sgombero – I Siciliani Giovani

Hotel Costa occupato, la polizia ha arrestato i buoni

Per 8 anni è rimasto chiuso l’Hotel Costa e centinaia di studentesse e studenti universitari hanno scontato l’ingiustizia di essere idonei ma non assegnatari di alloggi. “Ne avresti diritto, ma non possiamo garantirtelo” hanno scritto nero su bianco le istituzioni universitarie e regionali. In tanti non si sono potuti permettere gli studi. Ieri mattina le studentesse e gli studenti universitari catanesi hanno deciso di riprendersi quel posto. Un immobile chiuso che avrebbe potuto rispondere con efficacia all’emergenza abitativa che riguarda tanti studenti e tanti nuclei familiari.

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La “legalità” che viola i diritti umani

La Procura della Repubblica il 17 luglio scorso ha notificato a un numero imprecisato di famiglie un’ordinanza di sgombero che prevede la liberazione dell’area di Cupa Perillo entro l’11 settembre, ha posto sotto sequestro le aree, in particolare sotto la linea dell’asse mediano, e il giorno seguente ha provveduto all’abbattimento di diverse baracche ritenute erroneamente disabitate. Tradotto: alcune famiglie che la mattina si erano allontanate per andare a lavorare, sono tornate e non hanno più trovato la casa.

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Uno spettro si aggira sul vulcano

La stampa ha individuato l’origine del fatto nell’attività di pericolosi elementi anarco-insurrezionalisti, attivi da tempo nell’area vesuviana. Si tratta, in effetti, di individualità della zona che da qualche tempo hanno avviato un’attività composita intorno al circolo, costruendo una biblioteca tematica, organizzando doposcuola per bambini e adolescenti della zona, dando vita a iniziative, concerti, presentazioni di libri. Attività che, fin dal principio, hanno riscosso un interesse da parte dei carabinieri locali, dal momento che gli stessi hanno esercitato pressioni sul proprietario dei locali per rifiutare gli affittuari

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“Per la speranza contro l’ignoranza”

Una storia esemplare di incoltura siciliana: i politici lasciano andare in rovina il luogo più civile della città. I ra­gazzi lo occupano e lo rimettono in funzione. Gli imprenditori, dal loro giornale, ordinano alla polizia “buttateli fuori”. Come finirà?

Fuoriscena

IL CROCETTA D’UNA VOLTA 

Gli oggetti occupati dal Teatro Pinelli da tempo erano stati commissariati – per la pessima amministrazione cui era­no assoggettati – dalla Regione sicilia­na. Che per la prima volta da molti anni ha un presidente non inquisito o con­dannato per faccende di mafia.

L’attuale presidente, Rosario Crocetta, è stato anzi un sindaco antimafioso non­ché un rinnovatore, un “compagno” e via discorrendo. Cose che ha tenuto a ri­cordare in un (pubblicizzato) pubblico incontro con gli artisti occupanti, un mese fa.

Che farà adesso? Prenderà carta e penna? Sospirerà sul destino che impo­ne ai giovani messinesi di rinunciare agli spazi pubblici in nome degli inte­ressi speculatori? Se la prenderà coi po­litici, colle istituzioni?

“Compagno Rosario – potrebbe sus­surrargli all’orecchio il Crocetta d’una volta – guarda che adesso le istituzioni sei tu. Non che ‘sti ragazzi si aspettino grandi cose da te, dopo tutto. Ma, detto fra noi, non ce l’avresti la tentazione di fargli una sorpresa, alla faccia loro?”

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