Uno sgombero preventivo

Il “fumus” degli occupanti e il saccheggio impunito 

Chissà se i funzionari della questura di Messina ci hanno fat­to caso. Lo sgombero del Teatro In Fiera “Giuseppe Pinelli” di Messina, occupato e restituito ai cittadini lo scorso 15 dicem­bre, è avvenuto proprio il giorno in cui in tutto il mondo è stata celebrata una giornata di lotta contro la violenza sulle donne. Una singolare e suggestiva coincidenza , nonostante – bisogna rilevarlo – l’operazione sia stata condotta senza torcere un ca­pello a nessuno dei ragazzi sorpresi a dormire all’interno dell’ edificio o a quelli che hanno protestato pacificamente contro lo sfratto per tutta la giornata del 14 febbraio.

Una sottile violenza psicologica è stata comunque esercitata contro coloro i quali , alla fine, si sono solo resi “colpevoli” di aver sottratto un vecchio teatro abbandonato al suo destino di discarica di fatto per restituirlo alla sua funzione originaria di luogo di incontro , di produzione di pensieri e parole, di bene comune, in altri termini. Uno spiegamento di uomini e mezzi imponente, che difficilmente si mette insieme in tempi di crisi per cause migliori di questa, ha accompagnato le ragazze e i ra­gazzi del Pinelli fuori dal teatro che avevano fatto rivivere, mentre –in una città dove difficilmente si pubblicano persino i nomi degli evasori fiscali conclamati o dei medici coinvolti in casi di malasanità- le generalità di dieci di loro ,soltanto avvi­sati dell’apertura di un’indagine a loro carico, sono finite nelle prime pagine di tutti i media.

L’atto che si apre coi nomi e i cognomi finiti in bocca ai cro­nisti è – ad ogni modo – soltanto un decreto di sequestro preven­tivo degli immobili “teatro in fiera” ed “ex padiglione a1” ( il cosiddetto Irrera a Mare) , firmato dal Gip presso il Tribunale di Messina, Daniela Urbani, su istanza del Sostituto Procurato­re della Repubblica Diego Capece Minutolo. In esso si fa riferimento agli articoli 110 , 633 e 639bis del codice pe­nale e 110 e 681 del cp in riferimento all’articolo 80 del Testo Unico delle leggi sulla Pubblica Sicurezza. Sono gli articoli che si occupano dell’ “invasione di fondi o edifici” , nello specifico del 639bis, di proprietà pubblica, e dell’”apertura di locali di pubblico spettacolo, intrattenimento, ritrovo” senza le autoriz­zazioni previste. In specie quelle menzionate dall’art.80 del TULPS , che parla delle richieste di agibilità.

Ma la parte interessante del decreto viene subito dopo, quan­do il giudice ammette come “ la sussistenza del fumus comm­missi delicti” in relazione all’articolo 681, quello sull’apertura di luoghi pubblici senza il rispetto delle norme a tutela dell’incolumità del pubblico, non sia” astrattamente apprezza­bile”, se non in seguito alla relazione del comando Provinciale dei Vigili del Fuoco – datata 22 gennaio 2013 –che faceva pre­sente l’esistenza di una “situazione di pericolo per la pubblica incolumità” che “non risultava” all’atto dell’occupazione e “fino a qualche giorno fa”,per cui “ a tutt’oggi” prende atto il giudice “ non vi sono formali prescrizioni a tutela della pubbli­ca incolumità da parte dell’autorità di PS”.

Siamo di fronte all’ammissione di ignoranza delle reali con­dizioni del teatro in fiera da parte dei poteri pubblici per non dire della sostanziale chiamata di correo nei confronti di tutte quelle istituzioni che nei quindici e più anni di chiusura al pub­blico dello stabile mai si sono attivate – se non per la manuten­zione ordinaria e straordinaria – neanche effettuare dei semplici accertamenti sul suo stato.

Ce n’è abbastanza per dire grazie ai ragazzi del Pinelli per quello che hanno fatto e continueranno a fare per Messina. Al­tro che liste di proscrizione.

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