Dove tutto è iniziato

La testimonianza di un’italiana a Shangai.

“Abito in Cina da dieci anni, sono contenta di non essere tornata in Italia perché qui sono molto efficienti. Attenendomi alle regole sapevo di non correre alcun pericolo” racconta Ambra Schillirò, giornalista e imprenditrice catanese.

“A Shangai la quarantena era su base volontaria data la distanza dall’epicentro. Io non sono uscita per quarantanove giorni da casa perché c’era chi faceva la spesa al posto mio, infatti tramite le App puoi ordinare per fino il tuo fattorino personale. I ristoranti erano già chiusi da prima per il Capodanno. In Cina funziona così: dall’alto arrivano gli ordini e poi i governi locali possono scegliere cosa fare”- spiega Ambra- “I lavoratori sono stati tutelati più o meno tutti: in alcune città lo stipendio rimaneva invariato, in altre era garantito il salario minimo. Per aiutare le famiglie, a discrezione dei privati, sono stati ridotti gli affitti e il costo delle bollette.”

Ricevuto l’aiuto dello Stato però bisogna essere controllati: “Con le app Wechat e Alipay possiamo pagare di tutto: dal biglietto aereo alla spesa. All’interno di queste hanno inserito un QR Code, un codice a barre letto da smartphone”- continua Ambra- “ Il lettore si trova all’ingresso di uffici e condomini. Se compare il verde significa che ti trovi in una zona sicura, al contrario rosso e giallo indicano che sei a rischio. In queste due applicazioni si trova una mappa che segnala eventuali casi positivi al virus, per il bene di tutti.”

“La violazione delle regole dipende dalla città in cui ti trovi, puoi essere multato e nei casi più gravi finire in galera”- dice Ambra- “Ma tanti video sono stati manipolati fraintendendo le immagini: chi indossava una tuta bianca in realtà non strattonava le persone fuori di casa senza motivo, ma prelevava e portava in ospedale chi voleva sfuggire ai controlli.”

Il partito cinese è intervenuto con degli incentivi: “I cittadini che si facevano controllare venivano ricompensati con dei premi” afferma Ambra.

Pur essendo Wuhan l’epicentro del virus, i cinesi non hanno paura: “All’interno dei condomini veniva gente da altre città distribuendo cibo gratuito. Quotidianamente non si pensa al prossimo, ma vista l’emergenza il popolo si è unito”- dice Ambra- “ All’inizio della pandemia noi italiani a Shangai non avevamo mascherine perché le fabbriche erano chiuse quindi abbiamo chiesto aiuto al nostro paese. Ettore Majorana, un ragazzo catanese e altri,  ci hanno spedito tre mila mascherine FFP3. Noi abbiamo ricambiato inviando un carico di mascherine distribuite in Italia tre settimane fa.  Purtroppo con le regolamentazioni italiane è complicato, ma stiamo provando a mandarle anche in Sicilia.”

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