Una siciliana in Senegal

La testimonianza di una compagna da Dakar.

“Sembra che il virus qui in Senegal sia arrivato in aereo o in auto, qualcuno ha deciso di tornare a casa o di farsi la vacanza. Io stessa sono tornata in Senegal poco prima della chiusura delle frontiere italiane” racconta Vanessa, ex “Siciliana giovane”, da Dakar.

“Un collaboratore del Ministero della Sanità mi ha chiamata ogni due giorni per due settimane, a differenza di altri che mai sono stati chiamati. Era anche il periodo delle ipotesi strambe: si vociferava che i neri sono più “resistenti” e che con il caldo il virus non si diffonde. Così sono “sbarcati” gli europei “untori” ” afferma Vanessa.

“Le autorità ci invitano a restare a casa e ad evitare gli assembramenti, ma il consiglio rimane inascoltato da molti infatti alcuni uomini si credono protetti dalla preghiera in moschea, quando anche La Mecca ha chiuso i battenti”- dice sorridendo Vanessa-“ Più pericolosa del virus è la sanità senegalese, non è gratuita e male organizzata. I pochi ospedali che ci sono non hanno kit di rianimazione. Chi si ammalerà e avrà problemi respiratori, resterà senza aria.”

Ma un altro problema in Senegal è l’assenza di uno stato sociale: “Lo Stato dà la possibilità  alle imprese di mettere i dipendenti in chômage technique (disoccupazione tecnica) per un periodo scelto dall’azienda, ma questo non impone al datore di lavoro nessuna retribuzione al personale”- continua Vanessa- “Se il datore ti paga, bisogna ringraziarlo, se decide di non farlo lo ringrazi lo stesso perché non ti sta mandando a casa, ma ti sta dicendo di cavartela da solo fino a un contrordine da parte dell’azienda. Mi rattrista sapere quante società straniere ci sono in Sénégal che per anni hanno incassato enormi profitti, rispediti all’estero, e ora in tempi di crisi ti voltano le spalle.”

“Costa molto vivere a Dakar e per questo le famiglie dividono casa. Per via della poligamia si ritrovano famiglie numerose in spazi ristretti: rispettare la distanza consigliata e le norme igienico-sanitarie non è facile. In due settimane certe cose non potranno mai cambiare: qui si vive in modo spartano, ciò che non ti uccide, ti fortifica. Spesso per strada vedi chi mette soldi in bocca e chi si nasconde dietro un cespuglio o un’auto per fare pipì”- descrive Vanessa- “Quando entri in un supermercato il carrello pieno ti fa capire che quella persona è ricca, la maggior parte vive alla giornata.”

 

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