Zaino in spalla, ma le mascherine?

I riders continuano a pedalare in quel dì Torino e Catania.

“Faccio il rider da un anno e mezzo, Torino è cambiata radicalmente: è deserta, si vede solo gente che esce per fare la spesa, i mezzi pubblici sono attivi, ma vuoti. Di sera si vedono solo riders e poliziotti perché c’è il coprifuoco, gli unici abilitati a lavorare. È una città fantasma” racconta Nicolò, studente a Torino.

“L’azienda si è limitata a inviare mail informative sulle misure da adottare: stare a due metri di distanza, portarsi amuchina e ciò che è utile in questo momento. Ma non ha fornito ancora nulla, dicevano che le mascherine sarebbero arrivate a breve, eppure le stiamo ancora aspettando”- dice Nicolò- “O ti porti le mascherine tu da casa o niente. Fanno sudare tanto quindi sono costretto a cambiare guanti e mascherine spesso.”

Ma non tutti sono così attenti: “Ci sono riders che non indossano nulla, anche perché le mascherine non si trovano. Le App di consegna a domicilio dovrebbero sospendere il servizio o fare dei tamponi a chi è costretto a lavorare in strada.”

“Alcune App hanno deciso di aumentare del 40% ogni ordine. Per noi riders non è cambiato nulla, non abbiamo ricevuto alcun bonus”- continua Nicolò- “ Io non sono così sicuro tutti i giorni di voler lavorare, infatti lo faccio solo quando so che posso guadagnare; lavoriamo a cottimo quindi ci sono dei giorni in cui esci e non arrivano ordini. Questo è un problema perché tu ti esponi, sei a rischio e non prendi neanche un euro. Preferisco pedalare il fine settimana insieme all’ansia, stiamo cercando di tenerci in contatto con i colleghi per affrontare la situazione insieme.”

Senza mascherine e incentivi i riders non si dimenticano della consegna più importante: “Abbiamo sfruttato la nostra possibilità di uscire per cucinare e consegnare cibo nei dormitori che in questo momento hanno dei problemi con le mense. Offriamo pasti caldi anche ai senza tetto” conclude Nicolò.

Ad oggi pure a Catania, da qualche settimana, la sera si vedono circolare solo riders: “Lavoro per Glovo, come precauzioni non abbiamo avuto nulla” afferma Simone, un musicista di venticinque anni.

 “Figurati se Glovo compra le precauzioni per noi riders. Se vogliamo usare mascherine e guanti è tutto a nostre spese. Alcuni però li usano in modo inadeguato: ho lavorato fino a venerdì sera, poi ho smesso perché il rischio è alto. Vedevo assembramenti di fattorini che usavano le mascherine chirurgiche, le sollevavano per fumare e poi le rimettevano e coprivano solo la bocca e non il naso.”

Simone spiega come è cambiata l’app con il virus: “Di norma il punteggio se ti fermi diminuisce, ma ora non succede. Questo punteggio è bloccato proprio perché non è detto che tu voglia lavorare,  anche gli orari disponibili sono inferiori rispetto al solito. Ho notato che ci sono meno ordini forse perché la gente ha paura”- racconta Simone- “ La polizia non mi ha mai fermato: quando vedono uno zaino giallo in lontananza sanno chi siamo.”

L’inchiesta sui riders dei Siciliani tuttavia non inizia oggi, ma a maggio, grazie ad Alberto Incarbone.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Si informano i lettori che i commenti troppo lunghi potrebbero essere considerati SPAM e cestinati in automatico.
Vi preghiamo pertanto di essere concisi nei vostri commenti.