Entra nel cerchio se hai paura

C’è l’assessore, lo scout, il pensionato, il cattolico, lo studente, il sindacalista, il precario, il lavoratore. Questi sono i vivi che ricordano i morti, messi in cerchio, facendo la fila con Libera per leggere al microfono i nomi della gente ammazzata dalle lupare e i kalashinkov.

“Questo non è amore”

Ma nemmeno contrasto alla violenza maschile

Le donne che ricevono botte e insulti, che vengono stuprate e che assistono ai loro ultimi istanti di vita per mano dei propri partner non pensano di essere amate, anzi forse pensano di essere odiate e di non poter essere amate da nessuno. Né difese dallo Stato. Alcune hanno pensato di esserlo, amate, forse nell’approccio iniziale con un uomo, quando la promessa non erano né botte né insulti e neanche la paura di essere uccise.