Il quinto cavaliere

CENTOCINQUANTA milioni (almeno!). A chi darli? Abbiamo una lunga lista: le famiglie, le scuole, i senzacasa. In una parola, i catanesi onesti e poveri. Derubati da Ciancio, e dal suo Sistema.

I soldi del signor Mario Ciancio, “socialmente pericoloso” (come dicono i giudici), debbono tornare al popolo. “Il mio onesto lavoro”, dice lui. “Frutto di illecito, di saccheggio e di rapina” dice invece la legge.

 

Noi crediamo ai magistrati. Non perché siamo i soliti “sovversivi”, ma perché noi nei quartieri ci viviamo. Nelle strade della miseria, nelle storia di chi ci muore. Di chi muore d’oppressione mafiosa e d’ingiustizia sociale. Alla radice di queste, imprenditori senza scrupoli come Mario Ciancio Sanfilippo.

* * *

Ci piace immaginare che questi centocinquanta milioni di euro, più quelli nascosti in Svizzera, più quelli ancora da scoprire, vengano amministrati da un commissario approvato dal basso, dalla comunità civile. Che siano risarcimento agli uomini e donne, ai bambini e bambine, agli anziani che vivono nel disagio e nella povertà, dei quartieri del centro storico e delle periferie.

Pensate quante scuole si potrebbero risanare e costruire in quei quartieri.

Scuole: presidi di civiltà e democrazia, fortezze della resistenza alla mafia.

Scuole: per togliere dalla strada ragazzini e ragazzine, esclusi dal lavoro e dall’istruzione, pronti a cadere nella rete della manovalanza mafiosa.

E quante case si potrebbero costruire o sistemare per accogliere chi una casa non ce l’ha, per chi l’ha persa il giorno che ha perduto il proprio povero lavoro precario. Per chi una casa non ha mai saputo che cosa sia, che per casa ha un cartone sul marciapiede.

E quante sorelle e fratelli, emigranti che fuggono dalla guerra e dalla fame, si potrebbero accogliere, senza far torto a nessuno, con il giusto diritto alla loro dignità.

E quanti asili nido, quante scuole d’infanzia da riaprire, quante maestre pronte a tornare, quante bambine e bambini di mamme costrette fuori al lavoro che non si potranno mai permettere una scuola privata.

E poi ospedali con tanti medici, centri sociali pubblici con centinaia di assistenti sociali, artigiani che insegnino i vecchi mestieri ai giovani, i mestieri che un tempo fiorivano nei quartieri.

Non finirebbe mai questa lista, la lista delle ferite di Catania, colpita nel corpo e nell’anima ma che ancora si potrebbe salvare.

Ferite di corruzione, ferite di sindaci, ferite di mafiosi politici, ferite di comitati d’affari.

Vogliamo i nostri diritti. Vogliamo che Catania torni Catania. Vogliamo i nostri soldi.

Nostri, di noi catanesi onesti e poveri. A noi li hanno rubati, a noi devono tornare.

Un pensiero su “Il quinto cavaliere

  • 17/10/2018 in 16:40
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    Magnifico articolo di Giovanni Caruso. Lo condivido in pieno.Chiaro .forte determinato. Così dovrebbero essere i siciliani .

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