Torna di giorno, caro ladro.

Caro ladro non c’era bisogno di stare sveglio in piena notte, procurarti un furgone, spaccare il catenaccio e venire a FIERi per portarti via i martelli, i chiodi, i cacciaviti. Non c’era bisogno di spaccare la porta, di camminare al buio, di rovesciare gli scatoli, di svuotare gli armadi, per portarti via le macchine da cucire. Non c’era bisogno di provare il terrore di essere beccato, arrestato, processato per qualche avvitatore. Non c’era bisogno di correre veloce, di schivare le pattuglie, di nascondersi per rivendere ai bordi della strada delle seghe circolari a un decimo del loro valore, per fare qualche manciata di euro.

 

Non ce n’era bisogno perché quei chiodi, quei cacciaviti, quelle seghe, quei martelli, quelle macchine da cucire erano già tue. Avresti potuto usarle quando volevi e adesso che le hai rubate, non sono più tue, svendute per una miseria a qualche miserabile. A FIERi, nella fabbrica interculturale ecocompatibile del riuso, in via Palermo 481, caro ladro, c’era già casa tua. Un posto dove poter incontrarsi, conoscersi, capirsi e poi realizzare cose: vestiti, mobili, sgabelli, giocattoli, tende, borse, letti, culle, vasi, gioielli, agende, palle di natale. E inventarsi un lavoro, attraverso quella cooperativa che dopo tanti sforzi le ragazze e i ragazzi con la pelle di colori diversi hanno realizzato per lavorare, per darsi un futuro.

Vedi, caro ladro, oggi siamo arrabbiati. È avvilente, mortificante, fa venire il groppo in gola e le lacrime agli occhi non vedere più ciò che è costato fatica e ciò che è stato strumento di passione, di gioia, di rivincita, di emancipazione. Eppure, nonostante la rabbia, ti sentiamo vicino. Perché anche noi, come te, abbiamo rischiato di essere ladri. Se non avessimo sperimentato la solidarietà, lo stare insieme, l’aiutarsi l’un l’altro, anche noi avremmo fatto vincere il cinismo, l’egoismo. Se non avessimo trovato le occasioni per trasformare le nostre ambizioni in progetti, in prospettive, in percorsi collettivi, in occasioni comuni di lavoro, anche noi avremmo fatto vincere la disperazione. Se non avessimo imparato ad avere fiducia negli altri e non avessimo incontrato nella nostra vita le persone che ci hanno insegnato a combattere per cambiare le cose, allora anche noi avremmo lasciato vincere la rassegnazione. E saremmo anche noi diventati ladri.

Caro ladro, hai commesso un grande errore, sei venuto a FIERi di notte. Quando non c’era nessuno. Se fossi venuto di giorno avresti trovato Alessandra, Seiku, Antonio, Rodolfo, tante altre e tanti altri, ti saresti sentito a casa e avresti usato gli attrezzi, i chiodi e le macchine da cucire per fare con le tue mani un giocattolo da donare ai tuoi bambini, avresti cucito un fiore su una borsa che avresti venduto guadagnando più di quanto hai ottenuto da quel vecchio avvitatore. Avresti sperimentato cosa significa unirsi per realizzare qualcosa di grande che dà lavoro, dignità e riscatto.

Torna di giorno, caro ladro, troverai le porte di FIERi aperte e non ci sarà più bisogno di rubare.

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