Tra le sbarre delle Rsa

 “L’Rsa di cui parlo si è vantata di essere stata immune al virus, ma si sospetta che alcuni pazienti siano deceduti proprio a causa del Covid-19, tuttavia nessuno l’ha mai ammesso, tutto pur di salvaguardare la loro eccellenza ”- continua Ambra- “Eppure noi non l’abbiamo mai riscontrata. Pur essendo una struttura privata noi parenti portiamo i medicinali. I pazienti sono abbandonati nella sala principale su poltroncine, non certo comode, stanno con la testa inclinata, appoggiati al muro. Alcuni parenti dei ricoverati hanno notato che a distanza di tre giorni le condizioni dei propri genitori erano pietose, erano irriconoscibili, sembravano stare meglio a casa.”

Coronavirus. La Milano del Sud

A fine febbraio il primo malato di coronavirus a Catania. In Italia erano stati accertati solo quattrocento casi. In pochi giorni l’esplosione dell’epidemia: la facoltà di agraria, l’ASP, gli ospedali, le case di riposo. Nel giro di tre mesi a Catania si sono concentrati un terzo dei casi di covid19 in Sicilia: mille contagiati, cento morti. Dati sproporzionati rispetto alle altre città siciliane e anche rispetto agli altri territori del meridione. Catania è la Milano del Sud e chi ha responsabilità politica e sanitaria deve spiegarci perché.

Le città dei bambini

Le altalene recintate dal nastro bianco e rosso, chiuse ai bambini, sono una delle immagini più tristi di questa fase 2 dell’emergenza sanitaria, ma sono anche il simbolo di un’emergenza che ha rimosso il tema dell’infanzia, ha dimenticato della cura e della crescita dei più piccoli. Le bambine e i bambini sono stati derubricati a problema di “ordine” pubblico: dove li mettiamo mentre i genitori vanno a lavoro e se non possono andare dai nonni? La qualità del tempo, straordinariamente unico, che i bambini stanno vivendo in questa quarantena non è stata preso in considerazione. Ma ora tutto questo può e deve cambiare.

Fase due: picchiamo i gay

“Voi lo sapete che vergogna si prova ad essere bullizzati? Non ho paura di essere me stesso e anzi voglio dire come stanno le cose, voglio parlare e non subire passivamente.”

“È iniziata la fase due, è il momento per diventare più solidali”…. Sì, ma non raccontatelo a Matteo.

Catania, comizio al mercato

Sabato 2 maggio, fase uno delle restrizioni da coronavirus, mercati all’aperto chiusi, tranne qualche bottega che legittimamente è aperta. Entrando in piazza Carlo Alberto, si scorge subito una piccola folla di persone che circonda un furgone della polizia municipale. “Sarà che hanno arrestato qualcuno” mormora un passante. “No, no, li stanno facendo smontare e quelli si sono incazzati” risponde una signora indispettita. Tutt’altro. Il Consigliere Bottino, poggiato sul furgone dei vigili, spiega ad almeno una ventina di persone assiepate il suo impegno per tutelare i commercianti della fiera.

Non si può tornare a lavorare in nero

Ogni giorno le associazioni di categoria dei commercianti, dei ristoratori e di altre imprese affollano le pagine dei giornali con appelli a incentivi, sgravi fiscali, cancellazione delle tasse, sospensioni nei pagamenti di affitti e utenze. La chiusura obbligata di molte attività economiche ha ovviamente prodotto un azzeramento drammatico delle entrate e ora si rischia il fallimento. Gli enti locali sono in prima fila a studiare le modalità per venire incontro alle imprese. Ma c’è da pensare alle lavoratrici e ai lavoratori. Sarebbe assai grave che si consenta di non pagare le tasse e di ottenere incentivi a chi tiene lavoratori in nero o contratti falsi.

Quando la solidarietà non basterà più

Che sia il quattro maggio o qualunque altro giorno di primavera o d’estate, una cosa è certa: nella fase due della pandemia i poveri resteranno poveri, gli affamati continueranno ad avere fame. Nel frattempo però si sarà esaurita quella magnifica spinta alla solidarietà che ha animato per mesi cittadini e associazioni. Le Istituzioni non sono chiamate a organizzare l’elemosina ma a garantire diritti. È ora (non domani) il tempo di affrontare la fase 2 degli ultimi.

Tre cose che Musumeci dovrebbe fare subito, senza pieni poteri

Vuole i pieni poteri il Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci. L’obiettivo è vincere al gioco di chi urla più forte, di chi la spara più grossa: nient’altro. L’uomo solo al comando piace a lui ma a noi non serve a niente. Servirebbe invece che la Regione facesse delle cose, con i poteri che già ha, e che le facesse alla svelta.

SOS: la mafia è immune al virus.

E d’altronde si sa, la mafia opera sempre dove c’è miseria e disperazione: “Si presentano come benefattori dando l’opportunità di una facile liquidità, ma ciò si tradurrà in una cessione della propria azienda nelle mani della criminalità organizzata”- racconta Cuomo- “Le mafie più sofisticate usano intermediari, mandano in giro per l’Italia società finanziarie che nascondono interessi e collusioni criminali. Convincono le imprese a fare affari e acquisizioni di quote societarie.”

Joseph non ci torna a casa

“Anche i ciechi si dimostrano solidali con chi bisogno di una mano: “So che parecchi ragazzi si sono offerti volontari per portare la spesa e le medicine agli anziani. Anche a me piacerebbe dare una mano, penso che mi unirò a loro.”