Corri, ragazzo, corri!

La denuncia dei riders di Torino continua anche con la fase due.

Se il 25 aprile viene ancora considerato, settantacinque anni dopo, un giorno divisivo, lo stesso non si può dire del 4 maggio, accolto da tutti come il nuovo giorno della “liberazione”. Finalmente, infatti, c’è chi ha rivisto i propri congiunti, chi è riuscito a correre senza la paura di esser denunciato e chi ha potuto ordinare il proprio nigiri preferito o panino del McDonald’s dopo mesi di privazioni. Tuttavia, mentre si spera che il citofono suoni il prima possibile, in via Livorno a Torino, una cinquantina di riders, ammassati l’un l’altro, attende il proprio turno.

“Forse aspettavano tutti il 4 maggio per ordinare da McDonald’s.” dichiarano i riders di Deliverance Project su Facebook. “Fatto sta che questa era la situazione in Via Livorno, come se questi due mesi di pandemia non avessero insegnato niente. Sono stati per più di un’ora accalcati in attesa e questa attesa ovviamente non verrà pagata per la regola del cottimo: come rischiare la propria salute per niente. Eppure, sarebbe così facile bloccare le ordinazioni quando diventano troppe e tutelare la salute dei lavoratori.”

“Io ieri ero in turno per Deliveroo e per non perdere la paga oraria, garantita solo se si completano tutti gli ordini, ho accettato di finire stipato con non meno di quaranta colleghi.” racconta un rider alla pagina. “Ho passato dalle 19.20 circa alle 20.15 in coda, assistendo ad episodi di nervosismo sia dei riders che del personale del Mc e a ben due interventi delle forze dell’ordine per distanziare i fattorini. Alcuni colleghi di Glovo sono riusciti a fare annullare l’ordine dal cliente: in quel caso Glovo ha deciso che per loro il tragitto fino al Mc valesse un euro e sessanta centesimi, due lordi. Alcuni colleghi, invece, hanno contattato i clienti, ma si sono rifiutati, affermando che avrebbero atteso anche ore per il loro panino. Glovo allora ha dato per quell’ora di lavoro qualche spicciolo in più; in genere, però, non si arriva neanche ai cinque euro netti.”

Non è una novità che i riders non abbiano tutele e in questa circostanza il virus ha soltanto evidenziato tutte le falle che ci sono dietro ad un click: “L’unica scelta che spetta ad un lavoratore del food delivery è l’astenersi dal lavorare, ma rifiutare troppi ordini fa calare il punteggio e in questo caso Deliveroo, ad esempio, azzera la paga oraria.” – continua il rider infuriato – “Ieri dietro le mascherine ho visto l’angoscia e la rassegnazione, la rabbia mal indirizzata, quanti insulti per la poveretta che raccoglieva i numeri degli ordini, e la tensione dei colleghi. Sulle chat di WhatsApp giravano le foto e i video della folla di zaini in via Livorno e qualcuno ha scritto scherzosamente che sembrava lo sciopero del primo maggio per la quantità di gente. Ma c’è una bella differenza tra un gruppo di riders che si fa forza a vicenda per alzare la testa e una folla di riders inseguiti dalle bollette, dall’algoritmo e dall’ansia per il proprio futuro che si mortifica per guadagnare due soldi in regime di cottimo. Siamo privi di qualsiasi tipo di scelta.”

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