“Evviva, il Gapa chiude!”. “Tié!”

Catania: false voci e verità

Il Gapa, a Catania, non è una cosa “simpatica”, non lo è mai stato. Non è un circolo di dibattiti, non porta i ragazzini a fare i giri turistici, non è perbenino e “ragionevole, non fa finta che san Cristoforo sia un quartiere di Stoccolma. Conosce le tragedie, affronta la realtà e sa di chi è la colpa – politici mafiosi, milionari mafiosi, assassini mafiosi – e li combatte. Perciò non è simpatico a quelli che comandano la città.

Fra costoro, negli ultimi tempi si è sparsa una lieta novella: “Evviva! Il Gapa sta chiudendo! Hai visto? Sospende le attività!”.

Momento, signori miei. Prima di festeggiare, informatevi meglio. Il Gapa non chiude affatto, anzi si prepara al raddoppio, più incazzato di prima. Solo che, dopo tanto tempo, c’è bisogno d’andare un po’ in officina, revisionare il motore, fermarsi un momento a vedere che cosa c’è da mettere a posto.

Intanto, il Gapa è povero. Ci sono decine di cose, dentro i due capannoni, che materialmente vanno sistemate. Alcune sono obbligatorie per legge, e non possiamo rischiare – proprio noi, noi che parliamo di legalità – di farci trovare il difetto. Secondo, fra poco cambia la legge (quella che regola le associazioni) e un sacco di cose che prima si potevano fare senza formalità, così alla buona, fra qualche mese avranno regolamenti precisi che bisognerà rispettare. Terzo – non abbiamo nulla da nascondere – ci sono stati dei dissensi fra noi, non molti ma dei dissensi, e siccome non siamo un bel circolo ma un centro militante di antimafia sociale, il dibattito è bello ma a un certo punto, chi c’è c’è e chi non c’è non c’è, bisogna allacciarsi bene le scarpe e andare avanti.

I punti del dissenso sono stati i seguenti:

  • Un nuovo gruppo di giovani è entrato nel Gapa e s’è messo a lavorare. Non sono stati bene accolti proprio da tutti, un poco per diffidenza e un po’ anche per una sorta di “gelosia professionale”. Questo non va bene: il Gapa ha le porte aperte e chi vuole dare una mano è benvenuto, comunque la pensi e qualunque idea nuova voglia portare.
  • La povertà, la miseria, la disoccupazione feroce, la violenza diffusa in casa e nelle strade non vengono dal cielo. Hanno una radice precisa, culturale e concreta, e questa radice si chiama potere mafioso. Abbiamo il preciso dovere d’insegnar questo ai nostri ragazzi, sennò è come mandarli inermi nella giunga, ad affrontare disarmati le bestie feroci. Non è una cosa in più, un bel discorso. È la missione fondamentale del Gapa e se non facessimo questo tradiremmo i ragazzi.
  • Il Gapa ci mette la faccia. Apertamente denuncia, dice le cose precise, fa i nomi e i cognomi; sa anche scendere in piazza, si sa fare sentire. In un’occasione – occupare una piazzetta di spaccio, ridarla ai nostri ragazzi e strapparla ai mafiosi – ci siamo accorti che qualcuno dei nostri non ci stava, faceva finta di non sentire e restava indietro. Il coraggio è una cosa difficile, e ciascuno di noi ha avuto in un momento o nell’altro i suoi momenti di paura. Ma noi siamo il Gapa, e il nostro dovere alla fine l’abbiamo sempre fatto. Vogliamo continuare a farlo, e chi non se la sente lo comprendiamo, ma non possiamo sederci per terra ad aspettarlo.
  • Il Gapa, bene o male, è sempre stato una banda di fratelli. Litigi ne abbiamo fatti, ma sempre senza insultarci e con un bicchiere attorno a un tavolo alla fine. Stavolta non è andata così. Sono state fatte accuse di soldi (contro i ragazzi nuovi, per esempio), si sono dette cose che al Gapa non solo non s‘erano mai dette prima, ma non s’erano nemmeno immaginate.

“Non siete meglio di Salvini né  del sindaco che almeno ai poveri ci pensa”, “vi dite pacifisti ma non lo siete affatto”, “scrivete contro i boss mafiosi ma poi siete come loro”, “buttate le braccia al collo agli immigrati”, e così via. Il presidente, poi, “dall’alto della sua cecità prende decisioni” e chi lo appoggia vive “nel mondo dei Vecchi Assolutamente Per Castrare”.

Questo era il livello morale, e non era l’ultimo dei problemi. Non è una faccenda che si possa rimuovere, o su cui si possa discutere senza fine. I dirigenti del Gapa – che da trent’anni lo portano avanti insieme a tutti – alla fine hanno dovuto prendersi le loro responsabilità, ed esercitare i loro poteri democratici per bloccare questa deriva che minacciava, lei sì, di ammazzare il Gapa.

Adesso, affronteremo i problemi e li risolveremo tutti, ad uno ad uno, i piccoli e i complicati, quelli materiali e quelli organizzativi. Ci vorranno alcune settimane, forse dei mesi, ma che li risolveremo non c’è dubbio, noi vecchi-giovani del Gapa e i ragazzi che cominciano adesso e che sono, come sempre qui al Gapa, i nostri benvenuti e il nostro futuro.

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