“Questo fiore è per…”

L’iniziativa promossa da Libera per ricordare le vittime innocenti di mafia.

“C’è chi ha scelto la storia di Peppino Impastato, chi le storie dei giudici uccisi ed isolati dallo stesso Stato che rappresentavano, chi gli uomini delle scorte che hanno sacrificato la loro vita per liberare le istituzioni da mafie e corruzione; alcuni hanno scelto le storie dei tanti bambini vittime inconsapevoli delle mafie; moltissimi hanno ricordato Pino Puglisi e don Beppe Diana e il loro impegno per sottrarre i ragazzi dei quartieri alla vita criminale che li attendeva, altri hanno voluto dedicare il loro fiore a Pippo Fava e ai tanti giornalisti che avevano osato svelare i rapporti  tra mafia e potere economico e politico; altri ancora a Placido Rizzotto e ai sindacalisti simbolo della lotta per la terra contro i latifondisti.” racconta Giuseppe Teri, responsabile della formazione antimafia di Libera Milano.

Sarebbero dovuti arrivare a Palermo da tutta Italia, il ventuno marzo, con cartelloni e bandiere colorate in occasione della venticinquensima giornata per le vittime innocenti di mafia, ma non è stato possibile a causa dell’emergenza coronavirus. Eppure il virus non può fermare la memoria e l’impegno. Libera, infatti, ha deciso di mantenere vivo il ricordo delle tante vittime attraverso un’iniziativa web: “Le vittime innocenti delle mafie non vogliono essere solo ricordate. Vogliono che continuiamo il loro impegno, che realizziamo le loro speranze. Per questo abbiamo deciso di celebrare la Giornata attraverso una campagna social. Attraverso il web e i social, vogliamo ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie, le loro storie, i loro nomi e far sentire la nostra vicinanza a tutti i familiari delle vittime innocenti delle mafie.”

Bastavano un foglio, un nome ed un fiore da dedicare a chi aveva lottato ogni giorno contro la mafia, per amore della verità: “Io ho voluto ricordare Stefano li Sacchi” – spiega Giuseppe Teri –“mi aveva colpito la figura del portiere di via Pipitone, amico del giudice Chinnici; negli anni ho coltivato l’idea di un uomo semplice che partecipava silenziosamente  a quella speranza, attendendo e accompagnando fino al portone, ogni mattina, il suo giudice. Lui, un semplice portiere, un uomo comune, come tanti siciliani, costretti al silenzio e immediatamente carichi di speranza, appena si presentava una buona occasione.”

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