giovedì, Gennaio 29, 2026

Cronaca

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“I fatti sono fatti”

La parabola del signor Ciancio va di pari passo con la linea editoriale del suo giornale.  Nel 1984, quando i Santapaola uccisero il giornalista Giuseppe Fava, il quotidiano “La Sicilia” parlava di microcriminalità, di delitto passionale. E scriveva che la mafia, quella vera, a Catania non esisteva, perché non c’erano i Liggio o i Riina.

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A Messina una megatendopoli per migranti nell’ex caserma “Gasparro”

Qualche mese ancora e l’ex caserma “Gasparro” di Messina, nel rione Bisconte, sarà trasformata in uno dei maggiori centri in Italia per l’accoglienza forzata dei migranti, in attesa che le autorità decidano della loro eventuale ricollocazione in altre strutture per richiedenti asilo in Europa o – per la stramaggioranza di essi – la deportazione nei paesi d’origine.

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Catania: il disastro umanitario è qui

Dopo innumerevoli anni, decine di senza tetto, più di quaranta persone – catanesi e migranti, di norma stazionanti all’addiaccio nell’area del Corso Sicilia – che da sempre hanno passato le rigide nottate invernali distesi sul nudo asfalto, hanno avuto la civica occasione di essere alloggiati in un ambiente accogliente e riscaldato. Grazie ad un tendone gestito dalla Croce Rossa. Adesso, dopo una settimana, dicono che il tempo dell’accoglienza civile e solidale è finito.

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Alla testa del corteo

Il bambino pedala allegramente una ventina di metri avanti al corteo e ogni tanto si ferma e mette in mano al passante una copia dei Siciliani che è fieramente impegnato a distribuire. È un bambino del Gapa, uno di San Cristoforo, uno del doposcuola. Alle spalle, il corteo avanza lento, con lo striscione dei Siciliani in testa e un paio di centinaia di cittadini che marciano in silenzio.

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“Crediamo molto nella nostra protesta”

Il portone del liceo Boggio Lera è barricato, anche di sera quando ci vai. Lo presidia un gruppo di studenti: “Parola d’ordine” chiedono a chi vuole entrare. Un via vai di ragazzi e ragazze. Fanno i turni, la notte dormono lì. Ogni giorno alle nove in punto fanno l’assemblea per discutere e decidere il da farsi. Il resto del tempo lo passano tra i gruppi tematici che hanno creato per parlare di ambiente, beni confiscati, fondi strutturali europei.

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Perché a Librino il 90% di NO al referendum

È stata insomma anche una reazione al malessere sempre più grande che attanaglia soprattutto le periferie, e spero che anche per le elezioni amministrative e politiche la gente capisca pure che se non ha un lavoro e spesso non ha niente da mangiare, accettare promesse di lavoro che non si concretizzeranno mai o semplicemente pacchi di spesa, non risolve una condizione di marginalità a cui i molti hanno deciso di relegarli.

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