare la situazione.
Marsella fu nominato poi amministratore delegato e quindi si operò una modifica allo statuto della fondazione. Sostenevano: “Noi preti non ne capiamo niente di soldi”. Dissero che dentro il consiglio di amministrazione dell’ODA fosse sufficiente un prete ad esercitare una funzione spirituale. Praticamente la totale gestione dell’ODA venne affidata al CDA”.
“Poi iniziarono gli attriti fra il Vescovo e Marsella, fino a che nel marzo 2017 il CDA venne rimosso del tutto. Il Vescovo incaricò per il commissariamento Adolfo Landi, uomo di sua fiducia. A quel punto si è creata una frattura fra i dipendenti: chi pro-Landi e chi pro-Marsella. Io mi sono schierata apertamente a favore del CDA e quindi di Marsella, perché intravedevo una parvenza di onestà: questa è stata la mia colpa. Landi ci ripeteva sempre la solita solfa: che Marsella pagava tutti i lavoratori, ma in questo modo aveva creato una marea di debiti.”
“Già nei primi anni 2000 il debito ammontava a circa quaranta milioni, negli anni è aumentato, ma è stato devastante il periodo dell’ultimo consiglio di amministrazione rimosso. Pagare gli stipendi è giusto, fino a quando non pregiudica l’esistenza stessa della struttura. Il compito che mi è stato dato è quello di salvare l’ODA, poi i lavoratori” dice infatti l’avvocato Landi.
“Ho un’altra pecca” – continua a raccontare Grazia- “non mi sono sposata in chiesa. All’epoca c’era padre Calanna, si incazzò molto per il mio matrimonio laico”.
“A settembre dell’anno scorso mi hanno trasferita, all’improvviso, da San Giovanni la Punta all’istituto dei minori a Mascalucia. Io ho richiesto per iscritto i motivi del mio trasferimento, mai ho ricevuto una risposta se non verbalmente, si giustificarono dicendo che io avevo tanta esperienza e lì serviva un educatore anziano. La sera di una domenica di ottobre, mentre ero sola in servizio con cinque minori, succede che entrano una decina di ragazzi fuori di sé. Gridavano, urlavano, spaccavano oggetti. Ho chiamato i carabinieri, ma non venne nessuno. Dopo quell’episodio ho passato un periodo tremendo: non dormivo la notte, avevo paura di stare sola in casa e soffrivo di attacchi di panico. Mi sono affidata ad un avvocato per ricevere il trasferimento, ottenuto dopo otto mesi presso la sede di San Nullo.
Il 17 agosto di quest’anno, poche settimane dopo il trasferimento, ho rilasciato un’intervista. Una mia collega, che ha ricevuto una sospensione di cinque giorni per lo stesso motivo, mi informò della manifestazione che si sarebbe svolta davanti il Comune in quella data. Alcuni genitori si erano coalizzati per chiedere al Sindaco di riattivare al più presto il servizio trasporto per gli utenti ODA, servizio che Landi aveva deciso di chiudere per affidarlo al Comune stesso. Io e la mia collega abbiamo rilasciato due interviste: una per SicraPress, una per il Tg3. Nell’intervista ho denunciato il malessere a cui eravamo sottoposti ogni giorno noi lavoratori e le lunghe attese per lo stipendio, compreso quello di luglio.”
Landi sostiene: “Attualmente siamo arrivati a venti giorni di ritardo per gli stipendi, non siamo mai andati oltre un mese e mezzo, anche se nelle interviste dei lavoratori questa mancanza diventa di quattro o di cinque mesi.”
“Le buste paga sono state versate tre giorni dopo la manifestazione, il venti. Ma Landi afferma il contrario, e ritiene che le mie dichiarazioni fossero false. Per questo sono stata licenziata dopo trent’anni di servizio.”
“Non ho mai contestato ai lavoratori la possibilità di rilasciare interviste, anche se con toni accesi” -dice Landi – “ciò che non posso tollerare è che venga dichiarato il falso, che si dicano menzogne sul mio operato e sull’amministrazione interna. Il motivo del provvedimento disciplinare riguarda il contenuto delle dichiarazioni, queste rischiano di danneggiare l’immagine e l’interesse dell’ente.”
“È sempre stato questo il problema: io sono una che parla troppo. Si sarebbero dovuti ribellare tutti, è grave che un dipendente non possa esprimere la propria opinione. C’è solo paura” – conclude Grazia con un tono di amarezza.

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