martedì, Marzo 5, 2024
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E Santapaola ringrazia

Il governo cancella i finanziamenti del PNRR per beni confiscati e inclusione sociale

Le abbiamo trovate a fatica le eleganti ville del boss mafioso Nitto Santapaola in località Cerza, nel comune di San Gregorio di Catania. Abbiamo incrociato i dati dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati con le mappe catastali e una mattina di qualche mese fa ci siamo presentati sul posto. Un gruppo di ragazze e ragazzi, Giovanni Caruso, fotografo del primo giornale di Pippo Fava, a fare da caposquadra.

Abbiamo citofonato casa per casa per cogliere qualche indicazione, per ottenere la conferma che quelle erano proprio le ville del boss che ha fatto uccidere il nostro Direttore. Un’anziana signora apre la persiana di una finestra. “Che volete? Chi cercate?”.

Signora siamo giornalisti, vogliamo parlare delle ville di Nitto Santapaola, siamo dei Siciliani”.

Sicuro che non mi riprendete? Mio figlio si spaventa se mi vede parlare di queste cose”.

Posiamo le macchine fotografiche, mettiamo in tasca i telefoni.

Sono queste case qui, al piano rialzato. Sono chiuse da decenni. Abbandonate. Lui stava qui. Su questa ringhiera metteva la cacciagione. Qui hanno ammazzato la moglie. Poverina. La conoscevo, sempre gentile”.

Ma in questi appartamenti ci fanno qualcosa, il comune li usa?”.

Ma quale! Qua è tutto abbandonato. Qua, guardi il giardino, guardi. Una volta c’era un leone”.

In che senso un leone?”.

Le sto dicendo, un leone”.

Subito, appuntamento col Sindaco di San Gregorio di Catania. “Voglio prendere in mano la situazione. C’è stata paura ma non ci sono state le risorse per superarla la paura. Nelle case di Santapaola vogliamo un presidio di legalità, uno spazio per chi è più vulnerabile”.

Proprio in quei giorni c’è l’opportunità del PNRR. L’Agenzia per la coesione territoriale stanzia trecento milioni di euro per ristrutturare i beni confiscati. Un piccolo piano Marshall per recuperare un patrimonio abbandonato e distrutto. Non c’è mai stato un investimento così.

Adesso facciamo una manifestazione. Proprio qui, in via De Chirico a Cerza, nelle ville di Santapaola”.

Le chiavi le porta il vicesindaco. Ci sono i Siciliani, l’Arci, gli edili della CGIL, c’è l’amministrazione comunale. C’è la Commissione Antimafia regionale, col suo presidente Claudio Fava. E tante cittadine e cittadini. “Ora ci riprendiamo quel che ci ha tolto. E’ una data storica. Coi soldi del PNRR le ville di Santapaola che ha tenuto in ostaggio Catania per decenni verranno restituite alla gente, a chi ha più bisogno. Dopo trent’anni di paure, connivenze e abbandono”.

* * *

Scade il bando del PNRR. Il Comune presenta il progetto. Si riunisce la commissione esaminatrice. Sarà uno dei progetti più apprezzati dal Ministero, che decide di stanziare per la ristrutturazione dei beni confiscati a Santapaola proprio quella parte dei trecento milioni destinata a progetti di rilevanza nazionale e ad altissimo impatto. 595 mila euro saranno impiegati qui.

È una vittoria, è una festa. Il comune riesce a fare approvare tutti e sei i progetti presentati, tra cui la ristrutturazione del supermercato confiscato ai Santapaola al lungomare. C’è pure la ristrutturazione di una bottega a Librino, completamente distrutta, scoperta dalla carovana delle Scarpe dell’Antimafia: diventerà un centro sociale per il quartiere. C’è la ristrutturazione di una villa a Vaccarizzo: e qui faremo un centro giovanile. C’è la ristrutturazione di appartamento in via Etnea: sarà l’ufficio per la valorizzazione sociale dei beni confiscati. Valore dei progetti su Catania oltre due milioni di euro.

E arriva il momento di andare in gara. Selezionate le ditte per le ristrutturazioni. Fra poco finalmente partiranno i cantieri. Ci sono voluti trent’anni. Ma ora qualcosa si muove.

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Stop. Il Governo Meloni, il 27 luglio del duemila e ventitrè, propone alla commissione europea una revisione delle spese del PNRR. Cancellati – nel documento dei ministri – i trecento milioni per i beni confiscati. Cancellati pure i fondi PNRR per l’inclusione sociale.  “Si prevede – scrivono lor signori – di portare a compimento tutti i progetti ammessi a finanziamento ricorrendo a risorse nazionali, al fine di liberare e destinare le corrispondenti risorse PNRR a una nuova misura”. E cioè? “Benefici fiscali e semplificazioni per le nuove imprese e quelle già esistenti, che avviino attività economiche e imprenditoriali al sud”. In italiano, “altri soldi agli imprenditori”.

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La storia delle ville di Santapaola non è solo a Catania. Succede pure a Napoli, a Palermo, a Reggio Calabria, a Foggia. Duecentocinquanta quattro progetti di liberazione in tutto il sud uccisi da un giorno all’altro. “Tranquilli, ci metteremo le risorse”. Quando? “Un giorno o l’altro”. Senza fretta.

E la mafia ringrazia.



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