Mattone su mattone

Perché i soldi dei mafiosi vadano a chi lavora. Iniziativa pubblica il 21 febbraio.

All’inizio che il bene confiscato che ci aveva affidato il Comune era del boss Nitto Santapaola, neanche lo sapevamo. Un piccolo giardino e un sottoscala. A noi bastava che in quel posto avremmo dato casa alle associazioni, alla redazione e ai cittadini. Lo scoprimmo più tardi, grazie alle giornaliste Luisa Santangelo e Claudia Campese. Scoprimmo pure, grazie a Vanja, Coralie e Domante, volontarie europee dell’Arci che si sono messe a mappare tutti gli altri beni confiscati, che di beni confiscati in Sicilia ce ne sono quattordicimila e che in gran parte sono completamente abbandonati. È a quel punto che il romanticismo e la soddisfazione di restituire un bene dei mafiosi alla collettività, sono diventati rabbia. Perché le belle storie dei beni confiscati alla mafia rischiavano di essere l’alibi per consentire allo Stato (alle prefetture, alle agenzie nazionali, ai carabinieri, ai sindaci, alla polizia) di fottersene dei beni confiscati alla mafia.

Così mattone su mattone abbiamo tentato di costruire un movimento. Con le giornaliste e i giornalisti, con le associazioni, con le compagne e i compagni. A Catania e in giro per la Sicilia, a Palermo e a Milano, in Val d’Aosta e in Piemonte, a Roma. Un lavoro tutt’altro che compiuto ma in corso. L’Arci, I Siciliani giovani, l’associazione antiestorsione Libero Grassi di Catania, Libera nazionale e Don Ciotti, Altragricoltura, Legambiente, la Commissione siciliana antimafia guidata da Claudio Fava, sindaci di decine di comuni, tante associazioni di base: insieme.

“Vogliamo che i soldi dei mafiosi vengano usati per il lavoro, per il futuro dei giovani”. Una cosa semplice e enorme. Prendere i soldi confiscati, quelli dei conti in banca, quelli rientrati dai paradisi fiscali, e spenderli per fini sociali. Iniziando dal ristrutturare il patrimonio confiscato decrepito e vandalizzato. Continuando avviando esperienze di cooperative di lavoratori nelle aziende confiscate, nei terreni agricoli confiscati. Continuando ancora, ristrutturando le case confiscate per darle a chi è senza tetto o non può più pagare l’affitto.

In questo nostro viaggio, che abbiamo chiamato “Le scarpe dell’antimafia”, adesso si è aggiunto un nuovo compagno di strada. I lavoratori edili. Il sindacato degli edili della CGIL di Catania, Fillea. Loro erano in marcia contro il lavoro nero, per la sicurezza nei cantieri, contro la cementificazione selvaggia, per i diritti dei lavoratori, contro la mafia. Non potevamo non incontrarci. “Coi soldi dei mafiosi si potrebbero aprire migliaia di cantieri, in migliaia di beni confiscati. Ci sono pure i 300milioni del PNRR. Sarebbe un volano per il lavoro, sarebbe un duro colpo alla mafia”. Combattere la mafia dando lavoro. Anche questa una cosa semplice e enorme.

Con tutta questa carovana di donne e uomini ci incontreremo lunedì pomeriggio al Giardino di Scidà. Emilio farà la magia di mandare la nostra discussione in diretta sul web. Proviamo a costruire un futuro migliore del presente: mattone su mattone.

Matteo Iannitti

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