Pescara, quei silenzi su Rancitelli

Violenze, intimidazioni e degrado in Abruzzo. La mafia, le sue conquiste e le sue imprese indisturbate.

Un residente che fa parte della nostra associazione è stato vittima di un grave atto intimidatorio: ignoti hanno rotto tutti i vetri della sua macchina” ha denunciato il 26 agosto il comitato di quartiere “Per una nuova Rancitelli”, ultimo episodio di una lunga serie che va avanti da anni e anni. “È stato colpito un uomo che ha avuto sempre il coraggio di raccontare quello che accadeva” denuncia il comitato concludendo  “non si può più andare avanti così. Siamo stufi delle promesse che tornano puntuali ogni volta che si verificano fatti di cronaca eclatanti”. In una successiva nota il Comitato ha sottolineato che l’amministrazione aveva “promesso coinvolgimento e partecipazione alle decisioni importanti per il quartiere” ma di una riunione istituzionale sul futuro della zona pescarese hanno appreso “dai canali social del sindaco! Evidentemente i nostri amministratori ci prendono solo in considerazione quando hanno bisogno di qualche comparsa per fare le loro sfilate in nome della legalità e dell’onestà. Ma di certo non resteremo qui ad aspettare di sapere dai social quali decisioni vengono prese per il nostro quartiere”.

In una nota del 29 agosto il Comitato ha chiesto al sindaco Masci “un segnale forte”  sottolineando che durante il “lockdown, quando la riviera era presidiata da forze dell’ordine in assetto da guerra, posti di blocco e droni a caccia di runner solitari”  a Rancitelli “c’erano regolarmente feste con fuochi d’artificio e assembramenti (tra l’altro ampiamente documentati e denunciati alle autorità)”

 “In questi ultimi mesi abbiamo visto di tutto e di più – ricordano Associazione Antimafie Rita Atria e PeaceLink Abruzzoun nuovo ragazzo a Pescara assassinato dalla droga, diverse inchieste contro la schiavitù sessuale e le mafie nigeriane, l’arresto di un imprenditore contiguo al clan Senese, inchieste nazionali contro la pedopornografia, le innumerevoli operazioni contro lo spaccio di droga dalla Marsica al teramano, da Rancitelli (sempre più hub del narcotraffico regionale e non solo) a Vasto e Casalbordino durante il lockdown”. I sistemi criminali e mafiosi abruzzesi non si sono quindi mai fermati e durante i primi mesi dell’emergenza sanitaria hanno addirittura sfruttato il lockdown per cercare di rafforzarsi, è il “mondo di mezzo” abruzzese da cui partirono i Casamonica (insieme a Campobasso) per Roma, oggi animato soprattutto da famiglie apparentate o comunque affiliate che egemonizzano (o quasi) il narcotraffico, il racket, l’estorsione, l’usura e non solo: Di Silvio, Ciarelli, De Rosa, Spinelli, Bevilacqua, Guarnieri, Di Rocco ed altri. E oltre l’assidua attività criminale si aggiunge l’imposizione violenta della propria presenza, a Pescara, nel teramano e nel vastese.

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