Ingroia: “Grave campagna di disinformazione in tv su trattativa Stato-mafia”

Grave, gravissima vergogna si consuma sulla televisione di Stato, ogni minuto che passa. Dopo avere nelle ultime 48 ore quasi ignorato una sentenza “storica” come quella che ha condannato esponenti di spicco dello Stato italiano per avere trattato con la mafia sul sangue degli innocenti uccisi nella strategia stragista del ’92/’93, condanna dalla quale si desume che risulta accertato il nuovo patto politico-mafioso che ha retto negli ultimi 25 anni il nostro Paese, e che ha dunque condizionato la storia e la convivenza “civile” degli Italiani fino ad oggi, ora – in totale dispregio delle Istituzioni – viene avviata una campagna di disinformazione e di autoassoluzione dello Stato da parte della TV di Stato.

Di Matteo. E il bisogno di Verità

Antonino Di Matteo lo ricordiamo per il processo sulla trattativa Stato-mafia. Ma anche per Matteo Messina Denaro che, secondo il pentito Vito Galatolo, avrebbe architettato un piano per farlo fuori. Così come Riina, intercettato in carcere, sperava di fargli fare “la fine del tonno come il giudice Falcone”.

Stato-Mafia: in Libia un altro patto

Per fermare gli attentati, secondo alcuni, lo Stato scese a patti con Cosa nostra. Adesso, per fermare i migranti in Libia, patteggia con le mafie che schiavizzano e trafficano esseri umani. È sempre Trattativa. Col “principe degli scafisti” Ahmad Dabbashi come con Bernardo Provenzano.

La geografia del dopo Ciancimino

L’assoluzione di Mori e Obinu, nelle oltre mille pagine di motivazione della sentenza, è solo un elemento di un pa­norama molto più com­plicato di quanto non fosse emerso – almeno uffi­cialmente – in pre­cedenza, durante e dopo le “rivelazioni” di Massimo Ciancimino