Referendum. L’Anpi vota no

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell’Anpi Sicilia.

LA DEMOCRAZIA IN ITALIA E LA COSTITUZIONE GENERATE DALLA LOTTA DI LIBERAZIONE SI DIFENDONO CON IL VOTO.
AL REFERENDUM DEL 20-21 SETTEMBRE – SULLA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI – ANPI SICILIA INVITA I CITTADINI SICILIANI A VOTARE NO!

Il Coordinamento regionale dell’Associazione Nazionale Partigiani, coerentemente con la deliberazione assunta dall’ANPI Nazionale, riguardo il referendum confermativo della riforma costituzionale, invita i cittadini siciliani a votare NO!
La “riforma” prevede una drastica riduzione dei parlamentari: 230 nella Camera dei Deputati (dagli attuali 630) , 215 al Senato (dagli attuali 315). Un taglio nefasto per le sorti della nostra democrazia. Fortemente lesivo della funzionalità decisionale ed operativa di Camera e Senato – cuore motore della gestione democratica e delle scelte legislative nel nostro paese -, dannoso per le esigenze concrete degli italiani poiché incide negativamente sulla corretta distribuzione della rappresentazione territoriale e sulle scelte dei cittadini. Un risparmio totalmente insignificante sul piano economico complessivo della spesa pubblica, Se diventasse operativa la “riforma” la Sicilia perderebbe ben 29 parlamentari: 20 per la Camera dei Deputati e 9 al Senato. La Sicilia diventerebbe la regione d’Italia meno rappresentata. Considerato il perverso intervento strategico delle organizzazioni mafiose nel voto in Sicilia, da sempre in opera, il ridimensionamento del numero dei parlamentari e gli esigui seggi rimasti a disposizione dell’isola determinerebbero un’esposizione e un influenzamento ancora più grande agli appetiti e alle trame di mafia e corruzione. Pertanto, richiamando alla nostra comune memoria i centinaia di martiri assassinati per contrastare la mafia, è necessario difendere la dignità civile e il futuro politico della Sicilia.
Nel percorso storico della Repubblica italiana il numero dei parlamentari, quindi anche nel rapporto con la popolazione, è già stato mutato, pur in un quadro di equilibrio complessivo omogeneo. Nel 1948, quando si iniziò a votare per la definizione del Parlamento, la popolazione italiana corrispondeva a 46 milioni di abitanti. La Costituzione prevedeva che il numero dei deputati e sanatori fosse proporzionale al numero degli abitanti delle circoscrizioni elettive Si votò con il sistema proporzionale per scegliere 574 deputati e 237 senatori: un deputato e un senatore rappresentavano rispettivamente 80.000 e 194.000 abitanti.
Con la modifica costituzionale del 1963, con una popolazione accresciuta, pari a 51 milioni, si stabilì l’attuale vigente composizione numerica: Camera dei Deputati n° 630, Senato n ° 315 . Con un rapporto, quindi, di 1 deputato ogni 81.000 abitanti, 1 senatore ogni 162.000 abitanti. 0ggi, se passasse la modifica, con una popolazione di 60.000.000 di abitanti ( 60,317 mil.): ogni deputato rappresenterebbe 150.000 abitanti, un senatore rappresenterebbe 300.000 abitanti. Verrebbe meno il principio fondativo dei padri costituenti, compromettendo, quindi i delicati rapporti democratici sulle eque rappresentanze territoriali, sulla tutela delle minoranze e sulle modalità elettive del Presidente della Repubblica ( rapporto tra parlamentari e rappresentanti delle Regioni).
Passando la “riforma”, nel contesto europeo l’Italia avrebbe il minor numero di deputati in proporzione alla popolazione.
Non sprechiamo le conquiste di democrazia e libertà conquistate con la Lotta di Liberazione dal nazifascismo.
VOTIAMO NO!

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