Nasce la Biblioteca Popolare Giambattista Scidà

GAPA/La storia continua

Nino era piccolo di statura, aveva dieci anni e quando mi incontrava al doposcuola mi veniva incontro urlando: “u gicanti, arriva u gicanti!” e incominciava ad arrampicarsi su di me fin sopra alla testa, poi, una volta sceso, mi diceva:”ni facemu i compiti?”.

Questo la prima immagine che mi ricordo di quel 1988, quando quei quattro ragazzi decisero di avvicinarsi a San Cristoforo per promuovere il protagonismo e i diritti dei ragazzine e ragazzine del quartiere.

Erano passati quattro anni dall’uccisione di Giuseppe Fava, il movimento antimafia catanese incominciava a disperdersi ma alcuni pezzi di questo movimento volevano agire in quei quartieri dove la mafia “presidiava” il territorio.

Nacque il GAPA, con l’intenzione di relazionarsi con i bambini e bambine, con gli uomini e le donne del quartiere per un percorso comune verso la democrazia e il rispetto della costituzione.

Nei primi anni si andava per pochi giorni nel quartiere per il doposcuola, poi arrivarono le stragi del 92 e la nostra indignazione si trasformò in azione politica per un inizio che ci avrebbe portato a praticare una antimafia sociale.

Sono passati 27 anni, Nino è cresciuto e come lui tanti altri che sono diventati padri e madri, e i loro figli vengono al GAPA a continuare quel percorso comune.

Oggi siamo ancora qui, nel nostro “Gapannone Rosso”, con il doposcuola, le attività ludiche, la palestra popolare e il nostro giornale di quartiere.

Siamo qui con nuovi progetti che ci consentano di contaminarci con la diffidente “altra città”, per denunciare le ingiustizie che provocano tanta infelicità sociale. Lo facciamo con la leggerezza e l’allegria che ci trasmettono i nostri bambini, con la cultura attraverso la nostra “biblioteca popolare”, il teatro, e il tutto senza chiedere nulla, attraverso l’autofinanziamento.

Insomma, adesso e da qui, noi ci siamo.

Giovanni Caruso, foto Archivio GAPA e Mara Trovato

 

La biblioteca che viene dal basso

Una serata, il 22 novembre, che ha racchiuso anni di speranze, lotte e lavoro. Un altro gradino in più scalato con la stessa gioia di chi, scalando una montagna, sa di non essere ancora in cima ma sa anche che sta provando ad avvicinarsi.

L’inaugurazione della Biblioteca Popolare “Giambattista Scidà” è stato un momento di aggregazione importante, a tratti persino toccante, perché simbolicamente pregnante di mille significati.

La disoccupazione, l’abbandono scolastico, lo spaccio, i mille volti della criminalità, le miserie che costellano le viuzze del San Cristoforo hanno un solo nome: INGIUSTIZIA SOCIALE. E si scrive così ma si legge “ASSENZA DELLO STATO”.

La risonanza che assume in un posto del genere una biblioteca popolare è tagliente ma non farà male a nessuno perché i libri sono conoscenza, sono altri mondi possibili cui si può accedere, rappresentano uno strumento fondamentale per poter cambiare ma anche per potersi difendere da uno Stato che si ostina a fare il forte con i più deboli. Uno Stato che sotto la bonaria veste democratica continua ad esercitare trucemente una tirannia crudele verso i sudditi.

Ed è proprio qui il punto: dedicare uno strumento così potente a un magistrato come Scidà, simbolo dell’antimafia catanese, è come gridare all’unisono che siamo, vogliamo essere, è nostro diritto costituzionale essere cittadini e non sudditi!

Fu proprio Scidà a donare i primi soldi per questa biblioteca. Ci sono voluti ben tredici anni per racimolare il resto, e chissà quanti altri ce ne vorranno per curare ogni dettaglio. Ma questo conta poco: l’esperienza insegna che la volontà è la forma più pulita di potere per costruire qualcosa di buono.

Al San Cristoforo a volte ci si sente dei Don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento ma poi segue sempre un momento in cui ci si accorge che se nessuno lottasse tutto rimarrebbe ben peggiore di quanto già non sia.

E in serate come quella del 22 novembre dove ci si ritrova a inaugurare una biblioteca popolare nel quartiere e a condividere la cena e le emozioni, dove ci ritrova a giocare e a ridere con i giocolieri e i personaggi fiabeschi di Gammazita, in una serata come questa dove qualcuno prima di andar via dice “Ha vistu chi bella sirata ha statu!”, in momenti così ci si accorge che un mondo possibile, come quello contenuto nei libri, è sempre a disposizione: volendolo…

Ivana Sciacca, foto Collettivo Scatto Sociale e Mara Trovato

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