Libertà di stampa

Povero Fardazza, non è riuscito a chiudere Telejato. Invece il professor Monti sì. Hai visto che fa fare la cultura? Un poverac­cio qualunque, un “don” di media tacca (ma a Partinico impor­tante) aggredisce, minaccia, fa tutto il suo onesto lavoro di boss mafioso e non conclude un tubo: Telejato continua a trasmettere e il maledetto Maniàci è ancora là. Invece ti arriva il professore, non si agita, tutto compìto e sorridente, e in capo a un mese da oggi, pufféte, Telejato non c’è più.

E’ vero che al professore una mano l’ha data, con una furba leggina, anche il buon Berlusconi. Ma per il punteggio non con­ta, vale chi segna il gol, non chi gli ha passato la palla. Anche perché la leggina di Berlusconi, il professore, sostanzialmente l’ha lasciata là.

Dei nostri valenti redattori, questo mese, uno non ha potuto fare il suo pezzo perché s’è dovuto trasferire al nord, non minac­ciato dalla mafia, ma dalla miseria. E’ uno che fa il giornalista da quindici anni. Un altro pezzo non è arrivato perché – ha tirato a pretesto lo scansafatiche – il suo autore era troppo stanco per scriverlo, dopo una decina di ore passate a spaccar marciapiedi come muratore precario. E’ uno che lavora con noi dall’85. Un terzo pezzo è arrivato in extremis perché il suo valente autore, che fa il giornalista circa dal ’95, solo ieri è riuscito a trovare, almeno provvisoriamente, un posto dove dormire. Parlavamo – per l’appunto – di libertà di stampa.

A Catania, città felicissima, l’altro giorno hanno fatto una bel­lissima festa a tema, sul tema “Sicilia tradizionale del buon tem­po antico”. La festa, difatti, si chiamava “Baciamo le mani par­ty” ed era ospitata da uno dei più moderni e trendly locali etnei, la “Villa Paradiso dell’Etna” che certo, se fate vita mondana, co­noscete.

Sarebbe da film di Pierino (come quasi tutto ciò che riguarda i notabili catanesi) se non ci fosse il particolare che “Villa Paradiso” è an­che della Famiglia Rendo, quella che secondo dalla Chiesa “an­dava alla conquista di Palermo col beneplacito della mafia” e se­condo Giuseppe Fava faceva parte dei “quattro cavalieri dell’Apocalisse”.

Senza questo particolare sarebbero bastati, come dicono qui, “fischi e piriti”per sbarazzarsi dei buffi perso­naggi. Mentre in­vece a questo punto è necessario l’intervento del ministro dell’interno – che è stato a Catania e sa di che si parla – per dare, con un provvedimento esemplare, certezza del diritto ai soprav­vissuti catanesi onesti.

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